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Per le nuove denominazioni che si affacciano sul mercato enoico, affidarsi al “fattore novità” non basta: il nuovo nome non è garanzia di successo, visto che quasi l’80% dei nuovi prodotti non arriva a un anno di età, sostiene “Meininger”

Se è vero che secondo molti il vino non è del tutto assimilabile a qualsiasi altro prodotto di largo consumo, per tutta una serie di specificità, l’affacciarsi di una nuova denominazione su un mercato globale estremamente competitivo e affollato non è uno scherzo, e il solo essere qualcosa di nuovo, nella stragrande maggioranza dei casi, non basterà a garantirne il successo. A sostenerlo, dalle colonne di “Meininger’s Wine Business Journal” (www.meininger.de), è Robert Joseph, che analizza la nascita di nuove denominazioni - come la Doc Delle Venezie, l’Aoc di Vézelay e la cilena Ñuble - alla luce del tasso di mortalità dei prodotti di largo consumo che ogni anno si affacciano sul mercato. Con cifre tutt’altro che confortanti, perché secondo le stime firmate da Linton, Matysiak & Wilkes Inc. - Iri relative al mercato americano, tra il 72 e il 78% delle migliaia di nuovi prodotti lanciati ogni anno non sopravvivono alla prova del fuoco, e questo per quattro motivi principali: mancanza di beneficio percepito dal consumatore, mancanza di innovazione, marketing insufficiente o ricerche di mercato inadeguate. Di conseguenza, si chiede Joseph, quante di queste nuove denominazioni hanno caratteristiche tali da evitare questi quattro difetti? Inoltre, anche se quando le denominazioni non riscontrano un successo di mercato questo non ne decreta automaticamente la scomparsa, a differenza di tanti altri prodotti, rimane il rischio dell’irrilevanza, esemplificato dal caso di Regnié. Nei trent’anni nei quali è stata promossa come candidata a divenire il decimo cru di Beaujolais, sottolinea Joseph, la denominazione non è riuscita a creare alcun tipo di reputazione propria, visto che sia i prezzi dei suoi vini che quelli dei suoi vigneti sono comparabili a quelli degli altri, e anche se i produttori di rango possono permettersi di vendere i propri Regnié a prezzi più alti questo è dovuto al loro brand, non a quello della denominazione, e potrebbero venderli a prezzi simili anche con altre denominazioni. Questo, ovviamente, non vuol dire che le nuove denominazioni che si preparano ad affacciarsi sui mercati siano condannate in partenza, beninteso: ma di sicuro, il punto di vista di Joseph è un ammonimento che prende atto della preponderanza delle leggi del mercato sulle specificità del vino.

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