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Non si ferma - ma rallenta il passo - la sete dei britannici per le bollicine: 140 milioni di bottiglie vendute tra settembre 2016 e 2017 (+12%), chiudendo il quinquennio a +89% in quantità e +206% in valore. Ma gli effetti della Brexit incombono ...

Cinque anni decisamente da incorniciare, con una crescita delle vendite dell’89% in volume e del 206% in valore, e con i dodici mesi compresi tra settembre 2016 e 2017 nei quali i consumatori d’oltremanica hanno acquistato l’equivalente di oltre 140 milioni di bottiglie di spumanti (+12% in volume anno su anno e +76,5% nel quinquennio, Champagne escluso), per un controvalore di 1,3 miliardi di Sterline - una cifra che, se si include anche la denominazione francese, sfonda quota 2 miliardi. Ecco, in pochi quanto lusinghieri numeri, lo stato dell’arte per quanto riguarda l’amore dei sudditi della Corona britannica per le bollicine, descritto nella più recente analisi di mercato della Wine & Spirits Trade Association (www.wsta.co.uk), la principale associazione di categoria degli operatori della filiera del vino d’Inghilterra: ma, avvertono gli analisti, il futuro del mercato britannico delle bollicine non è del tutto roseo, e il motivo è presto detto, ovvero il fatto che le conseguenze della Brexit si avvicinano rapidamente, e in un contesto macroeconomico tutt’altro che favorevole al Regno Unito.
“E’ chiaro”, ha premesso il ricercatore Wsta Ciaran Myles, “che non sta scoppiando nessuna bolla, a giudicare dai dati di vendita, ma non sono più così lusinghieri come un tempo. Se si confrontano quelli di quest’anno con quelli dei due precedenti, il tasso di crescita di quest’anno non raggiungerà le due cifre, mentre nel 2015 è stato pari a circa il 15%, e al 10% nel 2016”.
Dopo un successo strabiliante, pare quindi che il mercato stia rallentando la sua corsa - un evento che del resto è fisiologico per ogni bene di consumo, prima o poi - ma la vera fonte di preoccupazione è il contesto economico più ampio, nel quale la Sterlina non avrà certo vita facile sui mercati valutari, rendendo le importazioni più onerose (e quindi i margini di guadagno più magri, in un contesto nel quale la gdo britannica è già ora spesso molto vicina al vendere spumanti a prezzo di costo), e nel contempo la crescita economica nazionale non riesce a tenere il passo dell’inflazione, trainata da una sete di consumi che è spesso finanziata tramite credito al consumo. E se a questa situazione si aggiungono le conseguenze sul piano dell’offerta create da una vendemmia 2017 tutt’altro che abbondante, per usare un eufemismo, ecco che il 2018 potrebbe vedere la crescita in volume delle vendite arrestarsi del tutto, anche se “il mercato britannico degli spumanti è più che sufficientemente saldo da poter sostenere periodi avversi”, ha concluso Myles.

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