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La regina d’Inghilterra è simpatica: l’incontro al The Chelsea Flower Show … I veraci sapori del Sud … Il “nucillo” a Napoli il giorno di San Giovanni Battista (il 24 giugno) … La degustazione super cieca in Alto Adige
di Carla Capalbo

- Qualche volta le contraddizioni di una vita come la mia, vissuta in diverse culture e Paesi parallelamente (una sola visibile alla volta) sono troppo estremi anche per me. Gli avvenimenti dei miei ultimi 20 giorni sembrano il plot di un film di Frank Capra degli anni ‘40: scrittrice anglo-americana intraprendente lascia campagne meridionali sperdute, va a Londra, costruisce - insieme ad un architetto del paesaggio inglese, Robert Myers - un giardino voluto dall’assessorato all’agricoltura della Regione Campania (l’unica regione che ha capito l’importanza globale e mediatica di quest’evento) alla mostra più prestigiosa del mondo del settore, the Chelsea Flower Show, viene mandata in onda in prime time dalla Bbc davanti a 15 milioni di telespettatori, vince una medaglia d’oro per il giardino (una cosa quasi impossibile, celebrata in Inghilterra come una corona a Wimbledon), conosce la Regina d’Inghilterra (molto più spiritosa di quello che immaginava), regala 30.000 libricini (scritti da lei) in 5 giorni a quelli che vengono a vedere il giardino, firma autografi, scrive articoli, viene festeggiata da mezza Londra con champagne, cene e telegrammi … poi torna nel sonnacchioso borgo medievale in Irpinia che in questo periodo le serve come base, dove la parola Chelsea ricorda calcio più che fiori o moda … Impossible but true.

- Che piacere, però, essere portata direttamente dall’aeroporto di Capodichino in un nuovo ristorantino vicino a Pozzuoli, e risentire i veraci sapori del sud: montagne di dolci cozze locali, saltate con il giusto di pomodorino al piennolo e peperoncino, ed accompagnate elegantemente dal Müller Thurgau di Elena Walch, una bella spaghettata con i ricci … in questi momenti riconosco che avrei difficoltà a lasciare l’Italia - mi mancano troppo le erbe amare e il profumo del Mediterraneo quando mi allontano. E anche i vini hanno un altro sapore quando sono accoppiati con cibi così solari (La Locanda del Borgo, Licola Borgo, tel. 081/8541859).

- Non sono cresciuta in Italia, perciò non mi ricordo mai né le date delle feste dei santi italiani, né il loro significato, ma so che si raccolgono le noci verdi per fare il nocino - o nucillo come si dice a Napoli - il giorno di San Giovanni Battista, ossia il 24 giugno. Lo so perchè due anni fa ho passato una giornata memorabile sotto l’ombra di un noceto a Sant’Anastasia, nella terra nera e polverosa del Vesuvio, fotografando Vincenzo D’Alessandro e la sua banda di agili aiutanti mentre si arrampicavano sugli alberi per raccogliere questi frutti a mano.
Il Nucillo dei Curti è un liquore tradizionale napoletano fatto con ricetta segreta del 1894 che passa esclusivamente (e ancora) per le donne della famiglia. È ricco di profumi di spezie esotiche che mi fanno sempre pensare a Paesi lontani. Prende il suo nome dal ristorante ‘e Curti, uno dei miei preferiti. Sono affascinata dalle foto dei fratelli ‘curti’, fondatori del ristorante, che purtroppo oramai non ci sono più. Erano corti, nani perfetti, e dopo una vita nel circo hanno aperto questa trattoria dove ancora cucinano la loro anziana sorella, Assunta, e sua nipote, Angelina, madre di Vincenzo. Guarderei per ore le foto dei Curti, elegantissimi nelle loro miniature tuxedos, “sposati” con due gemelle, minuscole anche loro. Sono affascinata anche dalla loro decisione di aprire il ristorante nel 1924. Avrei voluto chiedergli se sognavano da sempre di avere un ristorante. Mi piace immaginare che lì loro erano finalmente padroni; Angelina e Assunta mi hanno spesso raccontato che allora c’erano degli sgabelli in sala, e così i Curti potevano arrivare ai tavoli per mescolare e servire ai loro clienti gli spaghetti alla carbonara con i piatti del territorio. Un atmosfera di altri tempi e fascino idiosincratico rimangono in questo posto, sia nella sala, uguale da sempre, sia nel carattere solare e positivo delle meravigliose cuoche, che hanno passato le loro vite dentro quella storica cucina, tappezzata da pentole di rame. Anche per Vincenzo ogni giornata è luminosa. Ha conquistato l’amicizia di tutti i più importanti distributori di vini, creando una rete di fiducia per questa bevanda fuori dal tempo, resa moderna con il rigore della sua manifattura artigianale, che illustra un futuro per tanti altri prodotti unici che hanno storie da raccontare. Quest’anno, alla fine di giugno, mi troverete di nuovo a fare merenda con gli amici dei Curti, mentre le noci cominciano a tingere di nero le loro damigiane di alcol. Se siete interessati a venire, il numero è 081/5312797. Vincenzo dice che per gli amici c’è sempre posto!

- Mi è dispiaciuto non poter andare alla festa-premiazione nelle Giornate Alto Atesine del Pinot Nero (ero a Chelsea!), visto che ho fatto parte della commissione d’assaggio alla super-cieca a Laimburgh ad aprile. Quella degustazione mi ha fatto rivivere lo stress degli esami dell’università di tanti anni fa, impostata com’è con il massimo di rigore e obiettività - pensate che i degustatori sono all’esame come lo sono i vini: nei 60 vini che abbiamo degustati - uno alla volta - ben 10 erano doppioni, ai quali bisognava dare punteggi uguali o simili. E chi non si concentrava bene quel giorno e falliva a riconoscere i doppioni rischiava la squalifica … abbiamo scoperto solo dopo 15 giorni quali vini avevamo assaggiati, e sono stata contenta di scoprire che avevo premiato i vincitori, Terlan, Gottardi e Stroblhof. Bei vini in un’annata non facile. Complimenti!

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