L’impatto dei cambiamenti climatici sui raccolti e sulla competitività delle aziende, il rallentamento dei consumi a livello mondiale, l’instabilità dei mercati di esportazione e del contesto geopolitico, l’aumento dei costi di produzione, la necessità di rafforzare i principi del mercato unico e l’indispensabile semplificazione amministrativa per eliminare gli ostacoli burocratici che frenano la competitività delle nostre imprese: sono le sfide del settore del vino di oggi, ampiamente condivise da chi lo rappresenta nei tre Paesi più importanti per la sua produzione, Italia, Franca e Spagna, che sono competitor, tra loro, ma allineati nella difesa di un settore che, solo in Europa, vale oltre 130 miliardi di euro di Pil (stime Ceev). Un settore che va tutelato, a partire dalla difesa di una Politica Agricola Comune - Pac (in fase di riforma, e sulla quale sono minacciati tagli e accorpamenti di voci di spesa, ndr), “che deve continuare ad essere uno strumento in grado di sostenere questi cambiamenti indispensabili”, con il settore che “deve poter disporre di risorse sufficienti e mirate”, perché “il sostegno alla nostra filiera deve essere una priorità per salvaguardare la nostra economia, la nostra cultura, l’ambiente e i nostri territori”. Messaggio lanciato ad una sola voce, ai rispettivi governi e alla Commissione Europea, dalle associazioni di filiera dei tre Paesi che insieme valgono oltre la metà della produzione del vino mondiale (per l’Italia l’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari Italiane, Assoenologi, Cia - Agricoltori Italiani, Coldiretti, Confagricoltura, Copagri, Federdoc, Federvini, Fivi e Unione Italiana Vini - Uiv) riunite, nei giorni scorsi a Irouléguy, in Francia, nel “Gruppo di contatto”, l’annuale momento di dialogo nel quale le associazioni nazionali rappresentative del settore discutono e condividono le proprie posizioni sulle principali sfide che il comparto vitivinicolo è chiamato ad affrontare.
Secondo le associazioni che rappresentano il vino, per affrontare tutte le sfide di oggi e di domani, “in un contesto di crisi del settore, è fondamentale che il bilancio della Pac non venga ridotto e che gli aiuti concessi al settore continuino a essere interamente finanziati dall’Unione Europea, anziché essere cofinanziati, anche solo in parte, dagli Stati membri. Lasciare a ciascun Paese l’onere di una quota del cofinanziamento pubblico rischia, infatti, di creare disparità nel sostegno al settore nei nostri rispettivi Paesi, di frammentare il mercato interno e di indebolire l’intero comparto a livello europeo. Prima di prendere in considerazione altre soluzioni, occorre attuare e integrare nella nuova Pac gli strumenti già esistenti, rafforzati e adattati dal “Pacchetto Vino”.
In particolare, il quadro attuale (budget dedicato, misure e beneficiari ammissibili, tassi di cofinanziamento europei e quadro europeo comune) deve rimanere coerente con le specificità e le esigenze del settore. Allo stesso modo, il settore invita a proseguire i lavori europei di semplificazione volti a facilitare gli scambi all’interno del mercato unico”. Il settore, spiega una nota, ribadisce il proprio apprezzamento per il lavoro svolto dal Commissario Hansen, sia nel metodo sia nei risultati, sul “Pacchetto Vino” e le risposte concrete fornite alle aspettative degli operatori, ad esempio in materia di dealcolazione e di etichettatura digitale, che devono ora essere attuate senza ulteriori ritardi.
“Non sarebbe accettabile che gli ultimi due anni di lavoro non fossero recepiti nella futura Pac. Il settore ha bisogno che l’Unione Europea preveda un periodo di transizione che consenta di continuare ad attuare l’intervento settoriale nel comparto vitivinicolo in vista del nuovo quadro finanziario pluriennale 2028-2034. Inoltre, in un contesto sociale in cui, fortunatamente, la salute pubblica assume un ruolo sempre più importante, il settore desidera ricordare che il vino è un prodotto di piacere e di cultura che, se consumato con moderazione, si inserisce perfettamente in uno stile di vita sano. La vite è il cuore pulsante di molti territori, garantendone la vitalità economica e ambientale. Ci aspettiamo, quindi, dalle autorità pubbliche dei nostri tre Paesi sia una lotta chiara ed efficace contro il consumo eccessivo di alcol, alla quale il settore aderisce senza ambiguità, sia un sostegno e una promozione costanti e convinti del consumo responsabile di vino”.
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