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LA NOVITÀ

Dal lavoro di una cooperativa francese nasce un vino omaggiato da una etichetta in seta

Tra storia e modernità, l’idea della cooperativa Cave Saint André, nella zona del Varo, un prodotto in edizione limitata con una grafica speciale
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Il vino “Soie” (ph: immagine dal sito Cave St.André)

Ovviamente l’aspetto più importante è il contenuto, quello che si versa nel calice: la qualità deve passare, prima di tutto, da lì. Ma anche l’occhio, si sa, vuole la sua parte. E allora se una bottiglia riesce a far parlare di sé pure per l’estetica che si associa a qualcosa di nuovo, ma allo stesso tempo storico, il risultato può dirsi raggiunto. In Francia, la storica Cooperativa vitivinicola Cave Saint André, che fu fondata nel 1909 con l’appellativo di cave Seillons Source d’Argens, nel dipartimento del Varo, nella regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra, ha prodotto un vino speciale per la storia di questa realtà: si tratta di una cuvée ribattezzata “Soie” e con un’etichetta in seta (idea frutto della collaborazione con la società Sericyne) ovvero, spiega la cooperativa, “un materiale prezioso e lussuoso per far risplendere la nostra bottiglia. Le sue caratteristiche si ritrovano nelle qualità di questo vino: morbidezza, eleganza e resistenza. In Francia, Sericyne è stata la prima azienda a reintrodurre la bachicoltura e a rilanciare il settore, diventando il primo produttore di seta e di oggetti in seta naturale e non tessuta”.
Un vino nato per “rompere i codici e legittimare finalmente il posto delle cooperative sulla scena della qualità”, spiegano dalla Cooperativa, frutto del lavoro degli appassionati delle zone di Varo e Cévennes. “Questo millesimato è stato creato con ciò che ci dà la terra, è il frutto di ciò che il nostro territorio sa fare meglio” ha detto il cantiniere di Cave Saint André , Alban Lacroux. Un vino composto per il 70% da Syrah e per il 30% da Grenache, nato da appezzamenti di oltre 30 anni, appositamente selezionati ed “omaggiati” dalla seta in etichetta, la cui coltivazione, in passato, era parte integrante dell’agricoltura del Varo.

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