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EDITORIALE

Storia di una denominazione fortunata

In tempi in cui molti Consorzi toscani del vino sono alle prese con discussioni, problemi e rilanci, il Consorzio della Doc Bolgheri (pensiamo solo insieme a quello del Brunello, che, mutatis mutandis, gode delle medesime dinamiche fortunate) può dormire sonni tranquilli. Perché? La storia della sua costituzione forse può aiutarci. Mario Incisa della Rocchetta impianta il primo Cabernet a Castiglioncello di Bolgheri nel 1944. La prima bottiglia di Bolgheri Sassicaia esce nel 1968 e l'annata 1972 diventa, secondo la rivista Decanter il miglior Cabernet del mondo. La Doc arriva però molto più tardi, nel 1994, a disciplinare i Bolgheri ed il Bolgheri Sassicaia. A successo già esploso, verrebbe da dire. Vi è dunque la spinta propulsiva degli Incisa alla base del Consorzio di Bolgheri, anche se poi, purtroppo per tutti, di Sassicaia uno solo c'è. Intanto, dalla fine degli anni '80 del secolo scorso, altri produttori, non privi di grandi capacità, si sono affiancati alla Tenuta San Guido, "popolando" un territorio storicamente non destinato alla coltivazione dei vigneti. Dai 250 ettari a Doc della fine degli anni '90 si è passati ai 1.319 attuali, ed il Consorzio, con sede in via San Guido a Bolgheri e nato nel 1995, è arrivato a contare oggi 45 associati tra le 67 aziende vitivinicole della zona. La Doc è chiusa, ma gli arrivi di nuove proprietà non sono finiti. Il valore ad ettaro è aumento notevolmente (siamo tra i 300 e i 400.000 euro) e tutto sembra procedere bene. Il Consorzio, indirizzatosi su una prudente politica di basso profilo, non esce molto allo scoperto. Ma non ne ha bisogno. Avanti così.

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