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Winter work (lavori invernali) e Rhythms of San Sebastian (Ritmi di San Sebastian)
di Carla Capalbo

- Winter work (lavori invernali)
A Bordeaux ci vuole tutto l’inverno per potare le vigne, dove possono esserci anche 10.000 ceppi per ettaro. Gli operai trascorrono mesi nei vigneti, lavorando nonostante le quasi continue nebbie e i lunghi periodi di piogge e venti fortissimi. Quello che mi colpisce, a parte l’atmosfera invernale dei vigneti, è il marchingegno che i bordolesi usano per bruciare i tralci potati. È l’incrocio ingegnoso tra una carriola e un barile di metallo, aperto sul lato lungo.
Piccolo abbastanza per essere spinto tra i filari, il piccolo bruciatore diventa non solo un comodo modo di sbarazzarsi dei tralci e combattere così parassiti e malattie, ma riscalda l’operaio che svolge il lavoro. D’inverno questo paesaggio spesso piatto e senza il carattere sinuoso delle colline italiane, si anima dei fili di fumo di questi bruciatori che sembrano punti esclamativi sull’orizzonte infinito.
La potatura dei vigneti di solito viene svolta da uomini, ma anche le donne hanno un ruolo importantissimo: sono loro che dopo i tagli passano tra i filari a rilegare le piante ai pali ed ai fili; qualcuno utilizza come lacci ancora le liane di salice che con il loro colore animano il bianco e nero della stagione invernale.

- Rhythms of San Sebastian (Ritmi di San Sebastian)
Ma quale Europa unita? Basta attraversare la frontiera ormai virtuale, dalla Francia alla Spagna ed entrare nella regione dei Paesi Baschi nella provincia di Gipuzkoa, per rendersi subito conto che i cuori di questi due paesi battono ancora (e sempre) con tempi diversi. Da Bordeaux, città elegante, nobile, sì, ma anche provinciale, dove tutto è in ordine (e leggermente noioso), bastano poco più di due ore per trovarsi in mezzo ad una cultura diversa, lungo viali anche qui larghi ed eleganti ma più esotici.
A San Sebastian il vento forte della sera spinge le persone ad uscire di casa e le carica di ritmi ed emozioni, come le onde dell’oceano che si infrangono sulla costa e spruzzano chi passeggia sul lungomare. Nel centro della città vecchia, passeggiando lungo la riva, anch’io vengo attratta dal battere delle onde e da un ritmo di tamburi. Tanti tamburi, piccoli e grandi, suonati da un numeroso gruppo di giovani in jeans e magliette, che come un orchestra durante le prove si muoveva come una processione rituale nelle strade buie. Tutto intorno la gente si fermava, i bambini danzavano, i vecchi battevano le mani. Non era un concerto organizzato, sembrava piuttosto una spontanea manifestazione di energia, per accogliere e rispondere al vento e alle onde. In un altra piazza ancora, un altro gruppo di giovani senza divise particolari ballava, ma questa volta senza musica, al ritmo di un fischietto (come quelli dei vigili) battendo con i piedi il tempo della canzone.
Tutto intorno bar illuminati che offrivano tanti tipi di tapas (qui chiamate pintxos) e di vino tinto e blanco, pieni di gente, di vita e del semplice antico piacere di essere fuori, in mezzo agli altri, in mezzo al vento.

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