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Il vino torna a crescere in gdo: +0,4% in volume e + 1,4% in valore nel 2015. A guidare la ripresa, come racconta la ricerca Iri “Il vino italiano sugli scaffali della grande distribuzione italiana ed estera”, presentata oggi a Vinitaly, le bollicine

Le buone notizie, per il vino italiano, non arrivano solo dall’estero: le vendite, infatti, tornano a crescere anche nella grande distribuzione, beneficiando della, seppur lieve, ripresa economica. Come nei mercati stranieri, sono le bollicine a tirare la volata al settore, con un +7,9% in volume e +7,6% in valore, mentre la performance complessiva dei vini confezionati fa segnare un +0,4% nei volumi ed un +1,4% nei valori, a quota 1,54 miliardi di euro. A fotografare lo stato dell’arte tra gli scaffali è la ricerca “Il vino italiano sugli scaffali della grande distribuzione italiana ed estera” firmata dall’Iri, presentata oggi a Vinitaly (a Verona fino al 13 aprile, www.vinitaly.com).

Ad appesantire i risultati, comunque positivi, del 2015, è il segmento dei discount, dove i vini fermi, che rappresentano il 68% dei valori ed il 79% dei volumi venduti, perdono lo 0,3% dei volumi, guadagnando appena lo 0,6% in valore. Il vino, comunque, si conferma categoria importante nella distribuzione moderna: rappresenta il 3,7% degli acquisti allo scaffale, è alla posizione n. 4 per numero medio di referenze ed è alla posizione n. 6 per pressione promozionale (ogni 100 euro, 40 sono venduti in promozione). Dal 2011, però, come racconta la ricerca, c’è stato un vero e proprio crollo delle vendite dei vini fermi, cui ha fatto da contraltare il boom delle bollicine, che in un certo senso ha cannibalizzato il mercato. Sui vini fermi, del resto, ha pesato anche la crescita del prezzo medio, salito del 20% dal 2011, molto più di quello degli spumanti, apprezzatisi appena del 4%, una calma che ha sicuramente aiutato le bollicine a rosicchiare quote di mercato, fino ad arrivare all’attuale 19,7% delle vendite in gdo, spiegato in larga misura dal successo del Prosecco, che rappresenta il 40% dei fatturati ed oltre il 50% dei volumi (prezzo medio a bottiglia 5,01 euro) e dall’altro secco (prezzo medio a bottiglia 3,34 euro). A ben vedere, però, spesso dietro i picchi di vendita c’è un calo del prezzo medio, figlio di promozioni che, a volte, non seguono una logica di marketing, ma solo una strategia commerciale.

Analizzando le vendite per tipologia, in termini di valori sul podio dei più venduti in gdo finiscono il Chianti (con un giro d’affari di 60 milioni di euro), il Lambrusco (44,28 milioni di euro) ed il Vermentino (il bianco più venduto, a 37,25 milioni di euro), seguiti da Chardonnay (34 milioni di euro), Prosecco (32 milioni di euro) e Montepulciano d’Abruzzo (29 milioni di euro). In termini di volumi, sul 2014 la performance migliore è quella di un vitigno marchigiano, la Passerina, le cui vendite sono cresciute del 34,3%, ma bene fanno anche Valpolicella Ripasso (+22,2%), Pecorino (+20,1%) e Nebbiolo (+18%). Tra le tendenze più solide, non poteva mancare quella dei vini bio, che mettono a segno una crescita del 29% in volume e del 40% nei fatturati, a quota 2,5 milioni di bottiglie, una nicchia che vale 10 milioni di euro. E nel resto del mondo? Vincono ancora i vini fermi: in Usa valgono il 94% degli acquisti in gdo, in Uk il 90% ed in Germania il 70%.

“Gli italiani - racconta a WineNews Virgilio Romano, client solution director di Iri - non hanno mai smesso di bere, ma negli ultimi decenni hanno ridotto sensibilmente il consumo pro capite, un declino accelerato dall’andamento economico del Paese, che nel 2015 ha allentato la presa, con gli italiani che hanno così ripreso a comprare un po’ più di vino, tanto che in volume finalmente torna il segno positivo, con un +0,4%, che diventa +1,9% sui vini a denominazione. Lo scenario di fondo, legato a fattori socio demografici, rimane lo stesso, difficilmente assisteremo ad un miracoloso recupero sul fronte dei consumi”. Tra le note dolenti della vendita in gdo, c’è però l’aspetto della promozionalità che, spiega Francesco Scsrcelli, responsabile responsabile vini, birre e bevande alcoliche di Coop, “andrebbe guidata: se è sana guida al consumo consapevole e invita a provare nuovi prodotti, se invece è eccessiva crea fidelizzazione all'evento stesso dell’offerta e non al prodotto. Oggi ci sono troppi vini in generale e le promozioni servono a farli ruotare: con i consumi che calano fare scelte di razionalizzazione porterà a un efficacia migliore delle promozioni per i vini che ci entreranno”.

Ma il vino non si vende solo in gdo, come raccontano, su fronti assai diversi, i successi di Tannico e di Eataly Usa, nel campo dell’e-commerce e del commercio Oltreoceano. “In Usa - spiega a WineNews Dino Borri, direttore acquisti Eataly Usa - il vino italiano ha ormai raggiunto una posizione dominante, grazie soprattutto alla sua biodiversità: nessuno può vantare un’offerta come la nostra a prezzi medi come i nostri. La Francia vive del prestigio di Champagne, Bordeaux e Borgogna, ma la qualità riconosciuta dai consumatori, sempre più attenti, preparati e curiosi, alle etichette del Belpaese, è ormai allo stesso livello”. Dove il vino fa davvero fatica, ma solo in Italia, è nelle vendite online, “che rappresentano ancora lo 0,5% di tutti gli acquisti, mentre in Inghilterra - racconta a WineNews Riccardo Zilli, co-fondatore di Tannico.it - l’e-commerce pesa per il 10% del giro d’affari. Secondo noi sarà il settore del futuro, nonostante il peso della vendita diretta: sono due approcci diversi al consumi, da una parte la rapidità del web, dall’altra la voglia di scoprire i territori e le aziende, ma non sono approcci in competizione tra loro, anzi”.

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