Aumentare la percentuale di sostanza organica nel suolo per trattenere più acqua, realizzare microinvasi per raccogliere l’acqua piovana, gestire in maniera diversa la chioma della vite, ma scegliere anche portinnesti più resistenti e performanti, e intervenire con soluzioni di difesa passiva e attiva, come le reti antigrandine. Sono alcune delle indicazioni pratiche dello studio “Il vigneto e il clima che cambia. Azioni di contrasto alle avversità climatiche per il Conegliano Valdobbiadene Prosecco” presentato, ieri a Solighetto, dal Consorzio del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg e Banca Prealpi SanBiagio, con una ricerca realizzata a partire dalle previsioni climatiche al 2100 fornite dagli studiosi del Meteorology Group dell’Universidad de Cantabria, e che evidenzia come - assodato che il cambiamento climatico non è più uno scenario futuro, ma una realtà presente che impone strategie concrete e innovative per la salvaguardia dei territori vitivinicoli d’eccellenza - la prima e più importante strategia di adattamento parta dal suolo, perché “un terreno vitale, ricco di sostanza organica e biodiversità microbica, è, infatti, il principale alleato del viticoltore per aumentare la resilienza della vite”.
Il volume, spiega una nota, fornisce ai viticoltori gli strumenti per affrontare le sfide poste da eventi climatici sempre più frequenti, intensi, estesi e imprevedibili - come ondate di calore, siccità, grandinate e precipitazioni concentrate - e presenta un ventaglio di soluzioni pratiche e scientificamente fondate per mitigarne gli effetti, con l’obiettivo di preservare l’autenticità e la qualità del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg e del suo territorio, Sito Unesco dal 2019. Tra gli impatti già misurabili, la ricerca evidenzia come nell’ultimo trentennio il ciclo fenologico della vite si sia accorciato di 13-16 giorni (6-8 giorni per ogni grado centigrado di incremento termico), portando a vendemmie sempre più anticipate. La maturazione avviene ora in piena estate, con un prevedibile diverso decorso della maturazione con effetti sul contenuto acido, zuccherino e aromatico delle uve. Ad esempio le temperature più elevate stanno modificando il profilo aromatico, che vira sempre più su note di frutta matura, esotica e leggere spezie.
“Partiamo, però, da un dato di fatto non secondario: dopo varie peregrinazioni in diversi areali veneti e friulani, finalmente presumibilmente intorno al 1700-1750, il Glera trova nel Conegliano Valdobbiadene il clima perfetto per le sue esigenze metaboliche. Quindi, condizioni ottimali e non borderline tali da assorbire oggi le variazioni termiche cui siamo testimoni senza grandi scossoni qualitativi tipici, invece, di areali già precari nei valori della vocazionalità. Ciò, però, non è sufficiente perché la carenza o eccesso idrico sono altra cosa, così come gli eventi estremi (vedi grandine)”, spiega il rapporto.
E per affrontare queste sfide, la ricerca delinea un ventaglio di soluzioni pratiche e scientificamente fondate, evidenziando come la prima e più importante strategia di adattamento parta dal suolo. “Un terreno vitale, ricco di sostanza organica e biodiversità microbica è infatti il principale alleato del viticoltore”. Tra le azioni proposte si approfondiscono, per esempio, la gestione del suolo e della sostanza organica. “Un suolo sano e vivo è la prima difesa contro la siccità. Un esempio concreto è l’adozione della pratica del sovescio, ovvero la semina di specifiche essenze erbacee (come leguminose o graminacee) tra i filari. Queste piante vengono poi trinciate e incorporate nel terreno, inoltre, ritornare all’uso turnato di sostanza organica in sostituzione delle concimazioni minerali, entrambe queste pratiche trasformano il suolo in una sorta di “spugna”: aumentando la sua capacità di trattenere l’acqua piovana per rilasciarla lentamente durante i periodi secchi. Per valutare l’impatto di questa pratica, basti considerare che l’aumento dell’1% di sostanza organica può portare a trattenere fino a 300.000 litri d’acqua in più per ettaro. Sostanza organica in sostituzione di azoto chimico evita gli effetti climalteranti di quest’ultimo e dona più equilibrio alla vite”.
