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POLITICA & ATTUALITÀ

Francia, rimandato l’incontro della filiera del vino con il Ministro Fesneau, ma cresce la speranza

Il fronte più caldo riguarda Bordeaux: dal 2010 il mercato degli sfusi ha lavorato in perdita, e 1 viticoltore su 4 vuole abbandonare il settore
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La vendemmia a Bordeaux

L’atteso incontro tra il Ministro dell’Agricoltura Marc Fesneau e la filiera del vino francese dovrà attendere ancora qualche giorno. Era previsto per oggi, ma ieri sera è arrivato l’annuncio del rinvio, al 6 febbraio, e le motivazioni lasciano qualche spiraglio di ottimismo. C’è bisogno, fanno sapere dal Ministero, di più tempo per una perizia aggiuntiva. La speranza, tra i produttori, è che il Governo riesca ad individuare gli strumenti ed i sostegni giusti, specie in termini economici, per rispondere alle tante richieste del settore vino. In questo senso, gli 11 giorni di attesa possono rivelarsi utili nel calibrare al meglio le misure da adottare, così da dare una risposta solida e definitiva che faccia ripartire il mercato su basi solide. Distillazione di crisi (che nell’Ocm vino per la Francia vale 40 milioni di euro), aiuti allo stoccaggio, scudo tariffario sul costo dell’energia, riduzione delle accise su bottiglie, cartoni e alluminio, ma anche un aiuto concreto all’export e alla crescita sui mercati esteri, oltre ovviamente il sostegno all’espianto a Bordeaux (ma anche in Côtes-du-Rhône e Languedoc), il fronte più caldo, con una crisi diventata ormai di sistema, e la tensione che cresce di giorno in giorno.

Una crisi, come ricorda l’analisi di “Vitisphere” sui dati dell’interprofession e della Chambre d’Agriculture, che viene da lontano, e investe in pieno il comparto del vino sfuso, la base della piramide produttiva del territorio. Considerati da una parte volumi prodotti, rese e superfici vitate, e dall’altra i costi di produzione, salta subito all’occhio come il settore, dal 2011 al 2022, nelle sei Aoc considerate - Bordeaux rosso, Bordeaux bianco, Sainte Croix du Mont, Côtes de Bordeaux, Graves rosso e Médoc/Haut Médoc - non abbia fatto che perdere. In media, un produttore di sfuso di Bordeaux ha perso 1.377 euro ad ettaro l’anno (dai 185 euro nel Médoc ai 3.244 euro nelle Côtes, passando per i 1.193 del Bordeaux rosso). Con 34.000 ettari dedicati alla produzione degli sfusi, la perdita ammonta a 46,8 milioni di euro per ogni vendemmia.

Le difficoltà economiche degli sfusi della Gironda risalgono, come detto, al 2010, per poi peggiorare e allargarsi a macchia d’olio, tra le ostilità del clima che ha spinto in alto i costi di gestione del vigneto, e le tante sfide emerse sui mercati, dal costante calo dei consumi mondiali di vino rosso ai dazi introdotti in Usa dalla presidenza Trump, dal crollo della Cina all’inflazione seguita all’invasione russa dell’Ucraina. È da questi numeri, che raccontano il culmine di una crisi che appare incontrovertibile, che nasce la necessità di espiantare 15.000 ettari vitati nella regione, così da riportare in equilibrio produzione e mercato.

A ribadire la gravità del momento, inoltre, ci sono i risultati di un’indagine condotta a cavallo tra dicembre 2022 e gennaio 2023 dalla Chambre d’Agriculture, nell’ambito dell’unità di crisi del vino istituita dal Prefetto della Gironda, da cui emerge come su 1.500 viticoltori coinvolti ben 1.320 si sia dichiarato in difficoltà. Se più di un quarto di loro vuole interrompere qualsiasi attività vitivinicola e procedere all’estirpazione totale delle proprie viti, la stragrande maggioranza degli operatori desidera, nonostante le difficoltà attuali, continuare a produrre vino, alcuni di loro effettuando un’estirpazione parziale, con il scopo di diversificare la propria produzione. In molti progettano di impegnarsi in altre produzioni, come quelle di olive o nocciole, di gran lunga le più citate. Altri vogliono invece sviluppare aspetti diversi, come l’enoturismo e l’agriturismo.

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