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L’ANALISI

Un 2025 “complesso e selettivo” per il vino quotato in Borsa: e nel 2026 restano le incertezze

Pambianco: quasi tutte in calo “le azioni” dei big mondiali, con i casi opposti di Treasury Wine Estates (valore dimezzato) e Naked Wines (+59%)

Il 2025 è stato un anno complesso e selettivo anche per i gruppi vinicoli quotati in borsa, a livello globale. A dirlo è un’analisi Pambianco che spiega come sia stata “la concomitanza di fattori strutturali e congiunturali” ad incidere in modo significativo sulle performance del settore, “mentre le prospettive per il 2026 restano caratterizzate da elevata incertezza”. Sull’anno in corso pesa “il peggioramento del contesto economico e geopolitico” che “continua ad influenzare le aspettative degli investitori. Più dei risultati economici, è lo scenario complessivo a determinare il sentiment del mercato, mantenendo elevata la cautela nei confronti del comparto vinicolo quotato”.
Tornando al 2025, ad incidere sui bilanci aziendali, riflettendosi sull’andamento dei titoli nei mercati finanziari, sono stati fattori ben noti, e più volte analizzati da WineNews, come la contrazione dei consumi globali di vino, le tensioni geopolitiche culminate con l’introduzione dei dazi statunitensi, la pressione inflazionistica che ha ridotto il potere d’acquisto nei principali mercati. Per Pambianco “il settore ha progressivamente perso attrattività agli occhi degli investitori. Se in passato il numero limitato di player quotati e le aspettative di operazioni di aggregazione avevano sostenuto le valutazioni, il rallentamento delle attività di merger & acquisitions e il deterioramento del contesto macroeconomico hanno raffreddato l’interesse. La Borsa resta uno strumento rilevante per sostenere progetti di crescita di lungo periodo, ma i principali gruppi italiani non quotati non mostrano segnali di apertura a una quotazione nel breve termine”.
Anche i “colossi” sono andati in difficoltà. Pambianco cita il caso di Treasury Wine Estates (player australiano e uno dei più grandi colossi del vino mondiale, con marchi come Penfold’s, Daou, 19 Crimes, Blossom Hill, Beringer, ma anche Castello di Gabbiano nel Chianti Classico, ndr), “il cui titolo ha perso oltre la metà del valore nel 2025, passando da 10,78 a 5,24 dollari australiani, per una capitalizzazione scesa a 3,2 miliardi di dollari australiani (pari a 1,95 miliardi di euro). Il gruppo è stato penalizzato dalla debolezza della domanda premium negli Stati Uniti e in Cina. A partire da ottobre, la nomina del nuovo amministratore delegato Sam Fischer ha segnato un cambio di rotta, con l’avvio di un piano pluriennale di riduzione dei costi, la sospensione del dividendo e la cancellazione del buyback azionario previsto per il 2026. Contestualmente, la società ha registrato una svalutazione degli asset statunitensi pari a 988 milioni di dollari australiani, chiudendo il semestre con una perdita netta di 649 milioni”.
Un “andamento negativo anche per Australian Vintage, che ha registrato una flessione del 20% del valore azionario. Il distributore tedesco Hawesko ha segnato un calo del 23,2%, risentendo della debolezza dei consumi interni e della contrazione dell’e-commerce rispetto ai picchi pandemici”. Pambianco cita, inoltre, le “performance in calo anche per le maison dello Champagne: Laurent-Perrier (-9,8%), Lanson-Bcc (-8,5%) e Maison Pommery Associé (-8,2%), penalizzate dal rallentamento della domanda di bollicine premium dopo anni di forte crescita”.
E l’Italia? “L’unica presenza italiana tra i principali gruppi mondiali”, afferma Pambianco, “è Italian Wine Brands (Iwb) (quotata in borsa nell’indice Euronext Growth Milan, così come Masi Agricola, storica cantina della Valpolicella, non analizzata, però, nel report Pambianco, ndr), che, nel 2025, ha registrato una flessione del -3,9%, passando da 22,27 a 21,40 euro per azione, con una capitalizzazione di 181 milioni di euro a fine anno. I ricavi si sono attestati a 395,9 milioni di euro, sostanzialmente stabili nonostante il contesto sfidante e una crescita dei volumi. La tenuta dei mercati di Regno Unito e Canada ha in parte compensato la flessione negli Stati Uniti, ma il mercato continua a mantenere un atteggiamento prudente”.
In controtendenza “si distingue Naked Wines, che ha registrato un rialzo del 59,9%. La performance è legata al piano di rilancio presentato nella primavera 2025, che ha previsto la liquidazione di 40 milioni di sterline di scorte in eccesso e una revisione al rialzo degli obiettivi di redditività. Risultati positivi anche per il gruppo canadese Andrew Peller, con un incremento del 33,5% e una capitalizzazione di 152 milioni di euro. In territorio positivo si collocano inoltre AdVini (+5,6%), grazie a una gestione prudente in un contesto difficile per i vini d’alta gamma francesi, e il gruppo tedesco Schloss Wachenheim (+2,6%)”.

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