L’animo gentile e allegro del signor Giovanni è semplicemente contagioso. Dal 1997, cura le due vigne che ha deciso di comprare, per passare il tempo libero che si è trovato fra le mani da pensionato. Oggi sverna alle Tenerife e da aprile all’autunno torna nella sua Val di Mezzane per allevare le sue viti di Corvina, Corvinone, Rondinella, Croatina e Oseleta, vendemmiarne i grappoli a settembre, appassirle (in gran parte) e vinificarle. Per rilassarsi ulteriormente, poi, inforca la bici e pedala fra le colline del veronese. “All’inizio il vino l’ho fatto per me e i miei amici. Poi nel 2012, a 74 anni, per smettere di tribolare, mi sono costruito una cantina e ho iniziato a venderle”. Senza fretta né preoccupazione, perché resta comunque un passatempo. Il suo Amarone, il suo Valpolicella Superiore e il suo Igt finiscono nelle case di amici e di compratori privati, ma anche sulle tavole dei ristoranti di zona: “non l’ho mai proposto a Verona, perché ho paura che non mi bastino le bottiglie!”. E ha ragione Giovanni: perché dal vigneto Le Cesete e dal vigneto Sinai - 0,8 ettari in tutto, in cima alla collina di San Briccio di Lavagno - non ottiene più di 4000 bottiglie. Dall’annata 2014 l’Amarone Le Cesete è uscito scuro ma appuntito: alle note ematiche, di foglie e fiori appassiti si aggiunge la confettura di prugne speziate, mentre in bocca è agrumato, sapido e dall’astringenza balsamica, che porta il sorso a chiusura.
(ns)
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