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L’ecommerce di prodotti agroalimentari è una nicchia in espansione, con di 3,1 milioni di consumatori under 40 e aperti alla comunicazione dei brand. Con il “click & collect” che potrebbe essere la svolta, secondo lo studio EDB di Contactlab

Coerentemente con i dati che descrivono l’Italia come uno tra i Paesi europei meno al passo coi tempi per quanto riguarda sia la penetrazione di Internet tra la popolazione attiva che le infrastrutture digitali - con molte aree rurali ancora inchiodate a cavi di rame stesi nel secolo scorso - anche il mercato di prodotti agroalimentari online rimane una nicchia, in senso assoluto, con gli utenti di questo canale di vendita che sono il 19% degli acquirenti di prodotti online, e solo l’8% della popolazione fra i 16 e i 65 anni di età. Ma questi 3,1 milioni di persone rappresentano l’avanguardia di un mercato che ben presto superare, e di molto, il suo attuale volume di 460 milioni di euro l’anno. A dirlo la più recente edizione dello “European+ Digital Behaviour Study” creato da Contactlab (www.contactlab.com), che analizza a fondo sia lo scenario attuale che le potenziali ramificazioni future di questa forma di commercio.
Dal 2014 ad oggi, innanzitutto, il numero degli acquirenti internazionale è cresciuto del 180%: manca, secondo lo studio, un’offerta che soddisfi una domanda internazionale che presenta problemi specifici, primi tra tutti il vaglio doganale delle spedizioni e il mantenimento della freschezza dei prodotti in questione. Un dettaglio non secondario, ma che può essere risolto, e che però in Italia si accompagna a un’indubbia serie di punti di forza, primi tra tutti l’alta qualità (effettiva quanto percepita) dei prodotti agroalimentari tricolori e il fascino del “made in Italy”. Passando al mercato domestico, ad oggi il 19% di tutti gli italiani che comprano online (a propria volta il 10% della popolazione totale) acquistano prodotti food & beverage, per un totale di 3,1 milioni di persone - un numero triplicato dal 2014 ad oggi - e una spesa media pro capite di 150 euro l’anno. Poco, rispetto a una media europea di 279 euro, ma uno su cinque di loro va molto vicino, con 250 euro l’anno in acquisti agroalimentari. Il giro d’affari attuale è di 460 milioni di euro, e per espanderlo, prosegue lo studio Contactlab, una delle soluzione più promettenti è quella del “click & connect”, ovvero l’acquisto online con ritiro in un punto fisico prefissato, sulla scia degli “armadietti” di Amazon, dato che questa formula potrebbe incontrare il favore di un utente Internet nostrano su quattro (24%), per una platea potenziale totale di 9,8 milioni di clienti. Per non parlare di mercati come quello britannico, dove, nonostante una penetrazione già alta dei prodotti agroalimentari nell’e-commerce, le soluzioni c&c potrebbero coinvolgere il 56% degli utenti Internet totali, o quello francese, dove già oggi il 7% di tutti gli utenti della Rete le utilizza, e il 31% le accoglierebbe con piacere.
Tornando all’interno dei confini nazionali, infine, lo studio Contactlab sottolinea che i 3,1 milioni di acquirenti italiani di prodotti agroalimentari sono in massima parte maschi (64%, tre punti in più degli utenti e-commerce) e con un’età media di 38 anni. Sono soggetti fortemente “digitalizzati” e iperconnessi, per così dire, nella misura in cui il 98% è iscritto ad almeno un social network e il 91% ad almeno una newsletter; inoltre il 69% usa il proprio smartphone, oltre che per connettersi quotidianamente, per comparare prezzi e caratteristiche di un dato prodotto mentre si trovano fisicamente all’interno di un punto vendita tradizionale. Il 35% di loro segue l’attività social di marchi e brand, e il 31%, piuttosto sorprendentemente, accoglie di buon conto contenuti sponsorizzati da questi ultimi all’interno del loro flusso informativo social, posto che vengano giudicati interessanti.

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