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Qualità, export, sostenibilità, marketing: il Franciacorta per il neo presidente Silvano Brescianini

A WineNews le linee guida dei prossimi tre anni del metodo classico lombardo, guidato dal vice presidente della Barone Pizzini
FRANCIACORTA, SILVANO BRESCIANINI, Italia
Il presidente del Consorzio Franciacorta, Silvano Brescianini

Crescere all’estero senza perdere terreno in Italia, lavorare sulla qualità e sul valore delle produzioni franciacortine, puntare su una promozione che passi per la formazione, continuare a investire su un modello viticolo che privilegi sostenibilità e biodiversità, comunicando la storia del territorio da cui si produce il numero inferiore di bottiglie per ettaro con l’invecchiamento in cantina più lungo. A WineNews, le linee guida del mandato di Silvano Brescianini, vice presidente di Barone Pizzini e alla guida, per i prossimi tre anni, del Consorzio della Franciacorta, primo metodo classico italiano per numeri, con un futuro nel mondo tutto da costruire. Una denominazione che può contare su “un’economia in salute: dopo una vendemmia 2017 molto difficile, compromessa dalle gelate di aprile, la 2018 è stata invece buona e generosa, ma fino al prossimo anno non potremo comunque crescere in volumi, dovendo gestire le scorte di magazzino per arginare il calo produttivo del 2017, quando abbiamo perso metà della produzione”, racconta Brescianini.
“Dobbiamo lavorare sulla qualità e sul posizionamento, come stiamo facendo: il 2018 si è chiuso con un leggero apprezzamento ed una crescita delle esportazioni, per noi molto importante, perché il Franciacorta è apprezzatissimo in Italia - ricorda il neo presidente della Franciacorta - dove raccoglie sempre un grande successo, però dobbiamo lavorare anche per la promozione all’estero, formando i professionisti del settore, in Europa, Nord America ed Asia”. Poter contare su una quota export ancora al 15% (con Svizzera, Giappone, Germania e Usa, dove finiscono 6 bottiglie esportate su 10, come mete predilette), però, per Brescianini “è un punto di forza: nel giro di vent’anni siamo passati da 4 a 17,5 milioni di bottiglie prodotte, una crescita lenta che poggia proprio sul mercato interno, da consumatori particolarmente esigenti, e questo è motivo di grande orgoglio. Ma dobbiamo comunque lavorare sull’estero, dove, grazie all’alta ristorazione italiana presente ormai ovunque, abbiamo la possibilità di portare la Franciacorta sulle tavole di tutto il mondo”.
A livello vinicolo, in fin dei conti il più pregnante, “il nostro lavoro ruoterà come sempre su progetti di ricerca tecnica e di sviluppo, in particolare ciò che riguarda la sostenibilità e la biodiversità (2/3 dei vigneti sono già a conduzione biologica) del vigneto, sostenuti da lavori di ricerca di primissimo piano, frutto della collaborazione con quattro università: Milano, San Michele all’Adige, Padova e Verona. Parlando di comunicazione, pensiamo soprattutto a formazione ed informazione rispetto al nostro territorio ed alla sua storia, su cui nei prossimi mesi presenteremo un libro. Il nostro - conclude il presidente del Consorzio del Franciacorta - è il territorio da cui si produce, in media, il numero inferiore di bottiglie per ettaro con l’invecchiamento in cantina più lungo”.

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