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VINO E TERRITORI

La nuova Gran Selezione del Chianti divide: contrario il Chianti Classico, e non piace alla Rufina

La nuova tipologia proposta dal Consorzio del Chianti ha trovato l’opposizione del Gallo Nero, che l’ha già lanciata da anni
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La Gran Selezione del Chianti divide: contro il Chianti Classico, e non piace alla Rufina

Il Consorzio del Chianti l’ha proposta e ha iniziato l’iter per portarla in disciplinare, quello del Chianti Classico, che l’ha realizzata per primo, da anni, si è subito fermamente opposto, quello del Chianti Rufina ha detto che buona parte dei produttori rinuncerà alla nuova tipologia, che non piace, e porterà avanti il suo progetto della “Selezione di Vigna”: è il quadro aggiornato della situazione, dopo l’annuncio, un paio di settimane fa, da parte del Consorzio del Chianti, guidato da Giovanni Busi, di voler lanciare una sua Gran Selezione (con una gradazione alcolica minima più elevata - 13 gradi - ed un invecchiamento di almeno 30 mesi, tra le caratteristiche), che ha fatto subito levare gli scudi a quello del Chianti Classico, guidato da Giovanni Manetti, che l’ha lanciata già nel 2013 facendone il traino di immagine e qualità della denominazione, e che ha annunciato di opporsi in tutte le sedi possibili, ritenendo il fatto un “attacco frontale, che rischia di mettere a repentaglio il percorso di collaborazione da tempo avviato dal comparto viticolo toscano, fortemente sostenuto ed incentivato anche dalla Regione, che ci ha visti fino ad oggi protagonisti partecipi e attivi”, ha dichiarato Manetti.

“La proposta di Gran Selezione del Chianti è passata con il 96,5% dei voti. È stato un plebiscito. Quindi vuol dire che è stata votata anche da tante aziende del Chianti Classico che aderiscono anche al Consorzio del Chianti. In assemblea erano presenti il 70% degli aventi diritto al voto. Il Chianti conta oltre 2.500 aziende, il che vuol dire che c’era una rappresentanza più che qualificata. È uno strumento che servira per aumentare la qualità, sia reale che percepita, del Chianti, portabandiera del vino italiano”, spiega Busi, dal canto suo.

Un percorso lungo, in ogni caso, quello avviato (l’iter di approvazione da parte di Regione Toscana, Ministero dell’Agricoltura e Commissione Europea dovrebbe richiedere almeno due anni), che ha già fatto e farà discutere ancora. E nel variegato “Mondo Chianti”, c’è anche chi sceglie un’altra strada, come il Consorzio del Chianti Rufina, che tutela una denominazione piccola ma storica, “750 ettari iscritti all’Albo destinati a diventare 1.000, con una produzione di 3,5 milioni di bottiglie ogni anno”, si legge sul sito del Consorzio, che già dal 2015 aveva proposto al Consorzio del Chianti un progetto allora denominato “Cru di Vigna” che, spiega il presidente Cesare Coda Nunziante, rispetto alla menzione vigna, già prevista dal disciplinare “conteneva ulteriori elementi restrittivi mirati verso la ricerca di un innalzamento della piramide di qualità del vino Chianti Rufina Docg e di una maggiore identificazione territoriale”.
In sintesi, il progetto di Gran Selezione del Chianti, non piace neanche al Chianti Rufina. “Manca un preciso riferimento all’obbligatorietà dell’adozione della “menzione vigna”, che sarebbe eventualmente lasciata all’iniziativa dei singoli; manca un vincolo sull’uvaggio, che nel progetto Rufina è rappresentato da Sangiovese al 100%, e manca una regolamentazione dell’affinamento nel legno. Uno degli obiettivi importanti di questo nuovo progetto - prosegue Coda Nunziante - era differenziare il nuovo vino dalla tipologia Riserva, usualmente percepita dai consumatori come “selezione di cantina”; volevamo invece un vino che affondasse la sua eccellenza e la sua armoniosa diversità nel terreno su cui è stato piantato. Sotto questo profilo, il nostro progetto si differenzia anche dalla Gran Selezione del Consorzio Chianti Classico”. E così, la maggioranza dei produttori aderenti al Consorzio Chianti Rufina si è dichiarata pronta a rinunciare alla tipologia Gran Selezione, ma altresì intenzionata a proseguire il suo progetto originale, “volto anche ad una maggior distinzione, presso il consumatore, delle varie tipologie di vini all’interno della piramide della Docg: Chianti Rufina - Riserva - Selezione di Vigna”. Ennesimo tassello di una vicenda che parte già intricata, e tutta ancora da scrivere.

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