Verona, il “vigneto urbano” più grande d’Italia e “capitale” della Valpolicella, guida ancora il brindisi dell’export enologico italiano. La provincia scaligera si conferma, infatti, anche nel 2025, al primo posto nazionale per quanto riguarda l’export delle bevande - rappresentato per oltre il 90% dal vino - con 1,21 miliardi di euro raggiunti, posizionandosi davanti a Treviso (1,12 miliardi) e Cuneo (1,03 miliardi), secondo le rilevazioni della Camera di Commercio di Verona elaborate su dati Istat in occasione di Vinitaly 2026 (Veronafiere, 12-15 aprile).
Il comparto vitivinicolo veronese continua, così, a rappresentare un asset fondamentale per l’economia locale, incidendo per il 7,9% sul totale delle esportazioni provinciali e per oltre il 10% sull’export nazionale di settore. Questo, nonostante una leggera contrazione (-0,9%) sul valore registrato nel 2024, in particolar modo determinata dal calo delle spedizioni negli Usa, condizionato dai dazi imposti dall’amministrazione Trump. Ma sul lungo periodo, spiega l’Ente camerale, il trend resta, comunque, positivo con un consolidamento strutturale sopra la soglia del miliardo di euro, traguardo raggiunto per la prima volta nel 2018.
“Il vino si conferma un pilastro strategico per l’economia veronese e un elemento distintivo della nostra capacità di competere sui mercati internazionali - commenta il presidente della Camera di Commercio di Verona, Paolo Arena - il risultato dello scorso anno conferma la solidità di una filiera decisiva per l’export provinciale. Allo stesso tempo non possiamo ignorare le criticità che emergono in mercati chiave come gli Stati Uniti, dove i dazi stanno incidendo particolarmente sulle nostre spedizioni. È quindi fondamentale rafforzare la diversificazione, puntando su aree ad alto potenziale di crescita così come lo sviluppo dell’enoturismo. In questa prospettiva, accordi come quello recentemente siglato tra Unione Europea e India, possono rappresentare un’opportunità concreta per ampliare i mercati di destinazione e sostenere la crescita del settore nel medio-lungo periodo”.
Nel frattempo i mercati storici consolidano le loro posizioni: anche nel 2025 la Germania resta la principale destinazione con una quota del 18,4% pari a 222,8 milioni di euro, nonostante una flessione del -2,9% rispetto all’anno precedente. Secondo posto per il Regno Unito che tocca i 167 milioni di euro (+8,9% sul 2024) scalzando, così, gli Stati Uniti che scivolano in terza posizione con 119,6 milioni e un calo del -13,4%. Completano la “top 5”, il Canada (96,5 milioni di euro, +6,8%) e la Svizzera che, però, perde terreno (68,2 milioni di euro, -12,5%). Tra le altre direttrici commerciali, semaforo verde per Russia (+33,1%), Polonia (+8,9%) e Paesi Bassi (+7,2%).
Per quanto riguarda, invece, i numeri dell’export di bevande delle altre province dello Stivale, appena fuori dal podio troviamo Bergamo (833 milioni di euro), poi Torino (550 milioni) e ancora Venezia (529 milioni), Asti (516 milioni), Siena (430 milioni), Firenze (403 milioni) e Trento (367 milioni). Province che, in misura ridotta, confermano il dato più ampio delle maggiori regioni esportatrici di vino in Italia, con appunto il Veneto in testa, seguito da Toscana e Piemonte.
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