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La riscossa della Barbera d’Asti e dei vini del Monferrato: cresce l’imbottigliato, ma anche la remunerazione di uve e sfusi, e tornano a crescere anche gli ettari vitati. Il 2017 “letto” a WineNews dal presidente Filippo Mobrici

Italia
Il 2017 anno di riscossa per la Barbera d’Asti e Vini del Monferrato

Il 2017 potrebbe essere ricordato come un anno di svolta per il territorio astigiano del vino ed in particolare per il mondo Barbera, che ha visto crescere i volumi imbottigliati del complesso delle denominazioni tutelate dal Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, ma anche quotazioni di uve, vini sfusi e terreni vitati, con gli ettari che, dopo anni di erosione, tornano a crescere, seppur di poco. È la “lettura” del territorio di Filippo Mobrici, presidente del Consorzio, che ha realizzato un report sullo stato dell’arte, nell’incontro sui “Paesaggi della Barbera d’Asti e dei vini del Monferrato: da patrimonio vitivinicolo a brand”. Da cui emerge che, nel 2017, è cresciuto del 6,3% il numero di bottiglie di Barbera d’Asti, superando i 21 milioni di bottiglie. Dato che spicca tanto più in una vendemmia scarsa, come nel resto d’Italia (-17,2%), ma di buona qualità per il territorio, almeno secondo le stime di un consorzio che tutela 12 denominazioni, (10 Doc, 2 Docg oltre alla Docg Nizza, in attesa di riconoscimento definitivo).
Dai dati raccolti emerge che, nel 2017, sono uscite dalle cantine 2.287.193 bottiglie in più delle 12 denominazioni tutelate (+3,6%), a fronte di un calo della produzione complessiva in vendemmia (-17,2%). Le cantine imbottigliatrici sono 530, delle quali ben 360 nell’Astigiano. Le vendite raggiungono l’Italia e l’estero, dirette soprattutto verso Gran Bretagna, Paesi scandinavi e Germania (60%), i principali di riferimento. Il 30% va in America (con prevalenza di Canada e Stati Uniti), 9% in Asia, il 5% in Russia.
Tra le performance migliori registrate nel 2017 delle varie tipologie di Barbera d’Asti, c’è quella della Barbera d’Asti Docg Superiore (+16%), della tipologia Nizza (+17,2%) con una produzione di 369.861 bottiglie (erano 315.472 nel 2016) e del Piemonte Barbera (+5%; 20.259.944 bottiglie prodotte). Un’altra docg che sta andando bene è il Ruchè di Castagnole Monferrato: 834.757 bottiglie (6.260,68 ettolitri), che fanno registrare un +7,6% rispetto al 2016.
Nel 2017, l’imbottigliato complessivo delle denominazione tutelate dal Consorzio è stato di 499.404,30 ettolitri (66.587.240 bottiglie rapportate a 0,75 litri), mentre la produzione dell’ultima vendemmia riferita alle produzioni tutelate si attesta a 492.895 ettolitri (www.viniastimonferrato.it). “Sono numeri che ci dicono che stiamo lavorando nella direzione giusta” commenta Mobrici a WineNews, a suggello di un 2017 in cui il Consorzio, tra fondi Ocm Vino, Psr e Camere di Commercio ha investito oltre 6 milioni di euro tra estero e Italia, in gran parte in promozione.
“Ma oltre ai numeri, quello che ci conforta di più è che tocchiamo con mano una percezione che sta aumentato sul fronte della qualità, soprattutto per il mondo Barbera. Ce lo dice la critica, ma anche i valori. La remunerazione delle uve è stata migliore: per la Barbera d’Asti, che è la base della denominazione - dice Mobrici - si parla di 100-110 euro a quintale, per il vino sfuso si parla di 150-160 euro a quintale, con punte di 200 per le selezioni migliori, e questo anche grazie all’interesse suscitato dal Nizza, che ha aiutato molto a far ricordare che questo territorio è storicamente vocato alla grande qualità, nel suo complesso. Sono Dati incoraggianti, se si considera che mediamente, 4 anni fa, eri fortunato se la Barbera d’Asti si vendeva sui 90 centesimi al litro. E ancora, altro dato interessante, è che il vigneto astigiano, soprattutto a Barbera, non è più in perdita, come è stato fino al 2014, anzi, è tornato a crescere, seppur di poco, ma è un’inversione di tendenza importante, vuol dire che si è tornati ad investire e a credere in questo territorio. Potremmo dire che il 2017 è l’anno che certifica la riscossa dell’Astigiano e del Monferrato, e vuol dire che quello che insieme stanno facendo Consorzio, istituzioni e produttori sta funzionando, e vogliamo andare avanti su questa strada”.

Focus - Barbera d’Asti e i vini del Monferrato in cifre
La Barbera d’Asti docg è coltivabile in 167 Comuni del Piemonte: 116 si trovano in provincia di Asti e 51 in provincia di Alessandria. La superficie vitata del Piemonte Barbera doc, invece, è più estesa e abbraccia 351 Comuni: 116 in provincia di Asti, 141 in provincia di Alessandria e 94 in Provincia di Cuneo.
Le 12 denominazioni piemontesi tutelate e promosse dal Consorzio sono Albugnano, Barbera d’Asti, Cortese dell’Alto Monferrato, Dolcetto d’Asti, Freisa d’Asti, Grignolino d’Asti, Loazzolo, Malvasia di Castelnuovo don Bosco, Monferrato, Piemonte, Ruchè di Castagnole Monferrato e Terre Alfieri. Nizza docg è la tredicesima, in attesa di riconoscimento dal ministero. La maggior parte si trovano nell’Astigiano. Nel 2017 erano 11.006 gli ettari complessivi potenziali idonei all’uso della denominazione, dei quali il 73,4% (8.077 ettari) in provincia di Asti, 2.773 ettari in provincia di Alessandria e 138 in provincia di Cuneo.
“Grazie agli 11mila ettari di vigneti coltivati nelle province di Asti, Alessandria e Cuneo, idonei alle denominazioni che tuteliamo e promuoviamo - ha affermato il presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, Filippo Mobrici - rappresentiamo il più grande Consorzio di riferimento del Piemonte”.

Focus - Confronto superfici vitate tutelate dal Consorzio

Uno sguardo al vigneto astigiano, comparato alla superficie vitata del Piemonte nel 2017 e alle principali tipologie di uve coltivate, restituisce il seguente quadro d’insieme (fonte Regione Piemonte). Il totale della superficie vitata della Regione Piemonte è di 44.511 ettari, dei quali 40.469 idonei a denominazione d’origine. Di questi ultimi, ben 13.648 ettari (33,7%) si trovano in provincia di Asti. Scorporando il dato, 8.077 ettari si riferiscono alle denominazioni tutelate dal Consorzio (4.613 di Barbera d’Asti); 4.299 ettari sono le superfici idonee destinabili alla produzione di Asti docg; 468 a Brachetto d’Acqui. La restante parte appartiene alle altre denominazioni astigiane (804 ettari).
Crescono, nel complesso, gli ettari delle denominazioni tutelate dal Consorzio anche in provincia di Alessandria: + 15,9% (+380 ettari ). Aumentati i filari coltivati a Barbera d’Asti (+52 ettari dal 2011 al 2017).

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