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Ok i vini di Long Island (New York) … Messico: prematuro creare le Denominazioni di Origine … Australia: l’export crolla … Argentina: Pernod Ricard vuole essere leader in Uk … Tunisia: bene vendemmia … Bulgaria: export -20%
di Andrea Gabbrielli

- Usa: avanzano i vini di Long Island (New York)
Long Island, il quartiere newyorkese a poca distanza da Brooklyn, è una delle novità del vino americano. Il Long Island Wine Council è stato fondato nel 1989 e attualmente conta una quarantina di membri. Grazie ad un clima oceanico caratterizzato da una contenuta variabilità delle temperature e alle piogge estive, specialmente merlot e chardonnay danno ottimi risultati. Non a caso tutti gli anni per il “New York State Food & Wine Classic”, i vini di Long Island ottengono eccellenti risultati di critica e di pubblico. Per esempio il titolo di “Best Chardonnay” è stato conquistato dal principe Marco Borghese e da sua moglie Ann Marie, con lo Chardonnay 2006 del Castello di Borghese Vineyard, mentre tra i migliori qualificati spicca un curioso Campania Rossa 2005, un blend di merlot (73%), cabernet franc (15%) e cabernet sauvignon (12%), prodotto da Jim & Linda Waters della Waters Crest Winery. “La tradizione vinicola italo-americana è stata la nostra base base di partenza e non lontano da qui ci sono vigne enormi da cui attingere come la Hudson Valley oppure Finger Lakes - racconta dice Allie Sharper, produttore di Greenpoint - I nostri vini stanno conquistando nuovi spazi e New York, d’altra parte, è un mercato molto grande”.

- Messico: prematuro creare le Denominazioni di Origine
L’annuncio del Governatore dello stato messicano della Baja California, Jose Guadalupe Osuna, di voler introdurre le Denominazioni di Origine, ha sollevato molte perplessità tra i produttori della Guadalupe Valley. Quest’area che si sviluppa in un’area larga solo 5 miglia e lunga 14, e che dista appena 70 miglia dalla frontiera con gli Usa, è il centro principale della produzione vinicola messicana.
“Il governo vuole promuovere le Denominazioni di Origine non solo per favorire il marketing dei nostri vini - ha spiegato Alan Bautista, dirigente dell’ufficio del turismo - ma anche per i controlli di qualità”.
Secondo Hugo d’Acosta, leader della Asociación de Vinicultores Valle de Guadalupe e winemaker (ha studiato all’Istituto Enologico di Alba, ndr) di prestigiosi marchi quali Casa de Piedra e Paralelo ha commentato la notizia dicendo che “la nostra industria vinicola è solo agli inizi. Stiamo ancora esplorando il mercato e non è possibile definire a priori quanto vino deve essere prodotto. Se si introducono le regole delle Denominazioni di Origine noi perderemo la nostra libertà in un momento cruciale per lo sviluppo del settore”.
Sempre D’Acosta ha poi ricordato che fino a 5 anni fa la Guadalupe Valley produceva solo cabernet sauvignon, mentre adesso i produttori hanno iniziato ad allevare anche altre uve quali merlot, tempranillo, chenin blanc. Anche Donald Miller, un ex banchiere americano fondatore della Bodega Adope Guadalupe, si dimostra dubbioso: “ci vorranno ancora tra i 5 e i 10 anni, perché stiamo tuttora imparando quali uve danno i migliori risultati nelle nostre terre”.

- Australia: l’export di vino crolla
L’export del vini australiano sta segnando il passo. A fine luglio 2008, il volume delle vendite all’estero è sceso da 8 a 7 milioni di ettolitri (-13%), mentre il fatturato è calato del 12% e scende a 1,6 miliardi di euro. I due mercati principali, Regno Unito e Usa sono in declino, rispettivamente del 25% e del 9%.
Le cause del calo sono dovute all’aumento delle tasse sul mercato britannico e al cambio con il dollaro australiano. Inoltre, i bianchi australiani soffrono per la concorrenza dell’enorme quantità di vino bianco neozelandese immesso sul mercato a prezzi stracciati, dovuta alla straordinaria quantita di uva raccolta durante la vendemmia 2008. Buone notizie, invece, da Danimarca, Paesi Bassi, Cina, HongKong e Singapore, dove le vendite sono in aumento.

- Argentina: Pernod Ricard vuole diventare leader sul mercato Uk
Il marchio Pernod Ricard vuole investire oltre 6,8 milioni di euro nei prossimi 3 anni nella storica cantina Graffigna, con l’obiettivo di diventare il “numero 1” nelle vendite dei vini argentini sul mercato britannico. Nel prossimo anno, la cantina di Sant Juan, fondata dall’italiano Giovanni Graffigna arrivato in Argentina nel 1865, ha in previsione di aumentare la vendita di vino nel Regno Unito da 60.000 a 100.000 casse. Secondo Adrian Atkinson, direttore del settore vino del gruppo, la campagna promozionale mira ad accrescere la visibilità dei vini argentini che sono ancora inglobati tra i vini del Sud America.
“Non esiste nessuna marca di vino argentino che abbia presa sul mercato inglese, vogliamo fare di Graffigna un brand leader”. Pernod Ricard è proprietaria di altre cantine in Argentina, come Bodegas Etchart a Cafayate o Bodegas Balbi a Mondeza, ma ha deciso di puntare su Graffigna.
Lo stabilimento si trova a Sant Juan, 160 km a nord di Mendoza, dove il gruppo ha intenzione di dimostrare che è possibile fare dei buoni vini anche fuori Mendoza.
Pernod Ricard ha già investito 5 milioni di euro nel corso degli ultimi 5 anni nella tecnologia, mentre è stata installata una nuova linea di imbottigliamento che entrerà in funzione nel 2009.

- Tunisia: buone le previsioni vendemmiali 2008
Secondi i primi dati, il raccolto si dovrebbe aggirare su 130.000 tonnellate, con un aumento del 40% sul 2006, un’annata che fu caratterizzato da condizioni meteo-climatiche molto sfavorevoli, con un forte incremento delle crittogame. Nel dettaglio, la vendemmia 2008 sarebbe composta da 80.000 tonnellate di uva da tavola e da 50.000 di uva destinata alla vinificazione.

- Bulgaria: le esportazioni di vino diminuiscono del 20%
Nei primi 3 mesi 2008, l’export vinicolo della Bulgaria segna il passo. Un calo che, secondo gli industriali del settore, sarà difficile da recuperare. Tra gennaio e marzo 2008, infatti, sono stati venduti solo 20 milioni di litri di vino all’estero contro i 25 milioni del 2007. Anche il fatturato è in diminuzione ed è passato dai 32,9 milioni del 2007 a 13 milioni di euro. Nel 2007 la Bulgaria ha esportato 113 milioni di litri di vino, di cui 81 milioni di litri di sfuso destinato al mercato russo. I vini bulgari restano confinati tra quelli a buon prezzo, malgrado gli sforzi dell’industria vinicola bulgara. In Russia i vini bulgari sono venduti tra 0,75 e 0,90 euro, un prezzo che entra in concorrenza con i vini della stessa fascia provenienti da Portogallo, Italia e Spagna. Per la vendemmia 2008, si prevede una buona qualità, ma le rese sono in calo: 5.000/7.000 kg per ettaro contro gli 8.000/9.000 kg delle precedenti vendemmie.

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