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Wine Forger’s Handbook, eBook per scoprire vini taroccati ... Australia, svalutare per esportare meglio ... New Zeland: vandali in cantina 1 ... Francia: vandali in cantina 2 ... India: in arrivo Indicazioni Geografiche (Ig)
di Andrea Gabbrielli

- Wine Forger’s Handbook, un eBook per scoprire i vini taroccati
La richiesta di vini pregiati e di annate eccezionali da parte dei collezionisti e degli appassionati, è in aumento e, così, le aste dei vini producono fatturati milionari. Per questo la possibilità di acquistare bottiglie taroccate, non è più un’eventualità remota bensì una realtà come numerosi casi di cronaca hanno dimostrato. Il “Wine Forger’s Handbook” è un manuale - acquistabile su Amazon e altri siti di vendita - per evitare di prendere fregature e scoprire vini ed etichette falsificate.
Il libro è stato scritto da due addetti ai lavori, Stuart George, conoscitore dei grandi vini e l’esperto di arte e di frodi, Noah Charney. E’ una lettura molto interessante ed istruttiva perché informa su come evitare di essere ingannati e salvare i propri investimenti in bottiglie di vino da sogno. Come introduzione l’opera fornisce una breve storia delle falsificazioni e delle principali truffe nel mondo del vino con le storie dei casi più famosi degli ultimi anni, come quelli di Rudy Kurniawan e Hardy Rodenstock.
Il libro elenca pure una serie di consigli pratici e una lista dei controlli da effettuare per evitare degli incauti acquisti. Visto il diffondersi delle frodi da qualche anno esiste pure un sito (www.wineauthentication.com), creato da Russell H. Frye, un appassionato anche lui vittima della falsificazione di grandi bottiglie da collezione.
Nel 2011 Uk’s Wine & Spirit Trade Association ha pubblicato una guida intitolata “Don’t be a victim of wine fraud”. Le notizie più inquietanti, però, vengono dalla Cina, dove periodicamente le autorità scoprono delle vere e proprie gang criminali dedite alla falsificazioni dei più noti nomi bordolesi, con etichette stampate in loco e bottiglie riempite di vino locale ma vendute a prezzi “originali”.

- Australia, svalutare per esportare meglio
John Casella, Ceo della Casella Wines, il più importante esportatore di vino australiano, ha chiesto al governo federale di intervenire per alleviare le difficoltà degli esportatori locali, svalutando il dollaro australiano. Secondo Casella, la moneta locale a US 0,90c porterebbe notevoli benefici all’intera industria vinicola australiana. A gennaio 2013, l’azienda aveva denunciato, per la prima nella sua storia, delle perdite di bilancio imputate proprio al tasso di cambio troppo elevato con il dollaro Usa. La conseguenza è di rendere le importazioni più economiche - non a caso sono aumentate le importazioni di vino dall’Europa e dagli Usa - a tutto svantaggio delle esportazioni dei prodotti Aussie, vino in primis.
Una combinazione letale - scrive l’“Augusta Margaret River Mail” - considerando l’economia export-dipendente delle aree rurali dell’Australia come il New South Wales dove Casella Wines ha la sua base produttiva. “Il governo potrebbe esaminare la riduzione dei tassi di interesse o altre strade per portare giù in fretta il dollaro australiano. Altrimenti, continueremo a perdere industrie manifatturiere e agricole”. A soffrire non è solo il vino ma anche altri settori: i District Citrus Growers, i coltivatori di agrumi, sono ormai allo stremo anche a causa della concorrenza di paesi come il Cile o il Brasile: “un dollaro più basso avrebbe aperto un sacco di mercati e avrebbe fatto aumentare le esportazioni” ha dichiarato John Sergi, presidente del Griffith & District Citrus Growers.
“Il dollaro australiano non è una vacca sacra”, ha rilanciato il senatore Barnaby Joyce che, nel prossimo Governo federale, potrebbe essere ministro delle Finanze. Nel dibattito è intervenuto anche Paul Pierotti, presidente della Griffith Business Chamber: “non possiamo accettare la risposta da parte del governo che non c’è nulla che possiamo fare. Sì, la Reserve Bank è indipendente, ma ci sono tutta una serie di meccanismi alternativi per garantire un dollaro non eccessivamente alto”.

