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TRA CALDO RECORD E MERCATI

Francia: la filiera del vino chiede al Governo di non pubblicare stime di vendemmia ad agosto

Così il Consiglio specializzato di FranceAgriMer: “in pochi giorni scenario cambiato, dati fuorvianti disturberebbero mercato e viticoltori”
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Il caldo record in Francia sta stravolgendo lo scenario nei vigneti

La Francia del vino, come raccontiamo spesso in questi mesi, sta vivendo una crisi profonda in tanti dei suoi territori, tra clima e mercato, così come avviene, del resto, un po’ ovunque. Ma in una fase tesa come questa, con i margini economici ridotti in tante cantine, legati anche alla contrazione delle esportazioni (-4,1% in valore nel 2025 sul 2024, con lo stesso trend a ribasso confermato nei primi 3 mesi 2026 sul 2025) e un potere contrattuale che, in questa fase più che mai, è più nelle mani di chi compra e commercia vino, rispetto a chi lo produce a partire dalla vigna, anche una stima di previsione di produzione può diventare un elemento delicato da gestire. Anche per “fare il prezzo”, in un periodo in cui il prodotto disponibile sul mercato è più di quello che il consumo riesce ad assorbire. Ed in questo quadro generale, proprio dalla Francia (che, peraltro, viene da due vendemmie ben sotto la media storica, la 2024 e la 2025, entrambe intorno ai 37 milioni di ettolitri), arriva una richiesta ufficiale insolita. Le maggiori rappresentanze di filiera, infatti, nei giorni scorsi, nel Consiglio specializzato nel vino di FranceAgriMer, l’organo del Governo francese che analizza l’economia agricola del Paese, hanno chiesto ufficialmente allo stesso Governo di non pubblicare le prime stime di vendemmia che, di solito, il servizio di statistica del Ministero dell’Agricoltura francese mette a disposizione nelle prima decade di agosto. La motivazione ufficiale di questa richiesta, riporta il magazine francese “Vitisphere”, è legata al clima, ed in particolare alle ondate di caldo estremo, spesso con temperature oltre i 40 gradi, che in Francia si sono fatte sentire forse più che in Italia (dove, comunque, qualche disagio esiste, come WineNews ha raccontato qui), in tutti i territoir più importanti, soprattutto nelle ultime due settimane, cambiando radicalmente lo scenario che, fino a poco tempo fa, lasciava intuire una vendemmia 2026 diversa da quella che si prova ad immaginare oggi.
E, così, il Consiglio specializzato nel vino di FranceAgriMer, ha chiesto ufficialmente alla Ministra dell’Agricoltura, Annie Genevard, di non fare la pubblicazione delle stime previste per il 7 agosto, ma che non è obbligo normativo. “Non c’è nulla da nascondere, ma i servizi territoriali del Ministero hanno raccolto i dati 10 giorni fa per pubblicarle ad inizio agosto, ma quei dati oggi non significano più nulla”, ha sottolineato Jérôme Despey, presidente del Consiglio specializzato nel vino, sottolineando che si tratterebbe di cifre oggi irrealistiche. Che disturberebbero tutti, mercato e viticoltori, sostiene ancora Despey, sottolineando che è difficile anche stimare date di inizio di vendemmia, perché “la situazione di caldo estremo blocca l’invaiatura in molte regioni. Non si può più dire se inizierà così presto come si diceva ancora dieci giorni fa”.
Del resto, come in tanti, anche in Italia, sostengono da anni, è inutile fare stime di produzioni “precoci” sui risultati di una stagione di raccolta che dura 2-3 mesi a seconda dei territori e delle varietà, ed è sottoposta a mille variabili climatiche che possono stravolgere il quadro anche in poche ore, con fenomeni come grandinate (sempre più frequenti) e non solo. Ed è successo più di una volta che le prime stime agostane siano state poi clamorosamente smentite dai bilanci di raccolta definitivi.
Ma ora, nonostante di annate molto calde e tribolate in passato ce ne siano già state molte, arriva una richiesta ufficiale come quella della filiera francese, che è una cosa decisamente insolita, oltrechè l’ennesima testimonianza, a suo modo, di quanta tensione ci sia nel settore del vino, anche in Francia, che vive una fase di fragilità economica e di incertezza profondissima, come non accadeva da diversi secoli. E dove anche una stima di produzione sbagliata, può davvero fare la differenza, in negativo.

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