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EDITORIALE

L’Alto Adige tutto da bere

Una bella carrellata di vini, figli di tante varietà e altrettanti territori. Già, perché si fa presto a dire Alto Adige ma per un lavoro d’indagine seria occorre distinguere, puntualizzare, dettagliare. Non esiste una terra omogenea, bensì un caleidoscopio fatto di sottozone, valli, terrazzamenti, fazzoletti di terra che cambiano scenario (a volte radicalmente) e in altrettanti casi presentano attitudini a varietà assai diverse tra loro, dai bianchi eleganti a quelli aromatici, dai rossi corposi ai più leggiadri. Uve dai tanti nomi che spaziano allegramente da varietà della zona a vitigni internazionali, che qui tuttavia vengono considerati (quasi) cosa propria. Certo è che l’Alto Adige è la Regione del vino italiano più a nord, e che spesso si caratterizza per avere i classici tratti settentrionali, di montagna, nei suoi vini, prerogativa quest’ultima che, specie in questo frangente, è un elemento di ulteriore successo. Una terra, tante sfumature ricche di fascino e suggestioni. Ma al di là di tutto, vini che hanno un incredibile successo di mercato. Fatto che non stupisce, visto il livello medio e la precisione stilistica con cui vengono realizzati. A volte è proprio questo il limite, almeno per i più smaliziati che vedono in questi vini una grande capacità esecutiva ma anche un po’ di freddezza. Vini “tecnici”, si dice da più parti, ma non tecnicistici. È così? A volte può anche darsi, ma è altrettanto innegabile che ci sia un nutrito gruppo di produttori capaci di unire alla tecnica un quid di personalità, posizionando questi vini tra i più buoni e originali della penisola.

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