- Nuova Zelanda, vandali in cantina 1
Degli sconosciuti sono penetrati nella cantina Moana Park, un’azienda della Hawke’s Bay in Nuova Zelanda, e hanno aperto una vasca, sversando in terra del Merlot premium dal valore di $ 160.000. Dan Barker, il proprietario, ha dichiarato sconsolato che “è duro vedere tutto il nostro lavoro sprecato a questo modo. Significa buttare 12 mesi di sangue sudore e lacrime negli scarichi. Non sembra premeditato ma semplicemente è vandalismo senza senso”. La vicenda è stata riportata dal giornale neozelandese “The Southland Times”.
Moana Park è l’unica azienda a proporre una linea di vini accreditata dalla Vegetarian Society. La cantina, a Puketapu, vicino a Napier, inizialmente produceva 2.500 casse di vino. Poi, nel 2008, è stata rilevata da Dan Barker, un ristoratore di Auckland con la passione del vino il quale nel 2000, avendo deciso di cambiare mestiere si era iscritto all’ Eastern Institute of Technology della Hawke’s Bay, per seguire un corso di enologia.
Attualmente l’azienda produce 20.000 casse all’anno di vino definito “naturale” o “non allergenico” perché non aggiunge zucchero, non usa chiarificanti di origine animale (chiara d’uovo, latte, gelatina, colla di pesce ...), impiega lieviti indigeni, ecc. e anche l’uso della solforosa è ridotto al minimo.

- Francia, vandali in cantina 2
Katie Jones, suddita inglese che si è trasferita a Tuchan in Languedoc per seguire il suo sogno di diventare una piccola produttrice di vino, ha perso l’intera vendemmia di vino bianco (4.000 bottiglie per un valore di £ 60,000), a causa di un atto vandalico nella sua cantina.
Secondo la vittima sarebbe stato a causa della sua nazionalità britannica evidentemente mal tollerata da qualche concorrente invidioso del suo successo. Di ritorno da un viaggio di lavoro in Germania, Jones ha trovato completamente vuoti i due serbatoi del suo premiato Grenache Gris, per cui si era fatta apprezzare. “E’ stato un vero shock” ha dichiarato al giornalista Hugo Duncan della testata “Mail Online”. “Per un produttore di vino è l’incubo peggiore”. Per la produttrice è una battuta d’arresto devastante proprio perché è appena alla sua quarta vendemmia. Il vino, venduto sotto il marchio Domaine Jones attraverso la Wine Society, valeva 15 sterline a bottiglia. A venire in soccorso di Katie, Rowan Gormley di Naked Wines, un’azienda che opera sulla rete, che fornirà i capitali necessari raccolti tra i clienti del sito, per mandare avanti l’attività in cambio dell’esclusiva di vendita per l’annata 2013. Eamon FitzGerald, Ceo di Naked Wines, ha spiegato così “abbiamo dovuto fare qualcosa. E’ un produttore di vino di prima classe e meritava un po’ di aiuto per tornare in affari”. Jancis Robinson, la nota critica britannica, commentando l’accaduto ha detto che quello di Jones era l’ennesimo caso di un “fenomeno sempre più comune” di “wine vandalism”.

- India, in arrivo le Indicazioni Geografiche (Ig) per il vino
Secondo il “Times of India”, se tutto andrà come previsto, il vino indiano, presto, sarà commercializzato con le indicazioni geografiche. Il piano dell’Indian Grape Processing Board (Igpb) di Pune prevede, infatti, un sistema di identificazione delle zone di produzione per cui ogni vino porterà il nome dell’area o della regione di produzione, ad iniziare dalla Nashik Valley.
“Abbiamo in programma di proporre l’identificazione geografica delle regioni produttrici di vino e la conseguente indicazione geografica (IG), subito dopo aver messo a punto la legislazione” ha dichiarato il presidente Igpb, Jagdish Holkar. “E’ indispensabile sviluppare - ha commentato - un sistema in grado di dare riconoscibilità alle regioni vinicole del Paese, a seconda della loro posizione geografica e del terroir. Nel mondo i vini si vendono per le differenze di terroir, il che significa che i vini delle diverse regioni hanno sapore diverso l’una dall’altra. Alcune persone preferiscono il vino della Nashik Valley mentre altri optano le colline di Sahyadri. Da qui la necessità di identificazione geografica delle regioni produttrici e del conferimento di un marchio distinto per i vini prodotti”. Il sistema di IG, secondo gli esperti locali, aiuterà il vino indiani a sviluppare una propria identità anche sui mercati esteri.

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