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EDITORIALE

Nome e cognome

Che ci sia qualcosa che non va a Montepulciano nel nome della sua denominazione è cosa nota. Al centro la “vexata quaestio” tra Toscana e Abruzzo sul termine “Montepulciano”. Il recente progetto del Consorzio del Vino Nobile di aggiungere “Toscana” nel nome della denominazione poliziana, nasce proprio dall’atavica confusione esistente tra la città di Montepulciano (un luogo, peraltro, come lo spirito autentico di tutela delle denominazioni esigerebbe) nel nome della denominazione Nobile e il vitigno Montepulciano da cui si ottiene il vino Montepulciano, nel caso specifico, d’Abruzzo (anch’esso, non si sa perché, denominazione). Un problema antico e caldissimo (almeno per la parte toscana), timidamente in carico all’accordo del 2012 tra le due denominazioni e che troverebbe un minimo stemperamento, proprio con questa novità in etichetta. Ma attenzione. Il percorso burocratico di questa variazione dovrà fare i conti con due Igt, (Toscana e Costa Toscana) e una Doc (Maremma Toscana) che fanno già menzione della Regione. Spostando il luogo di un’altra contesa, esiste anche una proposta di eliminazione della parola “Vino” dal nome della denominazione poliziana. Una cancellazione solo formale (anche se di utile snellimento operativo), visto che la Docg continuerà ad avere il nome di Vino Nobile di Montepulciano, come da Gazzetta Ufficiale. In pratica, stando così le cose, potrebbero esserci entrambe le versioni più lunga e più corta in etichetta e retro-etichetta. Purtroppo, ci vorranno anni se non decenni perché un Nobile, con la specifica Montepulciano e Toscana, abbia una possibilità maggiore di distinguersi.

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