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RUMORS WINENEWS

Gli Antinori, con Tenuta di Biserno (diretta da Niccolò Marzichi Lenzi), investono ancora in vigna

La cantina di Ilaria, Piero e Lodovico Antinori, avrebbe acquisito 140 ettari di terra (15 a vigna) in Maremma, vicino a Castello del Terriccio

Per fare grande vino, ci vogliono vigne condotte con cura e sotto lo stretto controllo dei produttori, piantate sui terreni vocati. Un assunto che sembra scontato, ma che per le grandi famiglie del vino è quasi una missione, un mantra onnipresente. Come per la famiglia Antinori, uno dei nomi che più ha segnato “il Rinascimento del vino italiano”. E che, nella Tenuta di Biserno, perla del vino italiano a due passi da Bolgheri (è nel Comune di Bibbona), ha riunito sotto lo stesso tetto, o meglio sopra le stesse vigne, i fratelli Ilaria, Piero e Lodovico, guidata da Niccolò Marzichi Lenzi, figlio di Ilaria e nipote dei due produttori mito. Che continuano ad investire in terra e in vigna. Da quanto apprende WineNews, la Tenuta di Biserno avrebbe acquisito una striscia di terreno di 140 ettari (di cui 15 a vigna), vicino ad un’altra tenuta storica della Toscana del vino d’autore, ovvero il Castello del Terriccio della famiglia Rossi di Medelana, a Castellina Marittima (a sua volta tra le più vaste tenute di Toscana e d’Italia, 1.500 ettari in Maremma “vista mare”, a Castellina Marittima, con 65 ettari di vigneti a vitigni internazionali). Una lunga striscia di terra, quella che sarebbe stata acquistata dagli Antinori, con Tenuta di Biserno, che, dalle colline arriva al mare, in uno dei territori più belli ed incontaminati d’Italia.
Per quello che sarebbe un ulteriore progetto di crescita della Tenuta di Biserno e del progetto vinicolo di Piero e Lodovico Antinori, tra gli uomini che più hanno inciso sul successo del vino italiano nel mondo. Separatamente, Piero, alla guida di Marchesi Antinori, facendone oggi una delle aziende più importanti e prestigiose al mondo, e Lodovico, con l’invenzione nel 1981 di Ornellaia e Masseto. Ma poi, insieme, con la creazione, nei primi anni Ottanta, anche del terroir di Bolgheri, dove Piero Antinori ha portato al successo Guado al Tasso (oltre, chiaramente, alle altre tenute, nei migliori territori d’Italia, ndr), e Lodovico Antinori ha affermato Ornellaia e Masseto. Tenute-icona dell’enologia internazionale e culle di vini tra i più quotati al mondo, frutto dell’uvaggio bordolese trapiantato in Toscana. E poi, ancora, insieme (e questa è storia recente), proprio con la Tenuta di Biserno, a Bibbona, ed i suoi grandi vini, a partire dal Lodovico, tra i più blasonati d’Italia e del mondo, raro e sorprendente assemblaggio, prodotto solo in poche annate, di Cabernet Franc, una piccola percentuale di Petit Verdot ed in alcune annate anche con Merlot, accanto all’altrettanto celebre Biserno.
Tra le realtà più prestigiose del vino italiano, con giudizi top di tutti i più influenti critici mondiali, la Tenuta di Biserno, con i suoi quasi 100 ettari ed una produzione attorno alle 160.000 bottiglie, oggi è anche l’azienda che, diretta dal nipote Niccolò Marzichi Lenzi, segna la “ricomposizione” di fatto di una famiglia che crea vini dal 1385, e che evidentemente non ha nessuna intenzione di fermarsi. Quella famiglia Antinori, che, in questo caso, mette insieme i tre fratelli: Ilaria, Piero e Lodovico.

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