Castello di Perno è un esempio virtuoso di vino come strumento: strumento per raccontare un territorio, ma anche per traghettare cultura. In questo caso racconta la storia di un castello medievale costruito dalla famiglia Falletti, poi diventato sede secondaria della casa editrice Giulio Einaudi, che vi ospitava gli scrittori, come Primo Levi. Nel 2012 il professore Gregorio Gitti, l’acquista col preciso intento di di recuperare la storia culturale e agricola del Castello. Da ottobre Oscar Arrivabene dirige questo fresco inizio con poche vendemmie alle spalle, convinto che “il vino è solo vino, senza il suo contesto”. E che contesto! 15 gli ettari vitati, di cui 8 in Barolo dedicati ai cru Castelletto, Perno e a questo Barolo del Comune di Monforte d’Alba, che matura 24 mesi in botti di rovere austriaco. La versione 2021 è fine ma intensa: profumi di frutta rossa e fiori viola con erbe aromatiche di campo rivelano cenni speziati anche scuri, e carattere polposo che si ritrova anche in bocca; il sorso è fresco e sapido, e scorre, nuovamente speziato e fruttato, verso un lungo finale balsamico e dolce di succo di mora.
(ns)
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