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Kim Jong-un minaccia la guerra nucleare e, anche se in pochi ci credono davvero, l’Unione Europea blocca le spedizioni di alcolici, compresi vino e birra, verso la Corea del Nord. Dove l’unico wine lover è proprio il giovane dittatore ...

La gente sembra non farci neanche più caso, ma il mondo, ogni due-tre settimane, da qualche anno a questa parte, deve fare i conti con la minaccia di una guerra nucleare che, ci vogliamo augurare, non si concretizzerà mai. Scheggia impazzita in un pianeta mai così “pacifico”, la Corea del Nord di Kim Jong-un, padre padrone d’altri tempi di un Paese fermo, da un punto di vista democratico ed economico, a qualche decennio fa. Anche i consumi, ovviamente, poco hanno a che fare con la contemporaneità: sono scarse le relazioni commerciali intrattenute dal regime, perlopiù con Cina e Russia, da cui Pyongyang importa materie prime, come petrolio grano e carbone, ed esporta pesce surgelato e prodotti finiti.
Tra ciò che di sicuro non arriverà più in Corea del Nord, il vino europeo, nonostante la mai celata passione dello stesso Kim Jong-un, che ha imparato ad apprezzare il buon vino (specie di Bordeaux) sin da quando era ragazzo, grazie ai consigli dello chef personale del padre, Kim Jong-il, il giapponese Kenji Fujimoto. È di pochi giorni fa, infatti, la decisione dell’Unione Europea di inasprire le sanzioni commerciali contro la Corea del Nord, dove non verranno più spediti né vino né birra. Poco male, per un mercato che, giunto all’apice dei valori di alcolici importati nel 2016, non è riuscito a superare i 20 milioni di euro ...

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