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VINO & BIODIVERSITÀ

Dall’Allodola alla Passera d’Italia, quando le cantine italiane diventano rifugi per gli uccelli

Tra le case history, il progetto Avifauna ha censito ben 70 specie di cui 9 di interesse conservazionistico tra i vigneti di Col d’Orcia a Montalcino

Più biodiversità c’è in un vigneto e meglio si riescono a controllare i parassiti, il suolo è più fertile e maggiore è la resilienza della vite al cambiamento climatico. Non a caso tante aziende hanno, negli anni, avviato programmi di monitoraggio ambientale in vigna, come Col d’Orcia, di proprietà della famiglia Marone Cinzano, dal 1973, nella territorio del Brunello di Montalcino - 142 ettari a vigneto coltivati a biologico per una produzione di 800.000 bottiglie - e che ha pubblicato i dati del progetto Avifauna, lanciato nel 2025: sono 70 le specie di uccelli censite nella Tenuta, di cui 67 nidificanti nell’azienda e 9 specie di particolare interesse conservazionistico: Allodola, Averla capirossa, Falco di palude, Passera d’Italia, Tortora selvatica, Tottavilla, Verdone, Nibbio reale e Occhione.
Come si legge report, “la combinazione di vigneti, seminativi, boschi, prati, ecotoni e alberi isolati crea un mosaico ambientale favorevole a numerosi gruppi trofici, con particolare rilevanza per le specie insettivore. La presenza di più specie tutelate e di attenzione suggerisce che l’azienda rivesta già oggi un ruolo importante come area rifugio per l’avifauna in un contesto agricolo collinare”. Dati che, scrive l’azienda, testimoniano la qualità ambientale del paesaggio agricolo e l’efficacia di una gestione integrata del territorio, per un progetto che intende avere una durata decennale con campagne di rilevamento distribuite in più annualità e che rappresenta uno strumento strategico per valutare l’evoluzione della biodiversità locale e misurare l’impatto delle pratiche agronomiche adottate, coordinato da Luca Mamprin, specializzato in biodiversità e gestione ecologica del territorio, con l’agronomo e responsabile dei progetti ambientali e di sostenibilità di Col d’Orcia, Valerio Chechi.
Il Conte Francesco Marone Cinzano ha sottolineato come “la tutela della biodiversità rappresenti oggi una delle sfide centrali per il futuro della viticoltura di qualità e per la conservazione del paesaggio rurale della Val d’Orcia”, Patrimonio Unesco. Ma questa ricchezza naturalistica ha trovato anche una nuova forma di condivisione e valorizzazione attraverso la realizzazione della prima piattaforma di birdwatching del territorio.

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