Completamente circondato da un ambiente naturale solitario, selvaggio e inalterato nei secoli, dominato dal bosco e dalla macchia mediterranea, da cui prende il nome e che rappresenta la vera ricchezza del territorio, alla cui biodiversità contribuiscono anche i vigneti e la produzione di vino - ma anche riparo e rifugio degli eserciti della Guelfa Firenze e della Ghibellina Siena, che, nel Cinquecento, assediavano Montalcino, che spicca nel verde in cima alla collina - Rosewood Castiglion del Bosco, nella Val d’Orcia Patrimonio Unesco in Toscana, diretto dal dg Simone Pallesi, con il borgo medievale, la villa padronale del Settecento, i numerosi poderi e la Pieve di San Michele Arcangelo, che conserva affreschi di Pietro Lorenzetti, tra i capolavori dell’arte senese, collegati dalle celeberrime strade bianche, è oggi una tenuta di 900 anni e 2.000 ettari, di cui 64 vitati, con 42 suite, 11 ville, scuola di cucina, cantina che produce Brunello di Montalcino, l’unico golf club privato d’Italia ed il ristorante Campo del Drago, due stelle Michelin con lo chef Matteo Temperini, con un bellissimo orto biologico. Caratteristiche che ne fanno il miglior hotel d’Europa per “Travel + Leisure”, tra le riviste di viaggi più famose al mondo, che incorona l’Italia “regina” dell’accoglienza d’eccellenza, e grazie alle quali da tempo il jet set internazionale lo ha eletto un “bon refuge” e tra le mete vip predilette nel Belpaese, come aveva pionieristicamente intuito nientemeno che il maestro del teatro italiano Eduardo De Filippo, che, in questo “luogo del silenzio”, tradusse (per il teatro) la “Tempesta” di Shakespeare (dopo la sua ultima apparizione in pubblico, proprio a Montalcino).
Un nuovo riconoscimento per il Rosewood Castiglion del Bosco (che ha ottenuto il punteggio di 99,58 su 100, grazie al voto di oltre 200.000 lettori della rivista), inserito anche tra i primi 50 luxury hotel nella prestigiosa “La Liste Hotels” 2026, la classifica dei 1.000 alberghi migliori al mondo, insieme ad altre eccellenze tricolori - dal San Pietro di Positano all’Hotel Castelfalfi a Montaione, dall’Hotel Cipriani, A Belmond Hotel a Venezia, all’Hotel Il Pellicano a Porto Ercole, dal J.K. Place Capri a Capri al Santa Caterina Hotel Amalfi sulla Costiera Amalfitana, tra gli altri - e mentre il titolo di miglior hotel del mondo per i “World’s Best Awards” 2026 di “Travel + Leisure” - una lista di 100 strutture delle quali solo 12 si trovano in Europa, tra cui, per l’Italia, anche Il Sereno Lago di Como ed il Grand Hotel Excelsior Vittoria a Sorrento - è andato al Patina Osaka, ad Osaka in Giappone. E, di pari passo, con l’accoglienza esclusiva, anche la cantina di Castiglion del Bosco, tra le più storiche del territorio ed unica ad averlo nel suo nome a Montalcino, ha imboccato una strada nuova nella produzione dei suoi vini con Giuseppe Gorelli, l’“enologo del Sangiovese” - di cui la tenuta vanta uno splendido vigneto, La Capanna, 40 ettari a corpo unico - ed una squadra che sta facendo crescere ulteriormente la storica realtà del territorio, oggi coordinata da Laura Paolucci, e da un decennio nell’universo dei luxury hotel Rosewood, ma fondata dalla famiglia Ferragamo, con il suo inconfondibile stile made in Italy.
