Il 3 maggio l’Italia ha raggiunto in anticipo l’“Overshoot Day” 2026, il giorno del sovrasfruttamento della Terra, esaurendo le risorse rinnovabili disponibili per l’intero anno con tre giorni di anticipo del 2025 e ben 16 sul 2024, e segnando un campanello d’allarme sempre più forte per sostenibilità e tenuta del sistema produttivo. A determinare questo scatto in avanti sono stati soprattutto il consumo alimentare e i trasporti, ma a pesare in modo decisivo è risultata la progressiva cementificazione del suolo fertile: secondo l’analisi Coldiretti su dati Ispra, ogni giorno sono scomparsi 23 ettari di terreni agricoli, riducendo drasticamente la capacità produttiva nazionale e i servizi ecosistemici. La sostituzione dei campi con il cemento ha azzerato di fatto la produzione locale, aumentando la dipendenza dalle importazioni e quindi il consumo energetico, mentre il suolo sigillato ha perso la capacità di assorbire anidride carbonica, regolare il ciclo dell’acqua e preservare la biodiversità.
Il quadro storico ha confermato un ridimensionamento strutturale: nel 1970 la superficie agricola copriva oltre 250.000 chilometri quadrati, pari all’83% del territorio nazionale, mentre oggi è scesa sotto i 165.000, fermandosi al 55%, secondo Coldiretti su dati Istat. A questo scenario si è sommato il peso crescente dello spreco alimentare: 1,7 miliardi di chili di cibo finiscono ogni anno nella spazzatura - secondo un’elaborazione Coldiretti su dati dell’ultimo Rapporto Waste Watcher - con effetti rilevanti sull’economia, sull’ambiente e sui consumi energetici legati alla produzione e allo smaltimento. Tra gli alimenti più sprecati vi è la frutta, con quasi 1,2 chili pro capite buttati annualmente, seguita da verdure, pane, insalata, cipolle e tuberi.
Il fenomeno, definito drammatico sul piano etico ed economico, ha aggravato ulteriormente la pressione sulle risorse naturali già in esaurimento, rendendo evidente il paradosso di un sistema che ha consumato più di quanto ha rigenerato, mentre parte del cibo prodotto è stata sprecata.
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