«È un patto di sangue: quando Diego ha sposato mia figlia Francesca, ho dovuto promettere che avrei fatto un Ruché». Ermanno Accornero sorride mentre racconta la nascita dell’etichetta Viarì. Alla guida, insieme alla moglie Patrizia e alle figlie Francesca e Giulia, di un’azienda di 30 ettari a Vignale Monferrato, Accornero ha accolto anche una nuova sfida con l’arrivo in famiglia del genero Diego Pastore: produrre Ruché di Castagnole Monferrato. Un vino che deve la sua rinascita moderna a una figura fuori dal comune, Don Giacomo Cauda, il “prete vignaiolo” che negli Anni Ottanta ne intuì il potenziale, rilanciandolo. Oggi il Ruché è prodotto in soli sette Comuni del Monferrato, tra cui Viarigi. Proprio da qui arrivano le uve: un piccolo vigneto di appena 5.500 metri quadrati, una sorta di “dote” portata in casa Accornero da Diego. Ed è lui a seguirlo in prima persona, con una dedizione totale: “la cura come fossero i suoi bambini”, racconta Ermanno. Lo stile è dichiarato e riconoscibile: «Lo vogliamo fresco, con un’aromaticità elegante e una beva invitante», spiega Accornero. Ne nasce un Ruché volutamente fuori dagli schemi. Rosso rubino dai riflessi violacei, al naso emergono note floreali di viola e geranio, accompagnate da piccoli frutti rossi. In bocca è dinamico, fresco, con una bella chiusura aromatica. Si abbina bene alle carni e alle selvaggina, o ai piatti speziati della cucina asiatica.
(Fiammetta Mussio)
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