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La cooperazione del vino, che in Italia vale il 40% del fatturato ed un terzo dell’export, si racconta come non mai: ecco Vi.Vite - Vino di Vite Cooperative, edizione n. 1, di scena il 25-26 novembre a Milano, firmato da Alleanza delle Cooperative

Italia
La coordinatrice del settore vitivinicolo dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari, Ruenza Santandrea

498 cantine, 148.000 soci, 9.000 occupati, il 58% dell’intera produzione vinicola nazionale, un giro d’affari di 4,3 miliardi di euro, pari al 40% del totale del fatturato vino nazionale, ed un export di 1,8 miliardi, un terzo di quello nazionale: sono i numeri della cooperazione vinicola del Belpaese, che ha deciso di raccontarsi con un evento ad hoc. Si chiama Vi.Vite - Vino di Vite Cooperative, è firmato ad Alleanza delle Cooperative e Lievita di Federico Gordini, e sarà di scena il 25 e 26 al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano, che punta a “raccontare il vino attraverso le storie di quanti del vino hanno fatto, oltre che la propria attività, una ragione di vita”.
“In Italia un racconto della vigna cooperativa non è mai stato fatto - ha dichiarato la coordinatrice del settore vitivinicolo dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari, Ruenza Santandrea - nessuno ha mai raccontato come sia stato possibile che aziende agricole che posseggono in media due ettari abbiano potuto, associandosi, arrivare sui mercati di tutto il mondo. E sono queste piccole aziende che col loro lavoro punteggiano di vigneti tutto il territorio italiano”.
E uno degli obiettivi di Vi.Vite è proprio quello della condivisione, il “far incontrare le persone tramite il vino, offrendo loro un’esperienza a tutto campo che non si limiti ad una degustazione ma conduca tutti, esperti di vino e neofiti, curiosi e appassionati, alla scoperta del mondo delle cantine cooperative, non solo per mezzo dei loro eccellenti prodotti che coniugano qualità e fruibilità, ma anche attraverso la conoscenza diretta di chi il vino lo fa, con passione e dedizione, conseguendo importanti risultati”.
Un successo, quello della cooperazione vitivinicola italiana, raggiunto perchè “nel tempo, ciò che sembrava un limite è diventato una grande forza, essere piccoli nella gestione accurata della vigna e grandi nel dotarsi di professionalità quali agronomi, enologi, commerciali, per riuscire a produrre ottimi vini che conquistano ogni anno un numero crescente di riconoscimenti e premi nei più prestigiosi concorsi nazionali e internazionali”.
“Vi.vite - ha proseguito Ruenza Santandrea - si propone proprio di far conoscere l’incredibile varietà dei vitigni autoctoni che con grande cura la cooperazione del vino ha tutelato e cercato di far conoscere, anche quando era più facile piantare vitigni internazionali, nella convinzione che alla fine questa biodiversità sarebbe stata la forza del vino italiano”.
 Tanti i nomi importanti che prenderanno parte a Vi.Vite: da Cavit a Mezzacorona, da Produttori di Valdobbiadene a Cantina Valpolicella Negrar, da Vitevis a Collis Veneto Wine Group, da La Marca a Cantina di Soave, da Bolla (Gruppo Italiano Vini) a Cormons, da Rauscedo a La Delizia, da Terra d’Oltrepo a Clavesana, da Terra da Vino alla Cantina di Carpi e Sorbara, da Cantine Riunite & Civ a Caviro, da Gruppo Cevico ai Vignaioli del Morellino di Scansano, da Le Chiantigiane a Moncaro, da Tollo a Citra, da Due Palme a Cva Canicatti, per citarne alcune.
“Essere stato scelto, con il mio team di Lievita, da Alleanza delle Cooperative per pensare, realizzare e curare il primo evento focalizzato sul racconto della vigna e del vino cooperativo mi riempie di orgoglio: dal primo momento in cui abbiamo iniziato a parlare di questo evento abbiamo compreso - afferma Federico Gordini, ideatore e curatore di Vi.Vite - Vino di Vite Cooperative (e già regista di eventi di successo come Bottiglie Aperte e della Milano Food Week, ndr) - la portata davvero storica dell’operazione; da un lato, per l’obiettivo di raccontare, a partire dalle storie della vita degli oltre 100.000 soci delle cooperative, un sistema che produce oltre la metà dei vini Doc italiani, e dall’altro per il punto di vista economico e sociale sotto il profilo della tutela del paesaggio e della difesa del patrimonio viticolo autoctono”.

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