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LA NOVITÀ

Cultura del vino e della vite patrimonio Unesco? Un’idea per il futuro che prende forma da Vinitaly

I primi semi di un possibile percorso nella visita, a Veronafiere, del Commissario Ue all’Agricoltura, Christophe Hansen, e del dg Oiv, John Barker

La vite e il vino esprimono un valore culturale e storico universale che va al di là del prodotto vino e dell’economia, pur ingente, che genera. E così, come è stato per il riconoscimento a Patrimonio Unesco della Cucina Italiana, grazie a come si vive la tavola ed alla convivialità che le ruota attorno e della quale il vino è elemento centrale, allo stesso mondo si stanno piantando i semi per raccogliere un grande consenso istituzionale per una possibile candidatura a “Patrimonio Unesco” della cultura della vite e del vino, con il “cappello” ideale dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (Oiv), che oggi riunisce 51 Paesi produttori di tutto il mondo, per tutelare e promuovere ancora di più una coltura, la vite, e un prodotto, il vino, che accompagnano una grande parte dell’umanità da millenni. Messaggio che arriva da Vinitaly 2026 a Verona, nel giorno della visita ufficiale a Veronafiere del Commissario all’Agricoltura dell’Unione Europea, Christophe Hansen, e del dg Oiv, John Barker. 
“Il vino non è solo economia, ma è un bene culturale, che fa parte della storia dell’umanità da millenni - ha detto il dg Oiv John Barker - ma serve un dibattito sulle misure necessarie per proteggerlo e tutelarlo a livello globale. Servono misure che si basino su un approccio scientifico, e serve un accompagnamento delle misure di promozione, perché stanno cambiando il consumo, il mercato, la comunicazione e la tecnologia. Ci sono tante domande a cui rispondere, su come difendere questo patrimonio culturale e trasmetterlo alle nuove generazioni, dobbiamo chiederci quello che possiamo fare, a livello nazionale e globale, per questo obiettivo. Come Oiv dobbiamo capire come lavorare meglio per coinvolgere tutti i Paesi del mondo nel dare un riconoscimento maggiore alla cultura del vino”.
Un messaggio accolto e rilanciato dal Commissario Ue all’Agricoltura, Christophe Hansen, che ha sottolineato come “Vinitaly, dove torno con piacere per la seconda volta, sia una piattaforma unica per celebrare il vino e la sua comunità globale. La coltivazione della vite non è solo agricoltura, è qualcosa che ha cambiato la nostra società, il linguaggio, le relazioni sociali, la collaborazione tra Paesi. E ha lasciato impronte profonde sulla bellezza dei nostri paesaggi e nel nostro modo di viverli. Il vino - ha detto Hansen - è diventato parte integrante del nostro modo di mangiare e di vivere. Ma oggi il settore è sottopressione, tra climate change, mercati che diventano più volatili e complicati. E allora come tuteliamo il vino? Preservando unicità ed eccellenza, come facciamo con le Indicazioni di origine, come facciamo sostenendo la promozione. Lo scorso anno da qui abbiamo presentato il “Pacchetto Vino”, ora siamo ad un mese dalla sua adozione, con il quale abbiamo introdotto nuovi strumenti per far rimanere il settore competitivo, con misure di contenimento della prodizione, più flessibilità, risorse a sostegno della promozione e lotta al climate change. Parallelamente - ha continuato il commissario Hansen - l’Unione Europea sta portando avanti un’agenda commerciale ambiziosa e aperta, con nuove opportunità di accesso a mercati strategici come quello indiano, che conta oltre 1,4 miliardi di potenziali consumatori. Si delineano, quindi, prospettive positive per il settore. È fondamentale continuare a rafforzare la capacità delle imprese di valorizzare e promuovere nel mondo i loro prodotti di qualità. Con il “Pacchetto Vino” abbiamo introdotto nuovi incentivi mirati a sostenere questo obiettivo, con particolare attenzione a Paesi chiave come l’Italia, dove il settore riveste un ruolo centrale”.
