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SCENARI

Il cambiamento climatico renderà l’agricoltura del futuro sempre più, o soltanto, “eroica”

Uno studio dell’Università di Padova mostra quale sarà l’impatto sulle aree agricole a forte pendenza alla fine del secolo

Siccità, clima arido e cambiamenti climatici renderanno l’agricoltura sempre più difficile ed “eroica” e c’è chi rischia di pagare un prezzo più alto di altri. Uno studio dell’Università di Padova dimostra che, tra tre generazioni, il cambiamento climatico provocherà un’espansione di zone a clima arido con condizioni di scarsità idrica. I più penalizzati da questi mutamenti saranno i paesaggi agricoli in forte pendenza, i luoghi di agricoltura eroica e di grande valore storico culturale. Ce ne sono tanti, anche in Italia, basti pensare alla viticoltura eroica sulle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, o alle “marogne” del Soave e della Valpolicella, o ancora ai vigneti “arrampicati” sui terrazzamenti della Valtellina, o della Liguria nelle Cinque Terre, o ancora, per scendere al Sud, ai vigneti ad alberello di Pantelleria, scaldati dal sole e sferzati dal vento, per citarne alcuniche grazie ad agricoltori coraggiosi e con grande passione ha regalato prodotti di eccellenza assoluta contribuendo a tenere in vita, in modo produttivo, territori a forte rischio abbandono.
Pubblicata su “Nature Food” la ricerca dal titolo “Future climate-zone shifts are threatening steepslope agriculture”, coordinata dal professor Paolo Tarolli del Dipartimento di Territorio e Sistemi Agro-Forestali dell’Università di Padova, mostra quale sarà l’impatto del cambiamento climatico sulle aree agricole a forte pendenza alla fine del secolo. Lo studio è basato sulla proiezione delle zone climatiche attuali (1980-2016) e future (2071-2100) secondo lo scenario di concentrazione di gas serra RCP8.5, ovvero senza l’adozione di iniziative a favore della protezione del clima e, pertanto, con crescita delle emissioni ai ritmi attuali. Sono stati utilizzati dati satellitari e territoriali open-access, analizzati tramite la piattaforma online Google Earth Engine, in modo che la metodologia possa essere replicata non solo da scienziati, ma anche da operatori del settore agricolo ed enti per la gestione del territorio. I risultati lasciano riflettere.
“In questo lavoro - ha spiegato il professor Paolo Tarolli - abbiamo prodotto una mappa globale ad alta risoluzione dei paesaggi agricoli collinari e di montagna, analizzando la loro distribuzione nelle zone climatiche attuali (tropicale, arido, temperato, freddo, polare) e nelle proiezioni climatiche future. La nostra analisi dimostra che le aree agricole in forte pendenza sono significativamente più minacciate dal cambiamento climatico rispetto alla media della superficie agricola globale, in particolare vi sarà un’espansione di zone a clima arido, quindi di condizioni di scarsità idrica”. I sistemi agricoli in aree a forte pendenza, sebbene rappresentino una frazione ridotta della superficie agricola globale, sono di grande rilevanza per diversi aspetti. La loro importanza agronomica, così come il valore storico e culturale che li contraddistingue, sono ampiamente riconosciuti dalle Nazioni Unite e protetti con iniziative come i siti Patrimonio dell’Umanità Unesco e Patrimonio Agricolo Globale Giahs (Fao). Le coltivazioni in pendenza sono soprattutto concentrate in Messico, Italia, Etiopia e Cina e si tratta di colture di altissima “specializzazione”. Tra gli esempi si possono citare le aree terrazzate Honghe Hani nella provincia cinese dello Yunnan, gestite dalle minoranze Hani da oltre 1.300 anni e in grado di produrre 48 varietà di riso, dando vita ad un habitat ideale anche per l’allevamento di bovini, anatre e pesci, in un’ottica di economia circolare. Ma anche, come detto in precedenza, la viticoltura eroica sulle colline del Prosecco e del Soave, pratica diffusa in Italia in molte altre zone, dalle Isole Eolie alla Valtellina.
L’agricoltura in forte pendenza si trova principalmente in zone climatiche temperate (46%) e fredde (28%), queste ospitano quasi tre quarti di questi paesaggi. Le coltivazioni in aree in pendenza delle regioni tropicali sono pari al 17%, nelle aride al 9% e in quelle polari arrivano all’1%, coprendo insieme il restante quarto del totale. Il cambiamento climatico rappresenterà una seria minaccia per tutta l’agricoltura e i sistemi rurali, con un impatto su raccolti e prezzi alimentari. In particolare, provocherà una variazione nell’estensione delle aree climatiche globali, con ripercussioni significative sui versanti agricoli in forte pendenza. Come ha sottolineato Tarolli, “tra ottant’anni, secondo le proiezioni del nostro studio, la percentuale dei terreni agricoli di collina e montagna delle zone tropicali saliranno al 27% e quelle aride al 16%: sostanzialmente raddoppieranno rispetto alla situazione attuale. All’opposto, nelle regioni fredde si osserverà una riduzione di terreni agricoli di collina e montagna dall’attuale 28% al 13%, mentre in quelle temperate si passerà dal 46% al 44%. In sole tre generazioni quindi aree agricole più estese saranno interessate da un clima più caldo che comporterà un calo della disponibilità di acqua per l’irrigazione e la produzione alimentare. La nostra ricerca dimostra che le aree agricole in forte pendenza, spesso caratterizzate da un’alta specializzazione nella gestione dell’acqua derivante da antichi saperi tradizionali, saranno quelle maggiormente minacciate dal cambiamento climatico, soprattutto dalla siccità”. Si può fare qualcosa? Secondo Tarolli “data l’urgente necessità di garantire una produzione alimentare sostenibile e per tutti riteniamo che i governi e le istituzioni debbano investire di più nell’identificazione e mitigazione degli effetti del cambiamento climatico in agricoltura. In particolare il nostro studio evidenzia la necessità di azioni atte a migliorare, specie per i paesaggi agricoli collinari e montani, la resilienza al cambiamento climatico previsto nei prossimi decenni, al fine di preservare il loro ruolo nella produzione alimentare, reddito, valore storico e culturale, e servizi ecosistemici”.

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