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LA GRIFFE

Masseto, Toscana Igt Rosso Masseto 2016

Vendemmia: 2016
Uvaggio: Merlot
Bottiglie prodotte: 30.000
Azienda: Tenuta Masseto
Proprietà: Tenute di Toscana, Gruppo Frescobaldi
Enologo: Axel Heinz, Eleonora Marconi
Territorio: Bolgheri

In principio fu la Tenuta dell’Ornellaia a produrre, peraltro da subito (prima annata 1986, poco più di un esperimento da 800 bottiglie di produzione complessiva), il Masseto. E sappiamo cosa è successo. Oggi, dall’aprile scorso, Masseto - che un posto di eccellenza nello scacchiere del vino italiano e non solo già lo deteneva saldamente - è diventato anche una tenuta a sé stante e un progetto autonomo. Il luogo che lo simboleggia è minimale quanto raffinato, un opificio dove niente è lasciato al caso con l’obbiettivo di lavorare al meglio e dove predomina il cemento e il rovere. La cantina è posto nel bel mezzo dei 13 ettari di vigneto (per 33.000 bottiglie complessive) da cui storicamente nasce questo sontuoso Merlot in purezza. Ma il Masseto non poteva che nascere in un’azienda che ha scritto la storia dell’enologia bolgherese, toscana ed italiana. Basta solo passare in rassegna i nomi che qui sono arrivati: dalla consulenza di André Tchelistcheff (1981), “inventore” della viticoltura californiana, alla “supervisione” enologica (cominciata nel 1991) di Michel Rolland, passando dalla consulenza agronomica (nel 1995) di Danny Schuster e di Andrea Paoletti, per arrivare ai winenmaker che si sono via via avvicendati, Federico Staderini (1985-1988), Tibor Gal (1989-1997), Andrea Giovannini (1998-2000), Thomas Duroux (2001-2004), fino all’attuale direttore della produzione delle due Tenute, Axel Heinz, a Bolgheri dal 2005. I caratteri dei vini della “casa madre” hanno unito potenza mediterranea e finezza, ardore e profondità, con una timbrica che ha fatto scuola. In questo senso, l’Ornellaia 2016 brilla per la capacità di restituire questi elementi a livelli impeccabili. Ma quello che è successo è anche il fatto che tutte quelle varie esperienze sono passate o meglio sono state amplificate nel Masseto. Con accenti lievemente diversi, evidentemente, per esempio, oggi l’uso del legno è quasi prevalentemente nuovo (comunque sempre soltanto piccolo) e la vinificazione viene effettuata in cemento. La versione 2016 ha l’impostazione di sempre e allo stesso tempo un tratto più sfaccettato e bilanciato, con profumi di grande intensità, capaci di muoversi tra frutti molto maturi, cenni di eucalipto e spezie dolci. La bocca è, come suo solito, monumentale, densa, larga e piuttosto carica negli apporti alcolici e tannici. In più c’è la novità: il “second vin” di casa il Massetino, ottenuto non dai vigneti più giovani, come spesso accade in questo tipo di vini, ma dalla uve che al tavolo di cernita non sono state ritenute all’altezza per la produzione del fratello maggiore.

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