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CASE HISTORY

La rinuncia di Col Vetoraz, che, dal 2017, ha messo da parte il Prosecco in etichetta

La griffe del Conegliano Valdobbiadene in rotta con la svolta del 2009, che ha banalizzato la storia ed il territorio del Prosecco
COL VETORAZ, CONEGLIANO VALDOBBIADENE, PROSECCO, PROSECCO SUPERIORE, RINUNCIA, Italia
I filari di Col Vetoraz, a Conegliano

Rinunciare definitivamente al termine “Prosecco”, prediligendo invece “Valdobbiadene Docg”, per applicarlo a tutti gli strumenti commerciali - come packaging o etichette - ed a tutte le azioni di comunicazione, sia tradizionale che digitale. Una scelta (che i media internazionali hanno, di recente, rilanciato, ndr) - che la storica griffe del Conegliano Valdobbiadene Col Vetoraz persegue dalla vendemmia 2017 - coraggiosa e peculiare, quasi un unicum in Italia: uno dei pochi esempi che viene in mente, è l'uscita di Gianfranco Soldera (Case Basse) dal Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, nel 2013, che portò poi a non rivendicare più il proprio Sangiovese come Brunello, etichettandolo semplicemente come Igt Toscana, ma senza per questo svalutare la propria produzione, al contrario.

Scelte forti, arrivate al termine di percorsi tortuosi ed in un certo senso dolorosi, sfociati in rottue fragorose. Per Col Vetoraz (come avevamo raccontano qualche anno fa, nel pieno della querelle tutta interna alla Docg di Conegliano e Valdobbiadene, che si interrogava sulla possibilità si mettere da parte il nome Prosecco https://winenews.it/it/prosecco-o-non-prosecco-nel-futuro-della-docg-di-conegliano-e-valdobbiadene-parlano-i-produttori_398945/), l'obiettivo è chiaro e significativo: rimarcare il valore della propria identità territoriale, e diffondere un messaggio rivolto al pubblico di consumatori italiano ed estero. “Noi produciamo ciò che siamo e in ogni calice di spumante si trovano tutte le nostre radici, di una terra che ci ha visto nascere ed evolvere”, dice Col Vetoraz.

Secondo la griffe di Conegliano Valdobbiadene, la parola “Prosecco” è diventata molto generica, col rischio reale di banalizzare e cancellare la secolare storia e vocazione delle colline di Valdobbiadene e Conegliano. Da ciò nasce la svolta “a difesa di un’identità territoriale unica e non confondibile, costruita in anni di lavoro scrupoloso e appassionato, di ascolto e adattamento ai cicli naturali puntando all’eccellenza che oggi è il fiore all’occhiello di questa realtà di Santo Stefano di Valdobbiadene”, si legge ancora nelle ragioni della scelta di Col Vetoraz.

“Quella delle colline del Conegliano Valdobbiadene - prosegue la nota di Col Vetoraz - è una storia secolare che improvvisamente, nel 2009, ha ricevuto un violento scossone. Per una scelta esclusivamente di natura politico-economica, prosecco da quel momento non è più la vite che ottocento anni fa ha trovato qui dimora ideale, ma è diventata una denominazione estesa su nove province tra Veneto e Friuli. Territori privi di storia, dove la coltivazione della vite non è tramandata di generazione in generazione dalla sapienza dei vecchi, ma ha assunto una visione prettamente industriale. Tutto ciò ha generato una situazione caotica, dove la semplice distinzione tra “Prosecco” (vino prodotto nei territori creati nel recente 2009) e “Prosecco Superiore” (vino prodotto sulle colline storiche di Valdobbiadene e Conegliano) non è sufficiente per trasmettere in modo chiaro una precisa identità”.

“Le colline che si estendono tra Valdobbiadene e Conegliano, da più di ottocento anni ospitano la coltivazione della vite”, ricorda la nota di Col Vetoraz, ripercorrendo le origini storiche del Prosecco. “La storia di un vino, soprattutto se di origine antica, è intimamente legata non solo alla terra che lo produce, ma anche agli uomini e alle donne che con esso sono cresciuti. Terra, clima, vino, costumi, tradizioni: in tutto questo sta il vero significato di “terroir”. Nel corso dei secoli queste colline sono state aggraziate dal lavoro modellante dell'uomo, che ha saputo disegnare la tessitura di un paesaggio incantato. Da questa terra eletta, oggi Patrimonio Unesco, originano vini gentili, veri signori del benvenuto, complici di indimenticabili momenti di condivisione e interpreti perfetti della natura intrinseca del Valdobbiadene Docg. Solo rispettando l’integrità originaria infatti si possono mantenere gli equilibri naturali, l’armonia e l’eleganza che sono la chiave della piacevolezza degli spumanti di Col Vetoraz”.

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