Un ruolo che l’Italia rivendica in Europa, come ricordato dal Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida: “in Europa stiamo lavorando per far cambiare alla Commissione approccio alle politiche agricole, senza agricoltura non c’è tutela ambientale, senza l’agricoltore non c’è chi tutela l’ambiente, e chi da anni mette l’agricoltura in contrasto con l’ambiente, per motivi ideologici, ha creato danni enormi sia all’agricoltura che all’ambiente, dobbiamo essere chiari. Come dobbiamo essere chiari nel dire che il vino è un elemento fondamentale della nostra alimentazione, e non una sostanza pericolosa. L’alcol, contenuto in molti prodotti, tra cui il vino, ha caratteristiche di pericolosità, ma il vino è molto, molto altro. E Vinitaly è un evento straordinario che mette in contatto imprese e compratori, ma è soprattutto un luogo di confronto, di approfondimento, dove si ragiona di prospettive strategica, di salute, di alimentazione, di come il vino caratterizzi l’alimentazione di una nazione, l’Italia, considerata il paradigma del benessere alimentare. Lo ha detto l’Unesco riconoscendo la Cucina Italiana come Patrimonio dell’Umanità, non tanto per i piatti, le ricette, i prodotti, ma per la convivialità, per il nostro modo di vivere la tavola, e senza vino a tavola la convivialità è difficile da raggiungere. Dobbiamo eliminare i pregiudizi del vino, e dobbiamo cancellare questa minaccia delle etichette del vino. E dobbiamo ricordare, sempre, che per fare impresa, anche nel vino, serve passione, ma anche reddito”.
Messaggi arrivati al via di una tavola rotonda che ha visto sul palco Dragan Glamočić, Ministro dell’Agricoltura della Repubblica di Serbia, e David Songulashvili, Ministro dell’Agricoltura della Georgia, che hanno raccontato il valore storico e culturale della viticoltura e del vino, ma anche di Marzia Varvaglione, presidente Ceev, il Comitato che rappresenta le imprese europee del vino, e Sandro Sartor, alla guida del progetto europeo “Wine in Moderation”.
“Il riconoscimento Unesco per la Cucina Italiana, legato molto alla convivialità, è stato un passo importante - ha detto la presidente Ceev Marzia Varvaglione - e, come è stato detto, senza una buona bottiglia di vino la convivialità non c’è. Il valore della vite e del vino è soprattutto culturale e intangibile. La filiera è lunga, le imprese del vino costruiscono una grande parte del tessuto delle Pmi d’Italia e d’Europa, da chi produce, a chi trasforma, a chi commercializza, a chi comunica, alla ristorazione ed al turismo. Igp e Dop creano appartenenza al territorio e comunicano garanzia dell’origine a chi le consuma. Non dobbiamo creare falsi allarmismi, ed arrivare a riconoscere la cultura della vite e del vino magari come Patrimonio Unesco, un giorno, sarebbe importantissimo per tutelare ancora di più la storia e la cultura, per dare competitività al settore, e per far crescere l’enoturismo che è diventato importantissimo per le nostre economie: solo l’anno scorso ci sono stati 15 milioni di enoturisti che in Europa hanno generato un’economia di 15 miliardi di euro”. “Inquadrare il vino in un contesto culturale - ha detto Sandro Sartor, alla guida del progetto europeo “Wine in Moderation” - è fondamentale, non solo per come si consuma il vino, ma per come si percepisce il vino e come si integra con la vita delle persone. In tanti Paesi del mondo il vino c’è da millenni, è integrato nella quotidianità, ed è quasi sempre bevuto in modo moderato e consapevole. In altri Paesi e culture, ancora non è così, e c’è un consumo più estemporaneo, ed a volte eccessivo, perché non c’è una cultura sostenibile del vino, che non può che essere la moderazione, e costruirla è il nostro obiettivo. Il riconoscimento internazionale del valore culturale della vite e del vino? Sicuramente aiuterebbe, c’è questa nuova ambizione che inserisce il vino in un contesto diverso, non solo come un “vettore della molecola di etanolo”, come qualcuno cerca di dipingerlo, ma come qualcosa di molto più importante, radicato nel contesto sociale e culturale di molti Paesi, e nel tema della sostenibilità a 360 gradi, culturale, ambientale e sociale”.
“Il vino è molto più di un prodotto, e la richezza che il vino porta ai territori e alla vita quotdiniana, alla cultura, è fondamentale. Ma è importante anche la volontà internazionale di riconsocere il valore della cultura del vino e della coltivazione della vite. Il valore culturale fa parte del valore complessivo del prodotto vino, di quello che vendiamo e consumiamo. E va oltre. Il successo richiede uno sforzo collettivo, e l’Oiv mette insieme 51 Paesi, è il luogo per fare rete, creare relazioni, e lavorare per un riconoscimento che sarebbe fondamentale per il futuro del vino”, ha concluso Barker.

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