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La bellezza di quella terra e di quel mare incontaminato e la semplicità della vita: ecco Martha’s Vineyard di Cape Cod in Massachusets … A New York, in estate, mi infilo nelle brillanti cucine etniche …
di Carla Capalbo

- La bellezza di quella terra e di quel mare incontaminato e la semplicità della vita: ecco Martha’s Vineyard di Cape Cod, in Massachusets …
Quando ero bambina, di solito in estate andavo su un’isola chiamata Martha’s Vineyard di Cape Cod, in Massachusets. È lunga 20 miglia e larga 9. A quell’epoca, c’erano ancora gli indiani nativi americani che vivevano lì: uno dei miei primi ricordi è di un capo indiano con il suo copricapo piumato e la sua donna, che stavano sulla strada che conduce alla scogliera di Gay Head a vendere collane di conchiglie.
Martha’s Vineyard allora era un luogo amato da artisti e intellettuali, gente che amava la semplicità di quella natura, l’oceano, le lunghe spiagge di sabbia, le semplici e isolate case di legno posizionate con discrezione per avere la vista sull’acqua. Infatti, una delle case dove sono stata spesso, era in cima ad una piccola scogliera sulla spiaggia di Squibnoket. Ogni anno l’oceano sembrava staccare un po’ di scogliera, finché una volta la casa cadde proprio dentro l’acqua. E quella fu la sua fine.
La bellezza di quella terra e di quel mare incontaminato, e la semplicità della vita, erano la chiave: andavi in spiaggia, come si fa oggi, con un asciugamani e un cappello - niente bagnini, o bar, o gelatai, ristoranti e discoteche -, il mare, la sabbia e il cielo erano sufficienti, e tu ti sdraiavi sul tuo telo sulla spiaggia, nuotavi, passeggiavi e incontravi persone. Facevi un picnic, come si fa oggi, con panini con l’insalata di tonno, o andavi a immergerti per cercare le vongole con i piedi nelle acque basse di Menemsha Pond. Quei molluschi, conosciuti come vongole, sono grandi come la mia mano. Si lessano, si aprono e si tagliano in pezzi più piccoli dentro ad una zuppa di patate, cipolle e latte chiamata zuppa di molluschi e latte del New England. Oppure, come mio zio Steve, un giovane scrittore e attivista dell’ecologia, che le cucinava in larghe pentole interrate nella sabbia circondate con delle alghe.
Non sono tornata là per almeno trent’anni, ma sono stata felicemente sorpresa di come sia cambiato poco. Neanche ora ci sono stabilimenti vicino all’acqua. Soltanto miglia e miglia di spiagge sabbiose, e correnti nelle quali nuotare o sulle quali fare surf. E si possono ancora trovare i fossili del Granchio reale, una creatura preistorica con un carapace duro e grande come un piatto. E dove si può ancora far strisciare le punte dei piedi sotto alla sabbia per scovare i molluschi.
Ho chiesto in giro da dove venisse il nome “Vineyard” dell’isola. Nessuno ne è sicuro, ma sembra che quando, nel 1602, Bartolomeo Gosnold per primo dette all’isola il suo attuale nome, la terra fosse ricoperta dalle viti.
Oggi non si sono tracce di questo, a parte la vite selvatica infestante che si è diffusa selvaggiamente per tutto il Nord america, ma il nome è rimasto. Sembra che anche Verrazzano, l’esploratore italiano (e progenitore della viticoltura toscana), avesse avvistato l’isola nel 1524, e l’avesse chiamata Claudia, in onore della madre del re di Francia.
Qualunque sia la ragione, l’unico vino che i trova sull’isola viene importato: ho trovato il Pinot Grigio di San Michele Appiano, vicino ai Malbec agli Chardonnay della California … questo, e la connessione wi-fi gratuita nella biblioteca pubblica sono le uniche concessioni alla modernità di questa antica isola.

- A New York in estate mi infilo nelle brillanti cucine etniche …
Avevo dimenticato che la cosa più impressionate di New York è quanto sia rumorosa. I motori di milioni di condizionatori d’aria la fanno sembrare come addormentata in un alveare, se ti capita di voler dormire con le finestre aperte, senza l’ a/c (aria condizionata), come la chiamano qui. Diversamente che, in Europa, dove di solito visito i migliori ristoranti di alta cucina, a New York, preferisco infilarmi nelle brillanti cucine etniche che la città offre. Dove altro puoi trovare, nel giro di pochi passi, i sapori esotici del Vietnam - questa volta mi sono innamorata dei gamberi piccanti cucinati con bastoncini di zucchero di canna -, autentiche tapas spagnole, e piatti vegetariani del Sud dell’India. Ho girato spesso così il mondo, a piedi, nelle calde passeggiate nell’estate di città.

Carla Capalbo

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