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DAL 12 AL 14 GIUGNO

I “monasteri del vino”, i luoghi dell’anima del vino italiano, custodi di valori spesso dimenticati

Il rispetto per la natura ed il lavoro, l’accoglienza, il piacere dell’opera compiuta. Lo raccontano i frati-vignerons a “Vini d’Abbazia” a Fossanova

Un “luogo dell’anima” del vino italiano: è questo il Convento della Santissima Annunciata, a Rovato, fondato dall’Ordine dei Servi di Maria nel 1449 sul Monte Orfano, in Franciacorta, espressione di valori spesso dimenticati - l’accoglienza, l’ascolto, lo zelo buono, il piacere dell’opera compiuta, il silenzio per meditare e pregare, il rispetto per la natura dei frati - racchiusi in un calice di Chardonnay in purezza, prodotto da Bellavista, la griffe del Gruppo Terra Moretti, nel vigneto più antico del territorio - appena 6 ettari - e su ispirazione dei maestri del giornalismo enogastronomico italiano Gianni Brera e Luigi Veronelli, e del fondatore Slow Food Carlin Petrini, e che, grazie alla Fondazione Vittorio e Mariella Moretti, accoglie i visitatori. Ma lo è anche Badia a Passignano, a Sambuca Val di Pesa, nel cuore del Chianti Classico, dove, accanto ai 65 ettari vitati - dove una pianta di vitis vinifera millenaria è testimone dell’antichità della produzione di vino nel monastero che il poeta Pietro Aretino dice fondato addirittura nel 395, e dove nel Cinquecento Galileo Galilei, “padre” della scienza moderna, fu insegnante di matematica - a ricordarci la sacralità del vino è l’“Ultima Cena” di Domenico Ghirlandaio, capolavoro del Rinascimento, restaurata grazie a Marchesi Antinori che, nelle cantine risalenti al X secolo, produce la Gran Selezione, accompagnandola a tavola con la cucina stellata dell’Osteria di Passignano. Sono solo alcuni dei tanti “monasteri del vino” d’Italia (che, in tempi non sospetti, WineNews ha mappato, e più recentemente che abbiamo raccontato in un video), dove la produzione di vino è da sempre una questione di vita, spirituale, simbolo di unione tra la terra e il cielo, l’uomo e Dio, del sangue di Cristo e dell’Eucarestia, ma anche quotidiana, secondo la regola dell’ora et labora, ed il sapere religioso e culturale dei monaci-vignerons ha permesso “nei secoli dei secoli” di custodire i vitigni, tramandarne la coltivazione e innovare la viticoltura (i frati sono stati anche i primi a produrre vini “più leggeri” e a bassa gradazione alcolica, come racconta Francesco Salvestrini, professore all’Università di Firenze, esperto in storia della chiesa medievale e del monachesimo benedettino), prima “in clausura” e, più recentemente, anche con l’apertura al marketing ed all’enoturismo, come forma di autosostentamento.
Tanto che l’Abbazia di Novacella, che, possedendo vigneti e producendo vino in Valle Isarco da quando fu fondata, nel 1141, non solo è una delle cantine più prestigiose dell’Alto Adige - con i suoi grandi vini bianchi, dal Sylvaner al Müller-Thurgau, dal Pinot Grigio al Riesling, dal Sauvignon Blanc al Gewürztraminer, dal Grüner Veltliner al Kerner, che nascono nei 100 ettari vitati per una produzione di 800.000 bottiglie - e una delle più antiche al mondo, ma accoglie ogni anno anche 60.000 persone in visita nel suo Museo, dove è raccontata la sua storia e quella del territorio. Un territorio vocato ai vini bianchi, ma non solo, visto che in Alto Adige nasce anche il miglior Pinot Nero d’Italia, e propria in una cantina abbaziale: è l’Abtei Muri Riserva della Cantina Convento Muri-Gries, dove si produce vino da secoli. Scenario unico per misticismo e cultura, il Convento di San Francesco della Vigna, una delle più belle chiese rinascimentali della Laguna di Venezia, opera di architetti come Jacopo Sansovino ed Andrea Palladio, scrigno di capolavori di pittori come Giambattista Tiepolo e Giovanni Bellini e di una delle biblioteche più ricche d’Italia, luogo di sepoltura di molti nobili veneziani, deve il suo nome al fatto che in origine il luogo in cui sorge era coltivato a vigneti, i più estesi e fecondi di tutta Venezia, dove ancora oggi i frati-vignerons vi producono il vino Harmonia Mundi, spumante di Glera e Malvasia con il know how della griffe Santa Margherita del gruppo Herita Marzotto Wine Estates, nel vigneto urbano più antico di Venezia. Anche all’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, fondata nel Trecento da Bernardo Tolomei nel paesaggio lunare