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L'INTERVENTO - GIUSEPPE MARTELLI, DIRETTORE GENERALE ENOLOGI ITALIANI: SU 330 DOC 90 RIVENDICANO MENO DEL 50%. 42 SONO SOTTO IL 20% E 7 SONO UFO

Italia
Giuseppe Martelli

Il Parlamento, dopo la pausa estiva, dovrebbe iniziare a discutere la riforma della Legge 164/92. Una riforma su cui gli enologi sono intervenuti in più occasioni mettendo a nudo diversi problemi e proponendo le relative soluzioni, finalizzate ad ottenere una legge più chiara, trasparente, facilmente comprensibile ed interpretabile, sia dagli imprenditori che dai consumatori, che diluisca l’attuale gravosa, quanto inutile burocrazia, che non ingessi i produttori, ma li lasci liberi di esprimersi nel foggiare il proprio vino.
Del resto, negli ultimi 20 anni, il settore si è profondamente trasformato. Il vino da alimento è diventato genere voluttuario e, con la qualità, è anche cresciuta la nostra presenza sui mercati. E’ vero, nel 2003, le nostre esportazioni, dopo 10 anni di crescita, hanno segnato il passo, ma per situazioni contingenti, tanto che i dati del primo quadrimestre 2004 in alcuni Paesi ricalcano quelli del 2003, ma in altri mettono in evidenza una ripresa di vivo interesse. Ad esempio, il nostro primo cliente, gli Stati Uniti, mantiene, anzi aumenta le sue richieste. E se è vero che la scarsa disponibilità di spesa dirige gli acquisti verso prodotti meno costosi e, quindi, di fascia media è altrettanto vero che i vini doc e docg che, nel 1980, rappresentavano poco più del 10% della nostre produzioni ed oggi superano il 25%, sono diventati per alcuni mercati la “locomotiva” della nostra enologia.
Dopo mesi di confronto, a questo proposito, la proposta di modifica della legge 164/92 ora è sul tavolo del Ministro delle Politiche Agricole, in attesa di essere sottoposta al vaglio delle aule parlamentari. Le variazioni sulle precedenti stesure, molte delle quali richieste da Assoenologi, possono essere così sintetizzate:
- rafforzamento del ruolo dei viticoltori;
- obbligo dell’annata di produzione in etichetta per tutti i vqprd;
- semplificazione delle procedure amministrative;
- revisione del sanzionatorio;
- ridefinizione dei compiti dei consorzi di tutela;
- passaggio per gradi da igt a doc e docg.
E, proprio su quest’ultimo aspetto, su proposta di Assoenologi, si sta aprendo un ampio confronto. Sono, infatti, sempre di più coloro che ritengono che, se la proposta di modifica della Legge 164/92 prevede che un vino non possa essere riconosciuto doc, se prima non ha avuto una militanza di almeno 5 anni come igt, è altrettanto giusto che se una doc non viene rivendicata, ovvero utilizzata, essa venga declassata ad igt. Una impostazione che, secondo noi, eliminerebbe le cosiddette “doc di carta”, creerebbe meno confusione, limiterebbe le “doc fotocopia”, stimolerebbe ad una più convinta gestione del patrimonio vitivinicolo nazionale.
Parole? Non direi, visto che, dalla elaborazione fatta da Associazione Italiana Enologi degli ultimi datidisponibili,  emerge chiaramente che le 330 denominazioni di origine italiane attualmente in vigore hanno una potenzialità produttiva di 290.000 ettari di vigneto, di questi però solo il 65%, pari a 190.000 ettari, viene utilizzato: ben 90 doc sfruttano meno del 50% delle loro potenzialità, di cui 28 non arrivano al 20%, 14 sono sotto il 5% e 7, sembra, non abbiano mai fatto uscire una bottiglia. Più “ufo” di così! L’Associazione Italiana Enologi è convinta che l’inserimento di una norma che dia più potere “all’istituto della revoca” sia importante. Discutiamone.

Giuseppe Martelli
Direttore generale Associazione Enologi Italiani

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