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ORIENTE ENOICO

La Cina si allontana sempre più dal vino: nel 2025 export a 1,25 miliardi di euro (-14,6%)

I dati Oive: in calo anche i volumi a 207,2 milioni di litri (-26,7% sul 2024). L’Italia non fa eccezione con perdite a doppia cifra
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In Cina cala l’import di vino nel 2025. L’Australia è il partner n. 1

Nemmeno dieci anni fa, era il 2017, la Cina sembrava la terra promessa del vino, attestandosi come il mercato in più rapida crescita del mondo con numeri che parlavano di 751 milioni di litri e 18,85 miliardi di yuan (sui 2,3 miliardi di euro al cambio attuale). Ma quella crescita si è presto interrotta per vari motivi, così come i sogni di tanti produttori che hanno investito, non poco, per promuovere il vino nel più grande (potenzialmente) mercato orientale. Una flessione che non ha fatto retromarcia nemmeno nel 2025, considerando che, secondo i dati doganali cinesi analizzati dall’Organizzazione Interprofessionale del Vino Spagnolo (Oive), le importazioni complessive di vino da parte della Cina, nel 2025, sono diminuite sia in valore (-14,6%) che in volume (-26,7%), raggiungendo 1,25 miliardi di euro e 207,2 milioni di litri. Il prezzo medio è aumentato del 16,5%, attestandosi a 6,07 euro al litro. Rispetto al 2024, le importazioni di vino cinesi sono diminuite di 215,8 milioni di euro e 75,6 milioni di litri.
L’import dei vini imbottigliati, che rappresenta la quasi totalità in valore e 2/3 del volume di vino importato in Cina, è diminuito, sempre nel 2025, sia in valore (-14%) che in volume (-18,8%), raggiungendo 1,2 miliardi di euro e 141,7 milioni di litri. Il prezzo medio del vino in bottiglia è aumentato del +5,9% a 8,49 euro al litro. Mentre le importazioni di vino sfuso sono diminuite del -27,1% in valore e del -39,6% in volume, toccando, rispettivamente, 54,4 milioni di euro e 65,4 milioni di litri, nonostante un prezzo medio in rialzo del +20,6% (0,83 euro al litro).
Una “emorragia” di acquisti di vino che non ha risparmiato (quasi) nessuno dei mercati “top” analizzando i valori. Ad iniziare dall’Australia, che comunque riconquista la posizione n. 1, ma che, nonostante i dazi cinesi siano spariti da tempo, dopo un’iniziale e forte risalita si sta riassestando: 515,6 milioni di euro il valore delle esportazioni in Cina nel 2025 (-5,4%). L’Australia, quindi, ritorna leader dopo la rimozione, a marzo 2024, dei dazi del 200% imposti dalla Cina, che l’avevano quasi eliminata dal mercato. Il vino australiano rappresenta, oggi, il 41% del valore e il 34% del volume totale delle importazioni di vino cinesi. Alla posizione n. 2 c’è la Francia (370,1 milioni di euro, -18,8%) che precede Cile (115,1 milioni di euro, -30,4%) e Italia (82,3 milioni di euro, -15,5%). Sorprende, invece, lo “score” della Nuova Zelanda, a 39,1 milioni di euro (+25%), mentre calano anche Stati Uniti (28,5 milioni di euro, -40,6%) e Germania (24,1 milioni di euro, -1,8%). Bene, rispetto al 2024, la Georgia (8,8 milioni di euro, +3,1%) e la Moldova (8,2 milioni di euro, +100,3%).
In volume guida sempre l’Australia (71,3 milioni di litri, -9,2%) che precede Cile (52,9 milioni di litri, -43,7%), Francia (33,2 milioni di litri, -36,1%), Italia (14,3 milioni di litri, -14,1%), Spagna (9,9 milioni di litri, -28,7%), Nuova Zelanda (5,4 milioni di litri, +58,5%), Germania (5,3 milioni di litri, +11%) e Stati Uniti (4,1 milioni di litri, -17,3%).
Gli spumanti, a livello generale, hanno raggiunto nel 2025 un valore dell’import a 57,36 milioni di euro (-7,6%), aumentando i volumi (+6,1%) a 7 milioni di litri con il prezzo medio sceso, però, a 8 euro al litro (-12,9%).

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