delle Crete Senesi, seguendo la regola di San Benedetto, i monaci continuano a produrre vino nelle antiche cantine - tanto da aver dato impulso alla nascita della Doc Grance Senesi, il cui Consorzio è guidato da uno dei suoi monaci benedettini, Don Antonio Bran - nel solco di una tradizione secolare testimoniata anche nelle storie di San Benedetto affrescate nel Cinquecento lungo le pareti del Chiostro Grande dagli artisti Luca Signorelli e Sodoma, e che vede anche l’olio Evo extravergine di oliva, oggi Toscano Igp, i monaci producono anche vino, cereali, zafferano, aceto, grappa, liquori, fito-derivati e persino tartufi, proseguendo una tradizione secolare con l’Azienda Agricola Frantoiani dal 1319, nella quale nascono olio Evo Toscano Igp, cereali, zafferano, aceto, grappa, liquori, fito-derivati e persino tartufi.
Ma ci sono anche storie come quella del Sagrantino, il vino di San Francesco, creato nel Medioevo come vino da messa dai seguaci del Santo Patrono d’Italia e raffigurato da Benozzo Gozzoli, tra i più importanti artisti del Rinascimento, negli affreschi del Convento di San Francesco nella sua Montefalco, e la cui rinascita è iniziata proprio da un Convento, quello di Santa Chiara, grazie alla cantina Caprai ed a Marco Caprai, con il recupero e la selezione clonale delle sue antiche barbatelle. Ogni anno, invece, l’Abbazia di Fossanova, a Priverno, tra i più significativi esempi di architettura gotico-cistercense in Italia, edificato tra il XII e il XIII secolo sui resti di un antico monastero benedettino, ospita i “Vini d’Abbazia”, evento all’edizione n. 5 che, dal 12 al 14 giugno - ideato dal giornalista Rocco Tolfa - riunisce oltre 30 cantine di abbazie italiane e internazionali, nonché produttori laici legati a luoghi monastici e consorzi, in un percorso che intreccia spiritualità, cultura e vino. Ad aprire il programma, il 12 giugno, nell’Infermeria del Borgo di Fossanova, sarà il seminario “Il valore dell’autoctono: tra qualità e territorio” dell’Arsial per i produttori del Lazio sul valore dei vitigni autoctoni, con un focus su marketing ed enoturismo, con gli interventi, tra gli altri, di Enrico Chiavacci, responsabile marketing Marchesi Antinori, Violante Cinelli Colombini, presidente Movimento Turismo del Vino, il winemaker Roberto Cipresso, e Giancarlo Righini, Assessore Agricoltura Regione Lazio. E, mentre i vini si potranno assaggiare ai banchi di assaggio nel Chiostro, accompagnati da un villaggio food di prodotti di territorio, con la “benedizione” di Padre Andrea David, il Refettorio farà da sfondo ad una masterclass speciale: “Il vino della pace del Monastero di Cremisan: un dialogo tra le tre religioni in Terra Santa” per raccontare la storia della cantina Cremisan, fondata nel 1891 a Betlemme, nella frontiera tra Palestina e Israele, dove il lavoro nei vigneti coinvolge comunità cristiane, musulmane ed ebraiche in un’esperienza di cooperazione, formazione e convivenza (un luogo che è nel cuore di WineNews, come abbiamo raccontato in un video, e da dove abbiamo sentito Fadi Batarseh, enologo e direttore della cantina, dopo lo scoppio della guerra Israele-Hamas, ndr), guidata da Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi, con il giornalista e conduttore televisivo Marcello Masi. A seguire Roberto Cipresso guiderà, invece, la masterclass “I Grandi Rossi”, un viaggio sensoriale e spirituale tra le diverse espressioni dei vini rossi provenienti da abbazie e territori di grande vocazione vitivinicola. Il 13 giugno, nell’Infermeria, la Camera di Commercio Frosinone Latina presenta lo studio dell’Università La Sapienza di Roma sulle proprietà benefiche dell’olio evo. L’enologo Vincenzo Mercurio, guiderà, quindi, la masterclass “Il vino dei monasteri” tra cui le Abbazie di Novacella e Praglia, ed i Monasteri di Monte Oliveto Maggiore e delle Suore Trappiste di Vitorchiano, mentre una “masterclass emozionale” promossa e curata da Francesca Venturi e Giuseppe Ferroni dell’Università di Pisa, sarà dedicata all’approccio multisensoriale alla degustazione. Infine, il 14 giugno, nel Refettorio, il programma si chiuderà con la masterclass “Tra Bianchi e Perlage: alla scoperta della luce”, guidata dall’Ambasciatrice dello Champagne Chiara Giovoni, su vini bianchi da vitigni rari, dalle vigne segrete nei chiostri di Venezia ai riflessi dorati dello Chablis.

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