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Nei primi 6 mesi 2017, dai primi 10 Paesi produttori, sono partiti 1,64 miliardi di litri di vino sfuso, per un valore di 1,2 miliardi di dollari. Tutt’altro che una nicchia, al centro della World Bulk Wine Exhibition di Amsterdam (20-21 novembre)

Italia
Ad Amsterdam la World Bulk Wine Exhibition n. 9, il 20 e 21 novembre

Se la crescita delle esportazioni enoiche italiane è legata essenzialmente alle performance delle bollicine, con l’imbottigliato a rappresentare la quota largamente preponderante, a livello globale è tutt’altro che da sottovalutare la progressione degli sfusi: nei primi sei mesi del 2017, infatti, dai primi 10 Paesi produttori (Spagna, Italia, Francia, Cile, Australia, Nuova Zelanda, Usa, Sudafrica, Argentina e Portogallo), sono partiti qualcosa come 1,64 miliardi di litri di vino sfuso, per un giro d’affari complessivo di 1,2 miliardi di dollari a metà anno. Prezzi medi bassissimi, evidentemente, per vini non certo di alta qualità, ma che rappresentano comunque una nicchia commerciale importante, capace forse meglio di qualunque altra di raccontare la reale evoluzione dei mercati e delle tendenze di consumo. Nicchia a cui è dedicata la World Bulk Wine Exhibition n. 9, ad Amsterdam il 20 e 21 novembre (www.worldbulkwine.com), che metterà al centro due player fondamentali per il settore, Cina ed Australia.

L’Australia, del resto, ha esportato nel solo 2016 4,15 milioni di ettolitri di vino sfuso, pari al 54,5% del suo totale export, per un controvalore di 281 milioni di euro, per un prezzo medio di 0,68 euro al litro: numeri che hanno attirato inevitabilmente l’interesse dei principali distributori cinesi, da Cofco a Ninecoast, tanto che le spedizioni dall’Australia a Pechino, nel 2016, hanno fatto un balzo complessicvo del 44% in volume, a quota 99,2 milioni di litri, e del 42% in valore, a 346 milioni di euro, con la Cina che ha così scavalcato Usa (320 milioni di euro) e Uk (238,5 milioni di euro). Crescita ancora più impressionante se si restringe il campo alla categoria degli sfusi: +129% in volume, a 26 milioni di litri, e +154% in valore a 27 milioni di euro, per un prezzo medio di 1,04 euro al litro, il più alto tra i principali importatori. Quello dell’Australia, del resto, è stato uno sviluppo impetuoso: basti pensare che nel 2000 il vino sfuso rappresentava appena il 12,5% del vino esportato, quota salita al 54,5% nel 2016. Allo stesso modo, la Cina che nel 2000 rappresentava lo 0,1% di tutto il vino esportato dall’Australia, oggi vale il 13% dei volumi ed il 23% dei valori. Per lo sfuso australiano, però, sono importanti anche i mercati di Nuova Zelanda (15 milioni di litri), Italia e Germania (13 milioni di litri) e Belgio (10,5 milioni di litri), mentre il prezzo medio più alto, dopo la Cina, lo spunta in Thailandia (1,03 euro al litro), Svezia ed Italia (0,91 euro al litro).

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