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Tutti uniti: una necessità più che una possibilità, per il vino italiano per crescere nel mondo. Magari, sotto il cappello di Vinitaly. Il messaggio del convegno, a Wine2Wine, con i vertici di Unione Italiana Vini, Federvini, Fivi e Cooperative

Italia
Paolo del Debbio a Wine2Wine, con i presidenti delle principali organizzazioni di filiera: da Sando Boscaini (Federvini) ad Ernesto Abbona (Unione Italiana Vini), da Ruenza Santandrea (Alleanza Cooperative) a Matilde Poggi (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti)

I problemi non mancano, soprattutto nei mercati emergenti, ma il vino italiano non se la passa male. È leader in molti mercati consolidati e, nel complesso, le esportazioni continuano a crescere. Certo è che resta “l’ossessione Francia”, eterno termine di paragone del vino italiano. E per fare ancora meglio, e per fare quel “sistema”, sulla cui necessità tutti concordano, ma che è l’eterno fantasma del settore in Italia, che nella grande frammentazione e diversità ha la sua croce e la sua delizia, la ricetta potrebbe essere proprio alla francese: una società unica, partecipata dai privati, ma anche dal pubblico, per una promozione istituzionale dell’Italia come Paese del vino, sul modello di Sopexa. È una delle ipotesi emerse dal convegno “Vino italiano, nero o bianco”?, condotto dal giornalista Paolo del Debbio a Wine2Wine, con i presidenti delle principali organizzazioni di filiera: da Sando Boscaini (Federvini) ad Ernesto Abbona (Unione Italiana Vini), da Ruenza Santandrea (Alleanza Cooperative) a Matilde Poggi (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti). A tirare le file potrebbe essere proprio la fiera leader di settore Vinitaly, come ha suggerito più volte lo stesso Del Debbio. “O gli stessi produttori e le loro rappresentanze, in partecipazione con il pubblico, perchè una presenza istituzionale forte è necessaria”, ha detto la Poggi, che ha sottolineato come, “nonostante fatichiamo ad andare insieme, con tante associazioni e tutte in ordine sparso, cresciamo. È vero che la Francia, che si muove da sempre compatta, esporta a 5,68 euro al litro e noi a 2,64, ma se guardiamo agli ultimi 3 anni, noi siamo cresciuti del 20%, la Francia “solo” del 9%, la Spagna che è l’altra nostra grande competitor ha perso il -4%, quindi dobbiamo essere positivi”.
“Ci paragoniamo sempre alla Francia, è vero, ma ci scordiamo spesso che lì c’è una storia del vino che parte da più lontano, abbiamo due secoli di ritardo in cui il vino francese si è affermato nelle corti d’Europa e nelle colonie del mondo come vino di lusso, e spiegare che c’è anche l’Italia non è semplice. Ma possiamo farlo, possiamo muoverci più uniti sicuramente - ha detto Ruenza Santandrea - però, concretamente, servono soldi e risorse, servono competenze che spesso mancano, serve una diversa meritocrazia ma anche un apporto migliore della politica anche in ambito internazionale, perchè competere con Paesi che grazie agli accordi bilaterali spesso non pagano dazi, rispetto a noi, è difficilissimo”.
“Una politica con cui noi vorremmo interloquire meglio - ha sottolineato Ernesto Abbona - perchè su certi fronti è lei che deve guidare, ma di fatto in questo momento è assente. Il Ministro delle Politiche Agricole è assente, andiamo in Europa senza il supporto di un Governo forte. Qualcosa è stato fatto il Ministro delle Sviluppo Economi Calenda (con il piano per l’internazionalizzazione del made in Italy, ndr) ha spinto gli enti fieristici a mettersi insieme per essere più forti, è stato aperto il tavolo con l’Ice, ma poi servono le persone, e siccome in politica ci sono continui avvicendamenti le persone cambiano troppo spesso, e progetti anche interessanti non arrivano a compimento. Ed è un peccato, perchè l’Italia nelle sue tante anime e diversità ha anche la sua forza: abbiamo cantine che portano nel mondo il territorio, altre i vitigni, altre i marchi, possiamo colpire più target. Se il vino francese è il vino del lusso, quello italiano può essere quello della grande classe media, che lavora onestamente, che fatica per guadagnare e che quindi è capace di riconoscere il vero valore delle cose”.
