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EDITORIALE

Il lavoro dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini

Dal 1999, l’Istituto Marchigiano di Tutela Vini (Imt) è il “regista” del panorama enoico marchigiano e rappresenta l’89% dell’imbottigliato della zona di riferimento, incidendo per il 45% sull’intera superficie vitata regionale (oltre 7.500 ettari nelle province di Ancona, Macerata, Fermo e Pesaro-Urbino). Dopo quasi 25 anni di paziente lavoro alle sue spalle, è possibile tracciare un primo bilancio, se pure provvisorio, dello “stato dell’arte” del panorama regionale del vino costruito dall’Istituto, guardandolo soprattutto attraverso la “lente” del Verdicchio (2.000 sono gli ettari coltivati con questa varietà, con 443 produttori di uve, 100 cantine vinificatrici e 124 imbottigliatori). Il primo obbiettivo ormai in vista è quello della sua promozione e valorizzazione, sviluppato anche grazie ad un’attività sinergica con la Regione. Secondo: il Verdicchio è stato ormai liberato dal peso della sua “fama” di vino “quantitativo” acquisita negli anni Sessanta, per diventare un prodotto eclettico e duttile (si pensi agli spumanti o ai passiti), capace di occupare l’intero spettro qualitativo: dalle etichette più immediate a quelle più articolate e capaci di notevole longevità. Terzo: i vini dei Castelli di Jesi e Matelica non hanno mai, nel recente passato, mostrato tentennamenti qualitativi e i produttori, cresciuti in consapevolezza, offrono con continuità una proposta distinta e costantemente livellata verso l’alto. E qui l’elenco delle cantine, oltre a quelle recensite in monografia, potrebbe essere ancora più lungo, citando, di passaggio, Sartarelli, Lucchetti, Tombolini, Belisario, Monacesca, Brunori, Vicari, Velenosi e Cimarelli, in un mix di vecchie e nuove conoscenze. Certo, molto è ancora da fare, se non altro guardando alle imprevedibili sfide dell’oggi, ma la situazione segnala un percorso ormai ben leggibile.

(fp)

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