Focus - La classifica: i migliori hotel d’Europa per “Travel + Leisure”
Castiglion del Bosco, a Rosewood Hotel, Montalcino, Italia
Six Senses Crans-Montana, Svizzera
Il Sereno Lago di Como, Torno, Italia
Rosewood Villa Magna, Madrid, Spagna
Grand Hotel Excelsior Vittoria, Sorrento, Italia
Mandarin Oriental, Parigi, Francia
Collegio alla Querce, Auberge Collection, Firenze, Italia
The Stafford London, Regno Unito
The Dolli at Acropolis, Atene, Grecia
Canaves Epitome, Santorini, Grecia
The Ritz-Carlton, Istanbul, Turchia
Le Bristol Paris, Francia
Focus - Castiglion del Bosco, tra il lusso dell’hotel e vigneti circondati dalla natura incontaminata e bellissima della macchia mediterranea
Posizionata nel cuore del Parco Naturale della Val d’Orcia, sito protetto dall’Unesco, tra centinaia e centinaia di ettari di bosco, come del resto dice il suo nome (unica cantina ad averlo nel suo nome a Montalcino), Castiglion del Bosco è una tenuta di più di 2.000 ettari, le cui origini risalgono ad oltre 900 anni fa; racchiude le antiche rovine del castello del 1100 d.C., una chiesa medievale di San Michele Arcangelo del XIV secolo (con affreschi del maestro di scuola senese Pietro Lorenzetti) ed il borgo (lo storico villaggio, dove ha soggiornato a lungo il poeta, attore e drammaturgo Eduardo De Filippo ed ex senatore a vita della Repubblica Italiana, che oggi costituisce il cuore pulsante del resort gestito da Rosewood) nel quale sorgono suite e ville, abbracciate dalla campagna senese. Non tutti lo sanno, ma Castiglion del Bosco possiede uno dei più bei vigneti del mondo (in foto, La Capanna), 40 ettari a corpo unico solo Sangiovese, e, soprattutto, con una particolarità, circondati totalmente da macchia mediterranea, regno di caprioli, fagiani, cinghiali e volpi, e di una biodiversità assoluta. E, ovviamente, del Sangiovese.
La storica cantina di Castiglion del Bosco (che è uno dei 25 soci fondatori del Consorzio del Vino Brunello nel 1967) ha imboccato una strada nuova nella produzione dei suoi vini e ha raddoppiato il suo rapporto con Montalcino, “chiamando” uno degli enologi che più è legato a Montalcino da decenni: Giuseppe Gorelli, a sua volta piccolo produttore di Brunello (e che è stato, negli Anni Ottanta del Novecento, il primo dipendente del Consorzio di Montalcino, ed ha collaborato, veramente gomito a gomito, con Giulio Gambelli). Gorelli, però, non è certo solo alla guida del progetto, ma lavora in una squadra di oltre 35 persone, composta dal responsabile di cantina Adriano Benassi e dal responsabile dei vigneti Francesco Silei, coordinata da Laura Paolucci. Un passo fondamentale, quindi, nel percorso, rilanciato con forza da pochi mesi dalla tenuta (con 64 ettari di vigneto complessivi) diretta dal dg Simone Pallesi, all’insegna di una rigorosa ed importante scelta di territorio, che vede nel bosco una delle più importanti risorse di Montalcino (che copre oltre il 60% della superficie dello storico Comune).
A Castiglion del Bosco, a Montalcino, c’è poi uno dei migliori ristoranti italiani, quel “Campo del Drago” - due stelle nella guida Michelin 2025 e votato il più bel relais del mondo nel 2022 anche da “Travel + Leisure” nella classifica “The 100 Best Hotels in the World” (che ha bissato adesso come miglior italiano ed europeo) - dello chef Matteo Temperini, che torna a creare e a portare a tavola la sua visione contemporanea della Toscana e la filosofia del “cerchio perfetto”. La sua cucina non è solo tecnica, ma anche un atto di responsabilità verso la terra, che si realizza attraverso il rispetto e l’integrità della materia prima, seguendo il ritmo delle stagioni, privilegiando grassi nobili, erbe selvatiche e prodotti del bosco. Gli ingredienti, rigorosamente stagionali, sono coltivati nel “super” orto della proprietà - che ha ricevuto quest’anno la certificazione biologica - e sono il centro e cuore dei menu proposti che rappresentano il territorio, la luce dorata delle colline, il ritmo lento della Val d’Orcia.
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