“Ma metterci insieme non è solo possibile, è necessario - rilancia il presidente di Federvini Sandro Boscaini - perchè abbiamo preso una sorta di “sbornia”, il successo degli ultimi anni ha convinto chiunque che si potesse andare nel mondo in maniera “naiffe” a raccontare ognuno le sue storie, che per altro sono vere perchè sono le storie dei territori. Ma dobbiamo raccontare le storie grandi, del Paese, non ognuno le sue, per dire che “sono il migliore”, dobbiamo trovare un modo univoco per raccontare il vino. Dal punto di vista dei privati, degli esempi che funzionano ci sono eccome, ci sono, come l’Istituto Grandi Marchi o Italia del Vino Consorzio, aggregazioni di imprese di tutta Italia, diverse tra loro, che però si promuovo insieme e con efficacia. O come fa anche Vinitaly, per esempio. Dal punto di vista delle istituzioni, questo, invece, è di fatto delegato alle Regioni, che spesso si raccontano facendo polemica con le altre, invece oggi c’è bisogno di un messaggio-Paese dove il vino sia perno di messaggio di bellezza e di bontà, insieme al turismo. E sul fronte delle istituzioni servono regole europee più chiare, e una burocrazia italiana che almeno non si metta di traverso”. Il riferimento evidente è al disastro dell’Ocm Vino, con parte dei fondi 2017 persi, e quelli 2018 ancora da sbloccare: “è inaccettabile sprecare risorse, come è difficile usarle se si parte che mesi di ritardo, come sta succedendo quest’anno, rispetto ai competitor”.
Insomma, serve davvero oggi un soggetto unico che porti un messaggio comune. “Potrebbe essere Vinitaly, secondo voi”, chiede Del Debbio ai presidenti. Che, di fatto, rispondo si, in coro, ma con dei distinguo.
La Poggi, come detto, invoca il modello alla francese, “con una sola azienda partecipata da privati e dal pubblico, perchè serve una parte istituzionale che rappresenti il vino itaiano nel mondo”.
“Concordo - dice la Santandrea - ma servono anche altre cose. E anche un diverso atteggiamento sulla promozione. Sul fronte Ocm anche le aziende hanno le loro colpe: c’è stato un decreto pasticciato, ma tante aziende ci hanno marciato un po’, ed è venuto fuori questo grande pasticcio di cui si faceva volentieri a meno”.
“Condivido - aggiunge Abbona - ma dobbiamo anche premiare il merito. Se uno non raggiunge gli obiettivi, basta contributi, basta con questa visione cattolica del “poverino”, si sprecano risorse pubbliche, e le risorse vanno date a chi le sa sfruttare, chi è più bravo va premiato e sostenuto”.
“Tutto giusto - dice Boscaini - ma il “Sistema Paese” è fondamentale, se non portiamo il tema dell’Italia al centro non andiamo da nessuna parte. E dobbiamo partire, per esempio dalle sinergie tra agricoltura e turismo, perchè il dialogo vero non c’è mai stato, ed è impensabile avere due percorsi separati per turismo ed enogastronomia in un Paese come l’Italia che ha, più di ogni altro, la forza di affascinare e offrire tanta diversità”.
Insomma, di ricette “pronte” ce ne sono tante, e hanno un ingrediente comune, che tutti invocano, ma che, di fatto, poi nessuno mette, che è l’unità. Chissà che, davvero, non sia Vinitaly a metterla nel piatto.

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