L’acqua è vita, ma non per tutti allo stesso modo: è con questa realtà che arriva la “Giornata Mondiale dell’Acqua” 2026, istituita dalla Fao il 22 marzo, e dedicata al legame cruciale tra acqua e parità di genere, un tema oggi più urgente che mai. In molte regioni del mondo, soprattutto rurali, sono le donne e le ragazze, infatti, a garantire l’accesso all’acqua per le famiglie, ad occuparsi dell’irrigazione, dell’allevamento, delle attività domestiche e della cura dei malati, ma nonostante il loro ruolo centrale restano spesso escluse dal controllo delle risorse idriche e dalle decisioni che le riguardano. La mancanza di proprietà della terra, barriere culturali e sistemi di governance non inclusivi le tengono ai margini, con conseguenze economiche e sociali evidenti: nel 2023, le donne impiegate in agricoltura hanno guadagnato in media il 18,4% in meno degli uomini, un divario aggravato dall’impatto del cambiamento climatico, che rende l’acqua più scarsa, imprevedibile e inquinata. Quando l’acqua manca, aumentano i tempi di raccolta, diminuisce la produttività agricola, calano i redditi, cresce la vulnerabilità.
La Fao, che nel 2026 celebra anche l’“Anno Internazionale della Donna Agricoltrice”, sottolinea che colmare queste disparità non è soltanto una questione di diritti, ma un’opportunità di sviluppo: dove le donne hanno accesso sicuro a acqua e terra e partecipano alla governance idrica, le comunità diventano più resilienti, la produzione aumenta, la gestione delle risorse migliora.
Interventi mirati, come il dialogo globale sulla tenure dell’acqua, l’espansione dell’irrigazione per le donne, l’integrazione della dimensione di genere nelle strategie contro la siccità, l’uso inclusivo dei dati di telerilevamento satellitare con la piattaforma Fao WaPor per monitorare la produttività dell’acqua in agricoltura, il rafforzamento delle soluzioni comunitarie tramite i Dimitra Clubs, i gruppi comunitari creati e sostenuti dalla Fao per aiutare donne, uomini e giovani nelle aree rurali a organizzarsi, discutere problemi locali e trovare insieme soluzioni pratiche e la definizione di politiche idriche basate su indicatori di genere, dimostrano che la parità produce benefici concreti e misurabili.
Ma l’appello della Fao è più ampio: la crisi idrica è anche una crisi femminile, perché sono le donne a subire maggiormente la carenza di acqua potabile e servizi igienici e ad essere escluse dai processi decisionali. Per affrontarla servono politiche basate sui diritti, leadership femminile in ogni livello della gestione idrica, investimenti che considerino le donne non solo beneficiarie, ma protagoniste, e un coinvolgimento attivo di uomini e ragazzi nell’abbattere norme e comportamenti discriminatori. Solo così l’acqua potrà diventare uno strumento di uguaglianza, salute e sviluppo sostenibile per tutti. Il messaggio della “Giornata Mondiale dell’Acqua” è chiaro: dove scorre l’acqua, può finalmente crescere anche l’uguaglianza, dice la Fao.
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