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MERCATI

Usa, continua nei primi 3 mesi 2026 il calo dei consumi di vino: -8,3% in volume e -5,3% in valore

I dati analizzati da SipSource per la Wswa. Fuori casa meglio dell’Off-Premise. A pesare è soprattutto l’inflazione. Mentre crescono i ready-to-drink

I consumi di vino in Usa continuano a scendere, e, nella prima parte dell’anno, sono in calo del -8,3% in volume e del -5,3% in valore, così come quelli dei superalcolici, giù del -4,4% in volume e del -5,7% in valore. I dati del primo trimestre 2026, analizzati da SipSource (piattaforma che misura le merci della distribuzione diretta verso i punti vendita americani) per Wine & Spirits Wholesalers of America (Wswa), confermano come il settore delle bevande alcoliche oltreoceano continui a contrarsi nei segmenti principali (superalcolici e vino) anche, e soprattutto, a causa dell’inflazione, che ingloba al suo interno dinamiche come l’aumento del costo del carburante per spostarsi, un’offerta che supera la domanda e la tendenza dei consumatori ad optare per prodotti più economici. Risultato: sebbene marzo 2026 abbia mostrato modesti segnali di miglioramento, in particolare per il vino nel canale On-Premise, il settore sta prestando il fianco a nuove categorie come i ready-to-drink (+30% in valore e +28% in volume, secondo i dati Nielsen Iq).
“L’attuale contesto riflette una gestione più rigorosa del portafoglio, una continua razionalizzazione dei prodotti stoccati e un comportamento dei consumatori più orientato al rapporto qualità-prezzo - spiega Danny Brager, analista SipSource - allo stesso tempo, i cocktail ready-to-drink alcolici rimangono un punto di forza seppur in un segmento particolarmente affollato dove innovazione, posizionamento e metodicità contano oggi più che mai”. E, mentre per il vino in Gdo il calo nei volumi (-9%) continua ad essere più ampio di quello in valore (-6,3%), anche le fasce “premium” registrano performance di poco migliori in valore sui vini di fascia più bassa e comunque non crescono (-1,9% per i vini sopra i 50 dollari, -1,7% per quelli tra 30 e 49 dollari e -2,2% per quelli tra 20 e 29 dollari).
Anzi, secondo gli analisti di SipSource, le frequenti offerte dedicate ai vini di fascia più alta invitano a riflettere anche sulla solidità della premiumisation in Usa in un contesto in cui i consumatori tendono a orientarsi verso prodotti dal prezzo più accessibile, penalizzando soprattutto le fasce alte del mercato (che vede tra le vittime maggiori la categoria della Tequila che, nella fascia 50-59 dollari, perde il -8,9% in volume e il 9,6% in valore). La fascia di prezzo di vino che va peggio nelle vendite in Usa, spiega SipSource, è, comunque, quella sotto i 5 dollari (-17,5%). Tra i segmenti che vanno meglio, invece, spiccano i cocktail a base di vino (+11,8%), il Prosecco (+6,1%), lo Champagne (+2%) ed il Sauvignon Blanc (+1,1%), mentre vanno male i vini aromatizzati (-14,3%), i vini da dessert (-10,8%), i vini da tavola rosè (-8,6%), i vini da tavola rossi (-8%) e i vini da tavola bianchi (-4,3%).
Guardando più in dettaglio ai diversi canali, in Usa le vendite di vino nel fuori casa sono in flessione del -2,3% e pesano i cali dei consumi al ristorante (-3,3%) e anche nei bar e locali notturni (-2,3%). Mentre il consumo domestico segna -6%, e vanno giù anche enoteche (-4,5%) e Gdo (-8,9%), quasi stabili i minimarket (-0,2%). In volume, il consumo Off-Premise complessivo di vino e superalcolici registra il -3%, mentre quello dell’On-Premise registra il -7,4% dimostrando come, secondo gli analisti, nonostante i consumi fuori casa siano soggetti a tassi di inflazione più alti questi vadano meglio dei consumi domestici la cui debolezza è sempre più persistente.
Tendenze da monitorare anche in Italia, che ha negli Stati Uniti il suo mercato di riferimento per l’export di vino, nonostante il -27,48% registrato in valore a febbraio 2026 e il -11,5% in volume, come da dati Istat, analizzati da WineNews, ma con quasi 2 miliardi di euro di vendite pre-dazi. E dove, tuttavia, una rapida risalita sembra difficile se si guarda a questi consumi reali oltreoceano. Secondo l’Osservatorio Unione Italiana Vini - Uiv, che si è basato proprio sui dati SipSource, il saldo nel primo quadrimestre 2026 chiude a -7,2% nei volumi di vino made in Italy con una contestuale crescita dei prezzi al consumo, in rialzo, del 4,3% nonostante gli “sconti” (oltre il 10% nel 2026) effettuati dalle cantine italiane per alleggerire il peso dei dazi al consumo.

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