02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2018
LA RIFLESSIONE

Misure di sostegno da rivedere, a supporto di viticoltori e artigiani del vino. Parla Angelo Gaja

“Solo a fine anno si capirà la portata della crisi. Servono misure straordinarie. A partire dalla distillazione di Igp e Dop, e non solo”
ANGELO GAJA, COVID, CRISI, vino, Italia
Misure di sostegno da rivedere, a supporto di viticoltori e artigiani del vino. Parla Angelo Gaja

Misure di sostegno da rivedere, a supporto di viticoltori e artigiani del vino, che saranno quelli che pagheranno più salato il conto della crisi imposta dal Covid. Una crisi che sarà lunga da superare, più di quanto si speri, e la cui effettiva portata, almeno per il 2020, si conoscerà davvero solo a fine anno, quando si tireranno i bilanci. Una situazione straordinaria, che chiede misure straordinarie, anche mai viste, come un massiccio piano di distillazione che includa anche i vini a Denominazione di Origine e Indicazione Geografica, che stanno soffrendo di più soprattutto la crisi dell’horeca, allo stop, almeno per qualche anno, all’uso del Mosto Concentrato Rettificato. Sapendo che il peggio deve ancora venire, e che, con ogni probabilità, nei prossimi 2-3 anni, saranno tante le cantine del mondo ad avere prodotto in eccesso, e che sui mercati internazionali ci sarà una tensione forse mai vista prima. Sono, in estrema sintesi, le riflessioni e le critiche “sul colore della crisi” e sul periodo che il mondo del vino, italiano e non solo, sta vivendo, firmate da Angelo Gaja, uno dei produttori italiani più autorevoli, esperti ed ascoltati. Che di seguito vi proponiamo:

Il colore della crisi
“E se fosse il 2021 la continuazione dell’anno orribile del vino italiano? Le premesse non mancano. In Italia si suonano le trombe per la vendemmia 2020 che promette di essere la più ricca di uva al mondo. Non è un primato invidiabile in presenza di una crisi dei consumi senza precedenti che si abbatte su tutti i mercati e coinvolge tutte le cantine del mondo gonfiandone le giacenze. Per fronteggiare la quale il Ministro Bellanova aveva stanziato misure di distruzione dell’uva e del vino (distillazione) finanziabili con 150 milioni di euro di denaro pubblico, giunti però in ritardo ed utilizzati appena per un terzo. L’errore, però, non è affatto della Bellanova, bensì dei suggeritori esterni che fanno capo ad associazioni varie e presenziano alle tavole di concertazione.
Quelli che dapprima non volevano sentire parlare di distillazione, per poi concederla ai soli vini da tavola mentre ad averne necessità sono i vini Igp e Dop. Quelli che preferivano misure in favore dello stoccaggio, incoraggiando ad accumulare scorte in cantina confidando nella rapida fine della crisi e pronta ripresa dei consumi, che invece non ci saranno e si prolungherà l’agonia.
Quelli che avanzavano mille riserve, rallentando e rendendo intempestiva l’entrata in vigore delle misure di intervento pubblico facendole perdere di efficacia.
Il comparto del vino conoscerà una crisi più lunga legato com’è all’Horeca ed al turismo. Fino ad ora è stata una pioggia di numeri reali-stimati-probabili-farlocchi, anche da fonti autorevoli, a commentare il procedere della crisi. Solo a fine anno si conosceranno le giacenze totali di vino nelle cantine italiane e si attendono pessime notizie in merito. Sempre a fine anno, a fronte del preoccupante calo in volume, si registrerà il più drammatico e vistoso calo in valore dell’export del vino italiano. A piangere saranno i fatturati.

Quando nella primavera 2021 verranno resi pubblici i bilanci delle mega cantine italiane e verranno svelati i numeri veri, si evidenzierà che per molte di esse le perdite di fatturato rispetto al 2019 supereranno il 20%. A perdere di più, però, saranno i viticoltori venditori di uva e le cantine artigianali dalle dimensioni piccole e medio piccole, il settore più numeroso e fragile. È a questi che il ministro Bellanova deve pretendere di destinare maggiori risorse durante il confronto che condurrà con i suggeritori esterni.
In questo momento di grave emergenza occorrono misure straordinarie. La prima preoccupazione deve essere quella di cercare di riequilibrare il mercato dando la priorità ad un ampio, e mai visto prima, progetto di distillazione che includa anche i vini Igp e Dop, da avviare Subito per consentire il recupero già entro il 2020 dei quasi 100 milioni non spesi nella misura precedente, per poi concluderlo nel 2021. Prendendo ispirazione da quanto saggiamente aveva già fatto prima di noi la Francia.

Sarebbe utile inoltre introdurre in Italia per i prossimi due-tre anni il divieto di impiego del Mosto Concentrato Rettificato, che costituisce per chi ne fa uso l’incentivo per eccellenza a produrre maggiori volumi di uva in vigneto.
Bene la richiesta di maggiori finanziamenti per la promozione consentendone l’accesso anche ai progetti di investimento contenuto. Non scordando che, nei prossimi due-tre anni, sarà baraonda sui mercati internazionali perché le cantine di tutto il mondo avranno il vino che uscirà loro dalle orecchie e saranno sui mercati per cercare di collocarlo. Occorrono idee nuove, pensare di utilizzare solamente gli strumenti del passato non sarà di grande giovamento prima del ritorno alla normalità”.
Angelo Gaja

Copyright © 2000/2020


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2020

Altri articoli