Ci sono sicuramente la concorrenza delle altre bevande e anche la spinta salutistica (come ha detto, a WineNews, Ananda Roy di Circana) come fattori rilevanti per spiegare il rallentamento dei consumi mondiali di vino. Ma c’è anche un altro tema, talvolta sottostimato e certamente acuito anche dalle attuali tensioni internazionali, ovvero: le persone possono permettersi, a livello economico, di comprare il vino? A chiederselo è stata Wine Opinions, agenzia statunitense di ricerche per il settore vitivinicolo, attraverso un sondaggio (a risposte multiple e ripreso anche dal magazine “Wine Business”), condotto su 1.351 consumatori di vino negli Stati Uniti e nel quale il 51% dei rispondenti ha ammesso di aver ridotto la propria spesa per il vino rispetto agli anni scorsi, in quanto non si può più permettere di spendere quanto in passato. Il che fa riflettere considerando che gli Usa, comunque, occupano la posizione n. 12 al mondo nella classifica del Fondo Monetario Internazionale (ultimi dati disponibili: 2024) sui Paesi con il più alto Pil pro capite a parità di potere d’acquisto (l’Italia, per dire, è al n. 38 e il podio è composto da Liechtenstein, Singapore e Lussemburgo). E c’è anche un 36% degli intervistati che dice di aver rallentato con gli acquisti perché le bottiglie che era solito comprare anni fa, oggi costano di più, un 35% che confessa di avere un budget limitato per gli acquisti agroalimentari, vino compreso, e il 47% che spiega che sta spendendo di meno per il vino perché ha trovato delle bottiglie dal costo minore e migliori in rapporto qualità/prezzo.
Ci sono, però, anche notizie positive. Nel sondaggio Wine Opinions ha analizzato anche le ragioni per cui alcune persone stanno aumentando il consumo di vino in Usa: per il 48% è stato l’essere introdotti a nuove etichette che sono state apprezzate, il 42% perché frequenta un ambiente dove amici e familiari consumano regolarmente vino e un altro 42% sostiene di bere vino oggi in circostanze dove un tempo avrebbe preferito una birra o spirits.
“Ma le aziende vinicole devono fare un lavoro migliore per attirare i consumatori - commenta John Gillespie, fondatore Wine Opinions - nuove abitudini, idee, comportamenti, nuovi modi di vendere. Qualsiasi cosa possa servire per riportare il settore sulla giusta rotta”.
Infine l’indagine dell’agenzia di ricerca statunitense - prendendo spunto da un articolo di Eric Asimov su “The New York Times”, “Ai Is Coming for the Sommeliers”, dove il giornalista e wine critic ha chiesto più volte a Chat-Gpt di farsi consigliare il vino al ristorante fotografando la carta del menù - ha indagato con i consumatori anche il tema dell’apporto dell’Intelligenza artificiale nel settore dal punto di vista degli eno-appassionati. Con il 25% che ha affermato di averla utilizzata per farsi consigliare una bottiglia che poi ha effettivamente acquistato e dove il 73% di questi si è dichiarato soddisfatto, il 26% ha riportato “risultati misti” e solo l’1% si è detto non-soddisfatto. I consumatori tra i 21 e i 39 anni rappresentano la maggioranza di coloro che utilizzano l’Ia per chiedere consigli enologici e sono anche la fascia che esprime il più alto livello di soddisfazione per la qualità dei vini acquistati (44%).
“Ecco forse un altro elemento positivo che spinge le persone a provare nuovi vini”, ha chiosato Gillespie.
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