Altro suggerimento, è la la realizzazione di microinvasi per la raccolta dell’acqua piovana. “Per affrontare sia la siccità estiva che le piogge intense, si prevede la creazione di piccoli bacini di raccolta dell’acqua piovana, chiamati “microinvasi”, posizionati strategicamente all’interno o ai margini dei vigneti. I microoinvasi vantano un duplice vantaggio, innanzitutto, l’acqua raccolta diventa una riserva di emergenza per l’irrigazione della vite durante i mesi estivi più secchi; in secondo luogo, questi bacini aiutano a gestire il deflusso durante gli acquazzoni, riducendo il rischio di erosione e piccoli smottamenti, un problema molto sentito nella viticoltura eroica collinare. Assistiamo infatti ad una concentrazione sempre maggiore delle piogge nel periodo maggio-giugno e ad una pari riduzione in luglio-agosto (questa realtà ci accompagnerà anche nel futuro come confermata dalla ricerca dell’Università di Cantabria). Quindi, ci stiamo attivando per trovare soluzioni economiche e di bio ingegneria naturalistica per la sistemazione delle piccole frane all’interno dei vigneti”.
Ancora, sotto la lente c’è la gestione della chioma e la scelta di nuovi portinnesti più resistenti. “La ricerca propone due approcci complementari. Per i portinnesti la raccomandazione innanzitutto è di utilizzarne di ultima generazione Serie M, in particolare l’M4, sviluppati dall’Università di Milano. Questi portinnesti sono definiti “fittonanti”, ovvero hanno una naturale tendenza a sviluppare le radici in profondità nel terreno, andando a cercare l’acqua dove questa è più disponibile e rendendo così la pianta intrinsecamente più resistente alla siccità superficiale. Bisogna, però, anche stimolare la radice ad andare in profondità evitando apporti idrici artificiali e intervenendo con leggere lavorazioni superficiali. Per la gestione della chioma, invece, si raccomanda di non eseguire potature verdi troppo drastiche in estate, ma di lasciare che il fogliame crei una sorta di “ombrello” naturale che protegga i grappoli dalle scottature solari e che comunque non porti gli aromi verso le note troppo esotiche e di frutta matura”.
Ma vengono anche suggerite soluzioni di difesa passiva e attiva, come le reti antigrandine. Gli autori in particoalre suggeriscono “l’installazione delle reti antigrandine a “parete verticale”, un sistema adatto alle pendenze delle colline del Conegliano Valdobbiadene. Oltre all’ovvia protezione dalla grandine, si evidenzia un importante “effetto secondario” molto positivo nel contesto del cambiamento climatico. Le reti, specialmente quelle di colore scuro, agiscono come uno schermo solare, riducendo leggermente l’insolazione diretta sui grappoli e abbassando la temperatura degli acini. Questo aiuta a prevenire le scottature e a preservare meglio l’acidità e gli aromi durante le ondate di calore più intense”.
“Questo studio rappresenta un passo fondamentale nel nostro percorso di tutela attiva del territorio - ha detto Franco Adami, presidente del Consorzio - non possiamo più limitarci a gestire le emergenze. Abbiamo la responsabilità di guardare al futuro con una visione strategica, dotando i nostri viticoltori degli strumenti conoscitivi e tecnici per affrontare le trasformazioni in atto. Questo studio è il segno tangibile di un approccio che mette la ricerca al servizio della nostra comunità per preservare un patrimonio unico al mondo”.
“La resilienza della varietà Glera è la parola chiave - ha aggiunto Diego Tomasi, direttore del Consorzio - la nostra denominazione si basa su un vitigno, il Glera, e su un terroir irripetibile. Non possiamo pensare di spostare i vigneti o cambiare varietà. Ciò che possiamo e dobbiamo fare è supportare l’adattamento della vite alle nuove condizioni, lavorando su suolo, acqua ed equilibrio vegeto-produttivo. La ricerca dimostra che le soluzioni esistono e sono alla nostra portata. L’obiettivo è continuare a garantire al consumatore uno standard qualitativo che non può e non deve variare da un anno all’altro a causa degli estremi del clima”.
“Con questa ricerca sul clima che cambia abbiamo voluto rimarcare il nostro essere vicini al territorio consapevoli dell’importanza dell’agricoltura non solo nella sostenibilità del paesaggio ma anche delle comunità che lo vivono - ha concluso Carlo Antiga, presidente Banca Prealpi SanBiagio - investire in conoscenza può permettere alle nuove generazioni di guardare al futuro con la consapevolezza dei cambiamenti in atto e di come poterli gestire”.
Copyright © 2000/2026
Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit
Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026























































































































































































