Il vigneto si trova nel punto d’incontro dei due crinali che disegnano il cuore vitato di Barbaresco: qui c’è Rabajà, una delle Menzioni Geografiche Aggiuntive più celebri della Docg. Un anfiteatro naturale di marne calcaree con presenza di argilla, capace di coniugare potenza e finezza, con esposizioni sud-ovest che favoriscono maturazioni piene e complete. Da questo fazzoletto di terra nasce il Rabajà di Bera, prodotto solo in versione Riserva e soltanto nelle annate in cui le condizioni climatiche permettono al Nebbiolo di esprimere pienamente il suo potenziale. Bera, realtà consolidata con 40 ettari di vigneto guidata da Valter Bera insieme alla moglie Alida Chiarle e ai figli Umberto e Riccardo, affida al Nebbiolo la sua ispirazione più profonda. Se il Moscato è l’anima storica dell’azienda, il Rabajà ne rappresenta l’interpretazione più intensa e solenne. Dire “Rabajà” nel mondo del vino significa evocare immediatamente eleganza e struttura. L’interpretazione dei Bera privilegia la misura alla potenza: nel calice il vino si presenta austero e scattante, con un frutto maturo e profondo, che si intreccia a note speziate e balsamiche. La trama tannica viva promette lunga evoluzione. Un Barbaresco senza tempo, verrebbe da dire. Vino da meditazione, ma anche compagno ideale di secondi piatti importanti: brasati, selvaggina, carni arrosto, formaggi stagionati o, per una versione vegetale, funghi.
(Fiammetta Mussio)
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