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RICERCA

I “portainnesti M”, risposta agli stress idrici e alle temperature eccezionali di questi mesi

Monitoraggio di Università di Milano e Winegraft: il 100% dei vigneti, da Nord a Sud del Paese, sta superando l’estate in maniera brillante
ATTILIO SCIENZA, CALORE, PORTAINNESTI M, SICCITA', UNIVERSITÀ DI MILANO, VIVAI RAUSCEDO, WINEGRAFT, Italia
I portainnesti Serie M

Il 100% dei vigneti impiantati su “portainnesti M” sta superando in maniera brillante questa eccezionale estate siccitosa, con risultati quali-quantitativi eccellenti”: il professore Attilio Scienza commenta i risultati del monitoraggio effettuato dalla Facoltà di Agraria dell’Università di Milano e da Winegraft - la start-up fondata nel 2014 da alcune delle cantine leader del vino italiano, come Ferrari, Zonin, Banfi Società Agricola, Armani Albino, Cantina Due Palme, Claudio Quarta Vignaiolo, Bertani Domains, Nettuno Castellare, Cantine Settesoli per sostenere lo sviluppo della ricerca sulla nuova generazione di portainnesti - su centinaia di vigneti sparsi in diverse aree vitate dal Nord al Sud del Paese, dove emerge la straordinaria capacità di resistenza degli “M” (in particolare, gli M2 e M4) agli stress idrici e alle temperature eccezionali di questi mesi che stanno piegando l’agricoltura e la viticoltura italiana. Con un risultato chiaro: l’attività fotosintetica dei portainnesti M è superiore del 35% e del 20% rispetto ai più comuni portainnesti, e questo comporta un notevole risparmio delle risorse idriche e quindi un plus in termini di sostenibilità economica ed ambientale. L’obiettivo adesso è arrivare a 5 milioni di barbatelle all’anno entro il 2025.

“Chi ha impiantato le vigne con questi portainnesti di nuova generazione farà la differenza nella prossima vendemmia - sottolinea Lucio Brancadoro, docente e ricercatore della Facoltà di Milano - perché, a differenza degli altri, i vigneti che utilizzano i “portainnesti M” mostrano una miglior resilienza a condizioni di stress idrico grazie alla loro maggiore efficienza nell’uso dell’acqua. Riescono così a sostenere, anche in queste drammatiche condizioni climatiche, una discreta attività fotosintetica della pianta, che si traduce in sviluppo dell’uva evitando o quantomeno limitando le perdite produttive e qualitative che si registrano in gran parte del vigneto Italia”.

I controlli che il team di ricerca di Milano sta portando avanti ormai da oltre 15 anni in alcuni dei principali areali viticoli di Lombardia, Toscana e Sicilia sui “portainnesti M” impiantati con diversi vitigni (tra cui Chardonnay, Sangiovese e Cabernet Sauvignon e Nero d’Avola) confermano, anche quest’anno, come “questi portainnesti - continua Lucio Brancadoro, docente e ricercatore della Facoltà di Milano - oltre a possedere caratteristiche quali un ampio angolo geotropico o elevata densità degli apparati radicali che, insieme ad altre, permettono una buona, se non migliore, captazione dai suoli dell’acqua rispetto alla gran parte dei portainnesti utilizzati, mostrano una fisiologia dell’uso della risorsa idrica completamente differente dai portainnesti tradizionali ritenuti tolleranti agli stress idrici. Questi ultimi hanno un atteggiamento conservatore nei confronti dell’acqua, inducendo una rapida e precoce chiusura degli stomi per conservare l’acqua al loro interno che, però, porta ad interrompere l’attività della pianta, come sta succedendo in gran parte dei vigneti italiani. Gli M, invece, inducono la vite ad un uso attento dell’acqua, quasi parsimonioso, che consente di non interrompere l’attività fotosintetica anche in condizioni di stress elevato. In particolare, parliamo dell’M4 e M2, i più efficienti in tal senso, che ad oggi mostrano rispettivamente in Franciacorta e in Chianti Classico un’attività fotosintetica superiore del 35% e del 20% rispetto ai più comuni portainnesti, ma anche l’M1 e l’M3, seppur più adatti a climi freschi, ad oggi stanno dando risposte più che soddisfacenti”.

Performance che, dopo una lunga sperimentazione in diverse aree vitate del Paese “adesso iniziano a conquistare una larga fascia di viticoltori - aggiunge Eugenio Sartori, dg Vivai Cooperativi Rauscedo - che hanno verificato direttamente il notevole risparmio nei consumi idrici, quindi in sostenibilità economica e ambientale, ottenuto con gli “M” insieme ad una forte resistenza agli stress termici, diventata indispensabile per gestire il vigneto in situazioni di climate change come quella attuale”. Ed i numeri di Vivai Cooperativi Rauscedo (VCR) confermano questo exploit verso gli “M”: dal 2015 ad oggi la produzione è aumentata di 80 volte per un totale di 4,8 milioni di barbatelle prodotte complessivamente. “Solo nell’ultimo triennio abbiamo moltiplicata per tre il nostro sforzo produttivo raggiungendo 1,7 milioni di piante pronte per la prossima campagna 2022/2023 - conclude Eugenio Sartori - ma il nostro obiettivo è di arrivare nel 2025 a 5 milioni di barbatelle all’anno in grado di supportare 1.600 ettari di nuovi impianti”.

“Potremo, così, arrivare a coprire quasi il 25% della dote di nuovi impianti vitati annui permessa dal sistema autorizzativo, e rafforzare la resilienza del sistema vitivinicolo”, dice infine Marcello Lunelli, presidente Winegraft “Climate Change e spinta della sostenibilità con nuova attenzione verso la water footprint stanno abbattendo le resistenze culturali dei viticoltori verso i novi portainnesti. Ormai è chiaro come alla crisi idriche ricorrenti, quale quella di quest’anno che rischia di compromettere alle ultime battute la vendemmia 2022 in molte zone del Paese, si deve rispondere con efficienza e risparmio - conclude Marcello Lunelli - e, quando si parla di acqua in agricoltura, la prima soluzione sta nella gestione idrica efficiente della pianta che in vigna significa Portainnesti M, gli apparati radicali di ultima generazione frutto di una lunga attività di ricerca portata avanti dall’Università di Milano, con il supporto di Winegraft, che consentono di risparmiare fino al 40% del consumo di acqua”.

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