Da sempre, quando si pensa alle numerose sfumature di colore rosso, si guarda anche a quella espressa dal territorio del Chianti, e questo perché, grazie al suo prodotto simbolo che ha contribuito a portarlo alla notorietà internazionale, il vino, il Chianti è diventato un’icona cromatica di stile in tanti altri contesti. Il rosso Chianti, un po’ come il rosso Bordeaux, ha trovato estimatori e ambiti di applicazione tanto nella moda che nell’arredamento, solo per fare qualche esempio, un colore “certificato” che si identifica in un territorio, uno “status” che solo i più grandi possono avere. Dici Chianti, dici vino e quindi rosso, per un “fil rouge”, tanto per rimanere in tema, inossidabile che fa del Chianti Docg la denominazione più grande e “pop” dei rossi della Toscana, una “galassia” di 2.200 produttori, oltre 13.600 ettari e 75 milioni di bottiglie vendute ogni anno. Una famiglia, quella del Chianti Docg, che ora accoglie un altro membro, perché la società cambia e, di conseguenza, cambia anche il mercato. E, quindi, accanto ai tradizionali rossi, la denominazione si arricchisce del rosato con il Chianti Rosé Docg pronto a conquistare i calici degli eno-appassionati. Una new entry, voluta dal Consorzio Vino Chianti guidato da Giovanni Busi, frutto del nuovo disciplinare di produzione, approvato dal Ministero dell’Agricoltura e pubblicato in Gazzetta Ufficiale. È il più significativo aggiornamento degli ultimi anni, nel percorso avviato dal Consorzio Vino Chianti nel 2020 per adeguare la denominazione all’evoluzione del settore.
Ed il Chianti Rosé Docg, “è una nuova tipologia pensata per ampliare l’offerta della denominazione in un segmento in costante crescita sul mercato italiano e su quelli internazionali”, ha spiegato il Consorzio, aggiungendo anche “che viene introdotta la nuova sottozona “Terre di Vinci”, che entra ufficialmente nella geografia del Chianti Docg valorizzando un’area di grande rilievo storico e vitivinicolo, legata alla terra natale di Leonardo da Vinci, dopo un lungo percorso voluto fermamente dalle aziende del territorio”.
Il Consorzio ha anche comunicato il rafforzamento dei controlli a tutela della trasparenza e dei consumatori. Diventa, infatti, obbligatorio ottenere il certificato di idoneità dell’Organismo di Controllo prima del trasferimento delle partite di Chianti e Chianti Superiore destinate alla commercializzazione. È, inoltre, prevista la comunicazione preventiva allo stesso organismo per il trasferimento di vino nuovo ancora in fermentazione destinato alla Docg.
“Queste modifiche rappresentano il punto di equilibrio tra identità e innovazione - ha commentato Giovanni Busi, presidente Consorzio Vino Chianti - da una parte continuiamo a difendere gli elementi che hanno reso il Chianti uno dei vini italiani più conosciuti nel mondo; dall’altra introduciamo strumenti che consentono alle aziende di affrontare con maggiore efficacia le sfide del mercato e del cambiamento climatico. Il nuovo Rosé ci permette di entrare in un segmento in espansione, tanto più in un periodo particolare come quello estivo in cui solitamente il Chianti subisce un naturale rallentamento nelle vendite. Questo nuovo disciplinare è il risultato di un lavoro condiviso con la filiera che guarda al futuro senza rinunciare alla nostra storia”.
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