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Qualita/prezzo, l’Italia del vino è una certezza: “100 Awesome Wines” 2018 dell’associazione di divulgatori enoici Awe l’Italia sbanca sotto le dieci sterline, con 8 etichette su 29 (contro le 6 francesi e le 5 spagnole)

Il rapporto qualità/prezzo è spesso indicato, insieme alla varietà ampelografica e di stili produttivi, come uno dei punti di forza dell’Italia enoica nel mondo, e a ragione, a giudicare dai risultati dell’edizione n.4 della classifica dei migliori cento vini del mondo per rapporto qualità/prezzo stilata dalla Association of Wine Educators (www.wineeducators.com), l’associazione britannica di divulgatori indipendenti che annovera al suo interno solamente titolari del diploma Wset e più di un Master of Wine. Per i curatori della classifica (https://goo.gl/Hf6Nif) - che copre tutto il mondo ed è divisa in nove categorie, ovvero bianchi, rossi e rosé sotto le dieci sterline allo scaffale, bianchi e rossi compresi tra le dieci e le venticinque, spumanti, vini dolci, vini fortificati e saké - l’Italia è infatti degna della palma di regina della fascia di prezzo più quotidiana, con otto delle 29 etichette a fronte delle sei francesi, delle cinque spagnole e delle quattro sudafricane.
Nello specifico, a riscuotere il maggiore successo è l’Italia bianchista, con al primo posto assoluto il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico 2016 di Moncaro, seguito dal Grillo Igt 2016 di Ca’ di Ponti (2) e dal Soave Classico 2016 di Castel Cerino (4), dalla Falanghina 2016 in private label del wine club londinese “The Wine Society” (9) e, a chiudere, il Poggio Verde Frascati Superiore 2016 di Pallavicini (13). Solamente tre, invece, i rossi italiani segnalati in questa fascia di prezzo, ovvero il Montepulciano d’Abruzzo 2016 in private label di Lidl in prima posizione, il Frappato di Sicilia 2016 di Nicosia (8) e il Primitivo 2016 in private label di Waitrose (11). Questa proporzione tra bianchi e rossi si ripete anche nella sezioni dedicate ai vini con un prezzo compreso tra le dieci e le venticinque sterline, dato che l’Italia si è aggiudicata tre bianchi su venti, ovvero il Pinot Grigio 2016 di St. Michel-Eppan (4), il Langhe Arneis 2016 di Ascheri (10) e il Trabocchetto Pecorino Pescarese 2016 di Talamonti (12), mentre l’unico rosso tricolore su 31 etichette da tutto il mondo è l’Aglianico 2015 di Vesevo (17). Parimenti, nel contesto di uno strapotere della Francia nella sezione dedicata agli spumanti (6 etichette su 9), l’Italia merita comunque una menzione, con il Lambrusco Grasparossa Vecchio Moro di Rinaldini in quinta posizione. Complessivamente, quindi, l’Italia esce dalla valutazione dell’Awe con un terzo posto, con 13 etichette, dietro alla Francia con 24 e alla Spagna con 16, anche se il secondo posto iberico è per così dire “falsato” dal suo dominio nella sezione dedicata ai vini fortificati, con sei etichette selezionate su sette; ben distanziato il resto del “vecchio mondo” enoico, con a seguire Germania (5), Portogallo (4) e Austria (2), mentre per quanto riguarda i produttori del “nuovo mondo” il Sud Africa ne esce vincitore, con nove etichette (e l’unico rosé menzionato nella classifica), seguito da Cile (7), Australia e Uruguay (4), Stati Uniti (3) e Argentina (2). A conferma, infine, dello spirito cosmopolita della classifica, la classifica include anche due vini libanesi e uno a testa per Georgia, Bulgaria e Romania, con la categoria dei saké di esclusivo e comprensibile appannaggio del Giappone.

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