Nei vini de L’Erta di Radda la fanno da padroni soprattutto i tratti stilistici dettati dall’areale raddese, dove i profumi sono tendenzialmente freschi e sfumati e le strutture snelle, con i tannini, qualche volta, nervosi e protagonisti, insieme alla forza acida, di piacevoli durezze, capaci di amplificare l’incalzare del sorso e il carattere dei vini. Un insieme di caratteristiche che ritroviamo, ben declinate, nel Chianti Classico 2023 dai profumi di piccoli frutti rossi matura, viola e tocchi di pietra focaia, che passano a rimandi affumicati. In bocca il sorso è saporito, succoso e tonico, dai tannini sapidi e dall’acidità ficcante, che muove un finale definito e profondo. Diego Finocchi, giovane patron di questa piccola realtà chiantigiana, nata nel 2006 e posta nella sottozona di Radda in Chianti, ha puntato da subito sul biologico, sulla sintonia con le condizioni pedoclimatiche del luogo in cui si trovano i suoi vigneti, collocati su un’estensione di circa 5 ettari (nella collina che porta al borgo di Volpaia), e su un’enologia essenziale. Le prime bottiglie arrivano sugli scaffali con l’annata 2009 e, pur con le inevitabili incertezze di gioventù, colpiscono fino a raggiungere, attualmente, una coerenza territoriale senza più esitazione e una qualità in crescita, soprattutto guardando alla personalità e all’energia dei suoi vini (30.000 la produzione di bottiglie complessiva).
(fp)
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